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Park und Natur

Mineralien - Experimenteller Park antiker Metallgewinnung

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Di cosa si tratta

In località Molinaccio, nel comune di Portoferraio, ai piedi della fortezza del Volterraio è stato realizzato il Primo Parco Sperimentale di metallurgia antica. Sono stati ricostruiti e fatti funzionare i forni utilizzati dagli etruschi per la produzione del ferro.

Chi ha avuto l'idea

Grazie ai ritrovamenti ed agli studi di Gino Brambilla (Ispettore onorario della Sovrintendenza per l'Archeologia dell'Elba) è stato possibile ricostruire in maniera esatta il tipo di forno che, alimentato con carbone di legna, permette di raggiungere la temperatura di 1300 gradi necessari per la riduzione dell'ematite da cui viene ricavato il ferro. Ha studiato ed elaborato il progetto dei forni etruschi.

Come si utilizza il parco

Grazie al Gruppo Archeologico e Naturalistico dell'Isola d'Elba (Gane), che ha promosso il parco e lo ha realizzato con il coinvolgimento delle scuole elementari e medie dell'Isola d'Elba, dopo l'inaugurazione avvenuta il 5 maggio 1996, il Parco può essere visitato dalle Università, dalle Scuole, dalle Associazioni e dai singoli interessati a vivere in prima persona il processo di lavorazione del ferro così come veniva effettuato dal popolo etrusco.

L'UNESCO

L'esperimento ha suscitato l'interessamento dell'Unesco (Organizzazione delle Nazioni Unite per l'educazione, la scienza e la cultura) che ha inserito il parco nel progetto ''c'è un mondo da fare'' come esempio di recupero e divulgazione del patrimonio storico e culturale di un popolo di cui portare testimonianza in tutto il mondo. Il progetto è stato inserito nella banca dati dell'Unesco Planet Society.

Esperimento di metallurgia antica, un' esperienza indimenticabile

L'apertura del forno, in un esperimento di metallurgia antica, fa rivivivere emozioni non dissimili da quelle che dovevano provare questi nostri progenitori, in una atmosfera magica capace di riportarci nel passato della storia dell'uomo, quasi alle origini della civiltà del ferro, è una esperienza indimenticabile.

La bocca è posizionata nella parte superiore del forno che una volta acceso e ben caldo viene alimentato circa ogni mezz'ora, con carbone di legna e ematite. L'operazione completa dura dalle otto alle dieci ore durante le quali si raggiunge una temperatura di 1300 gradi , necessari per ottenere la riduzione del minerale. Questo si ottiene ravvivando costantemente il fuoco con un grosso mantice capace di erogare circa 160 metri cubi di aria all'ora grazie alla prodigiosa muscolatura di due addetti.

All'apertura della porta del forno ndo forme sorprendenti e irreali. Il blumo, frutto di tanta fatica è infatti la cosiddetta "spugna di ferro' descritta numerose volte dagli antichi scrittori. Contiene circa il 90 % di ferro, un ferro dolce con una percentuale di carbonio dello 0.06 %.

Il blumo, rotto in pezzi viene messo in una forgia, sempre alimentata da carbone di legna ed aria prodotta da un mantice; viene quindi portato al colore bianco (1300 gradi) e martellato per fargli perdere le impurità (scorie, carbone, e resti di forno). Dopo una serie di operazioni (circa 10) si ottiene un lingotto di duro ferro, simile all'acciaio che può arrivare sino allo 0.8 % di carbonio. Si tratta in effetti di quello stesso acciaio con cui i fabbri romani, partendo dalla spugna di ferro preparata dagli etruschi, fabbricavano il gladio, la corta spada della fanteria romana. La conquista di un impero fu resa possibile grazie anche a queste armi.

"I legionari quiriti si erano sempre fatti strada tra le schiere nemiche con il corto ma penetrante gladio di duro ferro temperato nei magistrali forni etruschi dell'Elba....(i galli) erano armati, si può dire, soltanto del loro vociferato e temibile "furor gallicus" perché gli spadoni dalla punta ottusa, di ferro dolce, di cui disponevano, si piegavano al primo fendente. I romani li trafiggevano mentre erano intenti a raddrizzare col piede la loro ingombrante daga." (da "Le più belle armi del mondo" - La Pietro Beretta di Andrea Bedett)

I forni etruschi dell'isola d'elba ''per vivere il passato''di Gino Brambilla

L'isola d'Elba ha avuto, fin dal passato più remoto, un importante ruolo strategico, sia per le possibilità di controllare il traffico marittimo che transitava lungo o nelle vicinanze delle sue coste, sia per le sue importantissime risorse minerarie.

La particolare caratteristica di purezza dell'ematite (Fe2O3), minerale da cui si ricava il ferro, ha fatto si che, per molto tempo, parlando di questo metallo si sottintendesse quello dell'isola d'Elba ed è proprio nel periodo etrusco che l'Elba raggiunge il massimo della fama ed un intenso sfruttamento delle sue risorse minerarie. (Da qui la leggenda vuole sia nato e tramandato il nome di ''Isola dei mille fuochi'' dalle luci dei molti forni che di notte rendevano ben visibile l'isola ai naviganti).

Nel corso di ricerche condotte personalmente, sia sulla base di reperti archeologici, sia sulle analisi degli scarti lasciati dagli etruschi nelle varie fasi di riduzione del minerale, sono riuscito a risalire alle possibili operazioni adottate.

Negli anni 30 numerosi elbani lavoravano per bonificare i terreni ricoperti da migliaia di tonnellate di scorie e di materiale ceramico lasciato dagli etruschi che, per le necessità belliche della prima guerra mondiale e per l'alto tenore di ferro ancora presente, potevano essere ritrattate.

La loro testimonianza è stata essenziale per datare con precisione i diversi periodi operativi, permettendo di collegare tutti gli elementi di cui ero venuto in possesso: è stato così possibile ricostruire un forno di riduzione identico a quelli usati dagli etruschi, metterlo in funzione con le stesse tecniche utilizzate originariamente ed ottenere, come prodotto finale, la spugna di ferro, uguale a quella prodotta duemila cinquecento anni prima.


Per qualsiasi informazione etruschi@elbalink.it
Forni Etruschi dell'Isola d'Elba Calata Italia, 37 - 57037 Portoferraio Isola d'Elba - Italia