Cinema a Capoliveri

PROGRAMMAZIONE DAL 7 AL 31 LUGLIO  2026

Cinema Teatro Flamingo, Via Circonvallazione n. 2, Centro storico, Capoliveri

INFO E PRENOTAZIONI: TEL. +39 0565 939147

Prenotazioni online: liveticket.it

– Martedì 7 luglio – ore 21:30
Le cose non dette | Regia di Gabriele Muccino

– Mercoledì 8 luglio – ore 21:30
Sentimental value | Regia di Joachim Trier

– Giovedì 9 luglio – ore 21:30
Michael | Regia di Antoine Fuqua

– Venerdì 10 luglio – ore 21:30
Minions & Monsters | Regia di Pierre Coffin | Animazione

– Sabato 11 luglio – ore 19:00
Minions & Monsters | Regia di Pierre Coffin | Animazione

– Sabato 11 luglio – ore 21:30
Minions & Monsters | Regia di Pierre Coffin | Animazione

– Domenica 12 luglio – ore 19:00
Minions & Monsters | Regia di Pierre Coffin | Animazione

– Domenica 12 luglio – ore 21:30
Minions & Monsters | Regia di Pierre Coffin | Animazione

– Martedì 14 luglio – ore 21:30
Hamnet | Regia di Chloé Zhao

– Mercoledì 15 luglio – ore 21:30
Michael | Regia di Antoine Fuqua

– Giovedì 16 luglio – ore 21:30
Lavoreremo da grandi | Regia di Antonio Albanese

– Venerdì 17 luglio – ore 21:30
Norimberga | Regia di James Vanderbilt

– Domenica 19 luglio – ore 21:30
Le città di pianura | Regia di
Francesco Sossai | Cinema Revolution

– Lunedì 20 luglio – ore 21:30
Lavoreremo da grandi | Regia di Antonio Albanese

– Martedì 21 luglio – ore 21:30
Gente di Roma | Regia di
Ettore Scola | Cinema Revolution

– Mercoledì 22 luglio – ore 21:30
Norimberga | Regia di James Vanderbilt

– Giovedì 23 luglio – ore 21:30
Rental Family – nelle vite degli altri | Regia di Hikari

– Venerdì 24 luglio – ore 21:30
La grazia | Regia di Paolo Sorrentino  | Cinema Revolution

– Sabato 25 luglio – ore 21:30
Le cose non dette | Regia di Gabriele Muccino

– Lunedì 27 luglio – ore 21:30
La grazia | Regia di Paolo Sorrentino  | Cinema Revolution

– Giovedì 30 luglio – ore 21:30
Hamnet | Regia di Chloé Zhao

– Venerdì 31 luglio – ore 21:30
Michael | Regia di Antoine Fuqua

 

 

Prezzi cinema:
– Intero € 8,00.
– I giovani fino a 12 anni pagano € 5.00.

Film contrassegnati Cinema Revolution: € 3,50.

I Bambini con età inferiore a 12 anni devono essere accompagnati da un adulto.

 

Trame

Le cose non dette con la regia di Gabriele Muccino. Carlo Ristuccia è un docente universitario, autore di un unico libro di successo. Sua moglie Elisa è una giornalista di Vanity Fair Italia i cui articoli vengono ripresi oltreoceano, ma al momento è in crisi creativa, e il suo direttore (interpretato dal vero direttore di Vanity) le consiglia di “staccare” e di partire per una vacanza che le regali un nuovo punto di vista. Come coppia, Carlo ed Elisa sono in fase di stallo, e cercano di metabolizzare il dolore per non essere riusciti a diventare genitori. Decidono dunque per una puntata a Tangeri, insieme a un’altra coppia: Paolo, il migliore amico di Carlo, ristoratore stakanovista e padre assente, e sua moglie Anna, iperansiosa e prepotente. Con loro però c’è anche la figlia tredicenne Vittoria, che ha una particolare simpatia per Carlo. Peccato che in vacanza si presenti a sorpresa Blu, la giovanissima amante del professore, sua studentessa nonché cameriera nel locale dove i quattro amici sono soliti cenare insieme.

Sentimental value con la regia di Joachim Trier. Nora (nome ricorrente nella drammaturgia internazionale) è un’attrice di teatro che soffre di attacchi di panico ogni volta che deve entrare in scena. Ha una relazione con un collega sposato, non ha figli ed è legata solo a sua sorella Agnes e alla di lei famiglia. Gustav, il padre di Nora e Agnes, è un famoso regista che dopo il divorzio ha lasciato la Norvegia (e la famiglia) per tornare nella nativa Svezia. Ora però è tornato per il funerale della ex moglie, e per chiedere a Nora di interpretare la protagonista della sua ultima sceneggiatura, a suo dire la più riuscita e personale, che dovrebbe essere ambientata proprio nella casa dove Nora e Agnes sono cresciute. È il tentativo di un padre di riconnettersi con una figlia con la quale la comunicazione è sempre stata difficile, sia per le assenze di lui che per il rancore di lei che si è sentita abbandonata. Ma quando Nora rifiuta la chiamata paterna, Gustav affida il ruolo ad una giovane attrice americana in cerca del suo primo film drammatico d’autore, con conseguenze imprevedibili.

Michael con la regia di Antoine Fuqua. Michael è un bambino pieno di sogni e di talento. Balla e canta in modo unico, si esibisce con i fratelli nel gruppo Jackson 5 e interpreta la musica come un meraviglioso strumento per cambiare il mondo. Cresce con il mito di Peter Pan e sogna di fare del bene attraverso la musica, ma si trova a crescere con un padre opprimente, che non esita a tirare fuori la cinta per imporre il suo volere. Ma Michael è destinato a diventare un’icona, la sua ascesa da solista va di pari passo con l’intima urgenza di avere sempre maggiore emancipazione dalla figura paterna, fino al “divorzio professionale” decretato via fax dal suo nuovo avvocato Branca, che gli starà accanto tutta la vita e oltre. Nel frattempo, tra un animale esotico e l’altro nella sua villa, il suo successo non si arresta, anzi spicca il volo: Off the Wall, Thriller e Bad, il resto è storia.

Minions & Monsters con la regia di Pierre Coffin. Una guida turistica che lavora presso un percorso sulla storia di Hollywood ferma il gruppo davanti a due Minions che nessuno dei visitatori sembra riconoscere. Ma come, sono Harry e James, e sono stati fondamentali per la genesi del cinema! Dunque anche noi spettatori scopriamo le avventure dei due personaggi (e di tanti altri Minions) fin dagli albori della Settima arte, durante gli anni Venti e all’arrivo del sonoro. Harry è un filmmaker nato e James un grande inventore di storie, e i due uniranno le forze per creare un “monster movie” con cui Harry spera di vincere il massimo riconoscimento cinematografico (una banana dorata). Ma soprattutto sono amici per la pelle e si sostengono attraverso mille difficoltà, mentre il resto dei Minions vanno in cerca di un capo di provata perfidia perché non trovano più padroni cattivissimi da servire. E in qualche modo la battaglia diventerà comune.

Lavoreremo da grandi con la regia di Antonio Albanese. Umberto ha dilapidato i soldi del padre e continua ad immaginarsi grande musicista, ma partorisce solo creazioni sonore cacofoniche. Ha due ex mogli che l’hanno sfruttato e ora lo detestano, e due figli: Toni, che entra ed esce di prigione, dalla prima moglie, e la malmostosa Giulia dalla seconda. Beppe fa l’idraulico e abita con una mamma asfissiante, è innamorato della cugina poliziotta che non lo degna di uno sguardo e bersagliato dalle chiamate notturne di una cliente impaziente. Gigi contava sull’eredità di una zia facoltosa, ma lei gli ha lasciato solo parrucche e trucchi, che lui indossa per protesta, ubriacandosi e ingerendo pillole. Una notte, mentre trasportano Gigi in stato semicomatoso, Umberto, Beppe e Toni (sotto misura cautelare in vista dell’ennesimo processo, questa volta per truffa ai danni del Fisco) fanno un incidente del quale dovranno affrontare le conseguenze, dando il via ad una catena di equivoci e di sorprese atte a sconvolgere la loro vita senza direzione.

Norimberga con la regia di James Vanderbilt. All’indomani della Seconda guerra mondiale, mentre il mondo è ancora sconvolto dagli orrori dell’Olocausto, al tenente colonnello Douglas Kelley, psichiatra dell’esercito americano, viene affidato un incarico senza precedenti: valutare la sanità mentale di Hermann Göring, il famigerato ex braccio destro di Hitler, e di altri alti gerarchi nazisti. Allo stesso tempo, gli Alleati – guidati dal giudice Robert H. Jackson, affrontano l’impresa titanica di istituire un tribunale internazionale, per far sì che il regime nazista risponda dei propri crimini di fronte alla storia. Nel silenzio delle celle, Kelley ingaggia un intenso duello psicologico con Göring, uomo carismatico e manipolatore. Da quello scontro emerge una domanda che ancora oggi tormenta la coscienza del mondo: stavano eseguendo ordini, erano pazzi o semplicemente malvagi? Sul palcoscenico della storia si apre così il processo di Norimberga, un evento che ha cambiato per sempre la storia e l’umanità.

Le città di pianura con la regia di Francesco Sossai. Doriano, detto Dori, e Carlobianchi (sì, tutto attaccato) sono amici di bevute, in un Veneto rurale che pare quasi il Far West. Il loro obiettivo nella vita è sfondarsi di lumache e polenta e andare a bere l’ultima ombra di vino: “una voglia che va al di là della sete”. Hanno scoperto il segreto del mondo, ma da sobri non se lo ricordano, e credono alla leggenda metropolitana secondo cui il loro storico amico Genio, “il più premiato vincitore del Caliera Trophy”, ha nascosto da qualche parte un tesoretto ricavato dalla vendita di frodo di occhiali dal sole. Per questo, e perché gli vogliono bene, devono andare a prenderlo all’arrivo dall’Argentina, dove si era rifugiato in attesa della prescrizione per i sui reati. Lungo il loro percorso incontrano Giulio, studente di Architettura timido e insicuro, che si unisce al loro viaggio e impara a vivere alla giornata – ma non senza una missione temporanea – come fanno Dori e Carlobianchi da sempre.

Gente di Roma con la regia di Ettore Scola. Dall’alba al tramonto di una giornata qualsiasi nella capitale seguiamo il percorso e passeggeri di un bus guidato da un’autista ed entriamo nelle vite di persone che frequentano spazi e luoghi della città. Si inizia con un uomo che lascia la propria famiglia per andare al lavoro per poi scoprire che è stato licenziato ma non ha ancora trovato la forza di dirlo a casa. Da qui prendono le mosse situazioni, persone e personaggi alcuni dei quali possono definirsi tipicamente legati al contesto specifico dell’Urbe mentre altri si potrebbero tranquillamente incontrare anche in altre metropoli, italiane e non. Come la giovane donna che pratica la rilassante pratica marziale Tai Chi, salvo poi correre già sotto stress all’auto per andare a risolvere una questione di lavoro.

Rental Family – nelle vite degli altri con la regia di Hikari. Philip è un attore americano di alterne fortune che da anni vive e lavora in Giappone. Un giorno gli propongono di lavorare per un’agenzia che fornisce figuranti a noleggio per assistere i cari, chiedere scusa a mogli, fingersi parenti, e così via. Si chiama “Rental Family” e malgrado i dubbi iniziali Philip inizierà ad amare questo nuovo mestiere mirato ad aiutare il prossimo, benché a pagamento. Le cose si complicheranno non poco quando scoprirà a sue spese che non sarà facile evitare di affezionarsi ai clienti e chiudere definitivamente i rapporti con loro.

La grazia con la regia di Paolo Sorrentino.  Mariano De Santis, il Presidente della Repubblica, è a fine mandato; è infatti entrato nel semestre bianco. Vedovo da otto anni della moglie Aurora che gli manca sempre tantissimo, cattolico e autore di un manuale di diritto penale definito come l’Himalaya K3, ha due figli: Dorotea, giurista come lui, è sempre al suo fianco e gli controlla sempre i pasti per un’alimentazione sana; Riccardo, musicista (ma non di musica classica come lui aveva sperato) vive a Montréal. In questi ultimi mesi del suo incarico, scopre anche il suo soprannome, “Cemento armato”. Ma soprattutto si trova davanti a due dilemmi morali. Il primo riguarda la richiesta di grazia per Isa Rocca che ha fatto fuori il marito nel sonno dopo essere stata a lungo maltrattata e per Cristiano Arpa, che ha ucciso la moglie malata di Alzheimer. Il secondo: non sa se firmare o no la legge sul diritto all’eutanasia. Sono dubbi che lo tormentano, assieme a un passato che più volta riaffiora e di cui cerca di scoprire delle verità nascoste.

Hamnet con la regia di Chloé Zhao. Come si fa a dire qualcosa di nuovo, cinematograficamente parlando, su William Shakespeare e il suo Amleto? Chloé Zhao parte da un best seller dell’autrice irlandese Maggie O’Farrell che assume il punto di vista della moglie del Bardo, Jessie Buckley, per raccontare uno degli episodi più tragici della loro vita, ovvero la morte del figlio Hamnet, a soli 11 anni. Quell’episodio da un lato è stato un trauma profondissimo per la coppia, ma è stato anche la fonte di ispirazione del capolavoro di Shakespeare, in inglese Hamlet, che porta quasi il nome del suo bambino perduto (anzi, proprio lo stesso nome, come avvisa una citazione nel film diretto da Zhao e sceneggiato insieme alla O’Farrell), e che è imperniato sul tema del lutto e della perdita di identità che ne può derivare. “Hamlet” è stato scritto infatti proprio nel periodo seguito alla morte del bambino, ed è stato portato in scena al Globe Theatre di Londra quattro anni dopo, cementando la reputazione di Shakespeare come drammaturgo.