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Parco e natura
Il Gardino dell'Ottone - Origine del giardino
- » Introduzione storica
- » Origine del giardino
- » Descrizione del giardino
In Toscana, i primi giardini di acclimatazione nascono tra la seconda metà dell'ottocento e l'inizio del novecento.
Tra tutti, tre in particolare meritano di essere ricordati sia per la loro estensione che per la grande varietà di
specie esotiche in essi coltivate: il giardino della Casa Bianca a Porto Ercole (Monte Argentario); il giardino
dell'Ottonella e il giardino dell'Ottone, questi ultimi due a Portoferraio (Isola d'Elba), peraltro a brevissima
distanza l'uno dall'altro.Il giardino della Casa Bianca venne impiantato nel 1869 su iniziativa del barone Vincenzo Ricasoli. Inizialmente destinato a semplici esperienze colturali, il giardino, in virtù della sua felice esposizione e del cal do clima del luogo, in breve tempo assunse la forma di un vero e proprio orto botanico. Grazie alle cure personali del suo competente proprietario, il giardino della Casa Bianca nel 1888 già contava, dopo nemmeno 20 anni dalla sua costituzione, ben 1860 specie esotiche diverse.
La sua vita sarà purtroppo breve: il rigido inverno del 1900-1901, che ridusse sensibilmente il numero delle specie, e la morte del proprietario portarono, nel volgere di pochi anni, al quasi totale decadimento del giardino stesso. Ma oramai la strada giusta era stata segnata; è infatti del 1896 la fondazione, in una località poco distante da Portoferraio, di un altro giardino sperimentale: quello dell'Ottonella ad opera del prof. Giorgio Roster, su di un terreno «spoglio di vegetazione ed esposto al mare».
Il giardino dell'Ottonella vede il suo massimo splendore nei primi decenni del nostro secolo; in virtù della particolare mitezza del clima elbano il prof. Roster finalizza i suoi intenti allo studio dell'acclimatazione di piante provenienti dalle regioni intertropicali. Già nel 1911 il giardino dell'Ottonella è ricco di circa 700 specie. A differenza di quanto fatto dal barone Ricasoli, che spesso opera con l'ausilio di ripari artificiali, le esperienze del Roster sono condotte in piena aria, senza protezione alcuna. Gli inevitabili insuccessi dovuti a tale tecnica colturale non scoraggiano affatto il prof. Roster che anzi trova motivo di approfondimento scientifico e nuovi stimoli proprio in questi piccoli fallimenti.
Nasce insomma un modo di porsi di fronte al problema che sarà di esempio e di incentivo anche per altri appassionati in contatto più o meno diretto con il prof. Roster stesso.
Tra questi troviamo un ricco possidente di Monaco di Baviera, dott. Garbari, che nel 1910 compra, proprio di fronte all'Ottonella, un vasto appezzamento di terreno sul quale inizia l'impianto di specie esotiche creando così il giardino dell'Ottone.
A differenza di Roster, assai fecondo di articoli e note sulle sue collezioni, Garbari non ha lasciato alcuna notizia pubblica dei suoi lavori ed è solo grazie al primo che sono arrivate a noi le poche informazioni sul giardino dell'Ottone.
Quella del dott. Garbari non è una passione improvvisa; fin dai primi del novecento infatti possiede a Trento un giardino ricco di specie esotiche, probabilmente tenute in serra, dato il non favorevole clima del luogo. Il fatto è ricordato dall'amico, il prof. Roster appunto: «Se all'Ottonella si posson vedere specie di palme, che non è dato trovare in piena aria in altri giardini, lo devo all'ottimo amico mio dott. Garbari, come devo a lui soprattutto numerosi e splendidi esemplari di cicadee che, tolte dalle sue ricche collezioni, volle fossero portate in piena aria all'Ottonella».
Gli ottimi risultati conseguiti dal Roster nell'acclimatazione di piante esotiche avevano rappresentato, con ogni probabilità, uno stimolo per il Garbari tanto forte da convincerlo ad organizzare un nuovo giardino. I risultati e le soddisfazioni non si fanno attendere, tuttavia, neanche per Garbari: a soli tre anni dalla nascita (1913) il giardino dell'Ottone conta già 36 diverse specie di palme. Nell'ottobre di quello stesso anno il dott. Garbari amplia la sua proprietà acquistando «52 are di terreno vignato» dal dott. Cesare Grandolfi, terreno già confinante per due lati con i suoi possedimenti. Nel 1922 il giardino dell'Ottone annovera 29 specie diverse di palme, ma dall'esame comparato della situazione relativa al 1913 ben 16 risultano le nuove introduzioni. Nel 1927 il prof. Roster muore; l'amico Garbari vende la proprietà. Il nuovo proprietario, Valenzini, contrariamente a quanto accaduto per altri giardini, si prende cura delle piante avute « in eredità» e così si comportano i successori.
Fino agli anni '40 sono note mappe del giardino, le piante risultano indicate da cartellini ed identificate, i sentieri sono ben tracciati.
Solo la guerra e qualche inverno particolarmente rigido riescono nell'opera di parziale deterioramento. Resta comunque il fatto che oggi l'Ottone è uno dei pochi giardini privati di acclimatazione ancora pre-senti in Italia ed è, in Toscana, il migliore.
Gli attuali proprietari (hanno rilevato il terreno nel 1968), con una sensibilità non certo comune in un tempo in cui le bellezze naturali vengono distrutte per far posto ai simboli più aberranti della nostra epoca, hanno continuato sulla strada tracciata a loro tempo da Garbari e da Roster.
In tempi recentissimi (1986-1987) è stata intrapresa l'opera di restauro del giardino e di ricatalogazione delle specie presenti.
L'Ottone così riportato a nuova vita è un fatto che trascende il puro lato tecnico-estetico per divenire un simbolo: quello di una nuova rivalutazione del mondo vegetale e di un rigenerato rapporto tra questo e l'uomo, secondo un concetto di fruizione dei beni ambientali che deve consentire la sopravvivenza non solo delle cenosi naturali, ma anche di tutte quelle strutture ideate per ospitare le piante e che, attraverso i secoli, hanno caratterizzato ed arricchito la storia della cultura di diversi popoli.
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