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Park and nature

Minerals of Elba Island - Convegno Internazionale sui Parchi culturali in Toscana

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4. i minerali

Le mineralizzazioni ferrifere che si trovano lungo la costa orientale elbana fra Rio Marina e Capo Pero sono impostate in zone interessate da un sistema di faglie distensive e di fratture a direzione nord-sud, che dislocano un complesso di rocce sedimentarie conosciuto nella letteratura geologica con la dizione di "Complesso III di Trevisan".
Il complesso è costituito alla base da scisti grafitosi del Carbonifero, ai quali si sovrappongono anageniti, quarziti, scisti arenacei e filladici, e quindi livelli di Calcari Cavernosi del Triassico.
I corpi mineralizzati, in genere costituiti da ammassi irregolari o stratoidi, prevalentemente giacenti al contatto fra le formazioni scistose-filladiche ed i sovrastanti Calcari Cavernosi, sono quasi totalmente costituiti da ematite, nota anche come oligisto,sia nella varietà lamellare micacea, che in splendidi cristalli appiattiti ad abito romboedrico di "specularite", di colore grigio acciaio e talora iridescenti a causa di sottilissime pellicole di idrossidi di ferro che li rivestono.

Scrive il Thiebaut (7) sul minerale di ferro di Rio:
"...Il ferro che offre è puro, del colore piu bello, molto duro ed allo stesso tempo più ricco di minerale, più fondibile, più abbondante e più malleabile di tutte le specie note...
E' dunque un torto che un naturalista, tanto degno di stima per le sue qualità personali e per le sue vaste conoscenze quanto il dotto Hauy, a cui la mineralogia è tanto riconoscente, lo chiami ferro oligisto,cioè povero di metallo.
...Il ferro si presenta in tutte le specie conosciute... Ma la miniera più interessante, la più notevole,quella che appartiene più particolarmente all'isola d'Elba, è il ferro cristallizzato. Le sue qualità metalliche sono attratte da una calamita molto forte allorché sono ridotte in particelle. La sua matrice è una roccia serpentinosa mescolata a calcare bianco. I suoi gruppi cristallini sono uno degli ornamenti più belli dei gabinetti mineralogici, soprattutto di quello di Firenze. La forma della cristallizzazione varia molto, la piu diffusa è quella del dodecaedro a pianta triangolare. Ciononostante è talvolta talmente confusa che è impossibile determinare gli angoli.
Ho visto dei cristalli isolati che pesavano molti ettogrammi. Si trovano anche dei lenticolari, degli speculari a faccette brillanti e lucide, a cresta di gallo, ad ago, a piramide, a poligoni e a punta di diamante, sfogliate o a scaglie inserite le une sulle altre Il volume di questi cristalli è proporzionato alle cavità che riempiono. Non hanno un colore determinato."
e continua; riportando le parole di Charles Tronson Du Coudry, un metallurgista francese che aveva descritto alla fine del settecento il sistema con il quale in Corsica si estraeva il ferro dal minerale elbano-:
"Più comunemente essi hanno il colore e la lucentezza dell'acciaio levigato; ma spesso sono colorati di verde, rosso, nero, giallo, blu, bruno e violetto in tutte le tonalità. Talvolta il quarzo si mescola a quelle cristallizzazioni metalliche e ne adotta i colori. Si vedono pezzi che sembrano essere l'assemblaggio di tutte le pietre preziose, offrire all'occhio incantato la sembianza dei topazi, degli smeraldi, dei rubini, dei diamanti, degli ametisti, delle acque marine e di tutti gli zaffiri."

L'ematite è frequentemente associata a pirite, in grandi e bei cristalli ad abito pentagonododecaedrico e più raramente cubico ed ottaedrico. Degno di nota la presenza al cantiere Antenne di cristalli isolati di pirite nel raro abito diacisdodecaedrico.

La ganga è prevalentemente costituita da carbonati, cloriti ferrifere, quarzo, è nelle zone piu profonde di Valle Giove da adularia ed epidoto.

Nelle mineralizzazioni di Rio, così come del resto in tutti gli altri giacimenti ferriferi elbani, i minerali metalliferi primari, a parte l'ematite e la pirite, sono quanto mai scarsi. A Rio modeste mineralizzazioni a galena, sfalerite, bismutinite, arsenopirite e calcopirite, si ritrovano in particolare al cantiere Falcacci.
Quanto mai ricca e varia è invece la mineralogia delle specie esogene secondarie, cristallizzate dalle soluzioni superficiali acide e cariche di metalli, formatesi dalla alterazione dei minerali primari ad opera delle acque meteoriche .Data la natura mineralogica delle fasi primarie prevalgono nettamente gli idrossidi ed i solfati di ferro, pur non mancando numerose altre specie.

Gli idrossidi di ferro sono rappresentati da adunamenti compatti od ocracei di limonite, variamente colorati dal giallo al marrone ed al rossiccio, e talora in bellissimi ammassi policromi e iridescenti. Più raramente si hanno concrezioni mammellonari o stallattitiche, ammassi picei con la tipica frattura concoide,oppure notevoli pseudomorfosi di limonite su cristalli di ematite e di pirite.

La limonite di Rio è quasi totalmente formata da goethite, talora in aggregati fibroso raggiati di splendenti cristalli aciculari giallo-nero, e in minore quantità di lepidocrocite.

Troppo lunga sarebbe la descrizione degli altri minerali di alterazione presenti in associazione con le masse limonitiche, ci limiteremo pertanto a ricordare per la loro frequenza le incrostazioni verdi-giallognole di melanterite, spesso associata alle sericee fibre di fibroferrite, a masserelle di solfo nativo ed aggregati terrosi giallognoli di copiapite.

A Rossetto è presente,associata ad ematite, la rara beraunite. Al cantiere Pistello minuti cristalli lucenti verdi ed azzurri di malachite ed azzurrite, segnano la presenza di una modesta mineralizzazione primaria cuprifera. Ai Falcacci compare la bismoclite, un raro ossicloruro di bismuto, trovato qui per la prima volta in Europa.

La zona costiera fra la Torre di Rio Marina e Capo d'Arco è formata da rocce che si differenziano nettamente da quelle della costa settentrionale. Le formazioni rocciose sono infatti rappresentate da litotipi marcatamente metamorfici, dove prevalgono in un contesto stratigrafico-strutturale ancora incerto e ricco di interesse scientifico, un basamento del Paleozoico inferiore,costituto da Scisti macchiettati, nonché da una originaria sequenza vulcanica e vulcano-sedimentaria conosciuta come Porfiroidi e Sisti porfirici di Ortano. A questa si sovrappongono livelli di marmi gialli e biancastri, calcescisti, cipollini e filladi calcarifere. Il complesso di rocce è chiuso a tetto da un livello di serpentiniti.

Le emergenze mineralogiche e petrologiche di maggiore significato in questa parte dell'Elba sono le celebri masse di silicati ferro-calciferi, i cosiddetti "skarn" che si ritrovano in particolare alla Torre di Rio, al Porticciolo e a Capo d'Arco. Sono queste degli aggregati di ilvaite, hedenbergite, epidoto, quarzo, clorite che associati a deboli mineralizzazioni di magnetite, pirite, pirrotina, arsenopirite, calcopirite e cobaltina, formano ammassi irregolari di sostituzione di marmi e filladi calcarifere. Pochi i minerali di alterazione, ma a Capo d'Arco sono notevoli gli splendidi aggregati fibroso raggiati di goethite e i noduletti giallo rossastri con splendore adamantino di jarosite.

Fu negli splendidi campioni neri e lucenti di ilvaite della torre di Rio che, a cavallo fra il XVIII e XIX secolo, venne per la prima volta definita questa specie mineralogica. Venne dapprima chiamata jenite, in commemorazione della battaglia di Jena del 1806, quindi lievrite in onore del mineralista francese M.Lelievre che la definì nel 1802, ma infine prevalse la denominazione attuale dal nome latino dell'Isola.

Nella zona di Terranera-Capo Bianco, dove fino agli anni sessanta è stato coltivato un giacimento ad ossidi di ferro, sono notevoli gli aggregati di oligisto e pirite, associati talora ad una ricca mineralogia di alterazione.

Giungendo quindi alla Penisola di Calamita, qui il contesto litologico ci porta ai primi momenti della storia geologica elbana. La Penisola è infatti formata quasi completamente da un potente complesso di rocce metamorfiche silicatiche, genericamente conosciute nella letteratura geologica come "gneiss di Calamita". Agli gneiss si sovrappongono a luoghi modeste placche di marmi dolomitici gialli e di marmi bianchi. Sulle rocce di questo complesso non disponiamo fino ad oggi di dati cronologici certi, ma la loro collocazione strutturale ed una serie di caratteristiche lito-stratigrafiche indicano che almeno i livelli più bassi degli gneiss rappresentano i terreni più antichi dell'isola, probabilmente riconducibili a livelli crostali del Paleozoico inferiore- Precambriano.

Gli gneiss di Calamita, ed in particolare quelli che affiorano nella zona orientale della penisola, sono attraversati da un fitto intreccio di filoni granitici ed aplitici più o meno tormaliniferi. Sono questi il prodotto dei grandiosi fenomeni magmatici che dal Miocene superiore al Pleistocene hanno interessato varie aree dell'Arcipelago e della Maremma toscana.

All'Elba questo magmatismo, sviluppato fra circa 8 e 5 milioni di anni fa, trova la sua massima espressione nel massiccio granitico di Monte Capanne, nel piccolo affioramento quarzomonzonitico di Porto Azzurro e negli ammassi di porfidi granitici e granodioritici, filoni aplitici e pegmatitici che li accompagnano.

I famosi giacimenti ferriferi della penisola di Calamita si trovano nelle zone costiere meridionali di Punta Calamita-Poggio Polveraio e Ginevro.Minori mineralizzazioni si hanno a Sassi Neri ed allo Stagnone.

A Calamita i corpi mineralizzati sono localizzati al contatto fra gli gneiss e le sovrastanti formazioni carbonatiche. Essi sono costituiti da masse di silicati di skarn in cui prevalgono l'ilvaite,il quarzo, talora nelle tenui colorazioni verdi del quarzo prasio,l'hedenbergite, spesso alterata in anfibolo tremolitico, silice idrata e goethite,l'epidoto e, in particolare nei cantieri di Poggio Polveraio, da granato andraditico in rilevanti aggregati o in cristalli sciolti ad abito rombododecaedrico.

Di eccezionale bellezza le tessiture sferoidali a bande alterne di hedenbergite ed ilvaite che formano gli "scogli" di punta Calamita.

Associata alle masse di silicati di skarn si ritrovano i corpi minerari a ferro già oggetto di coltivazione. A Calamita diversamente a ciò che abbiamo nelle mineralizzazioni di Rio, i minerali ferriferi dominanti sono costituiti da magnetite o da kenomagnetite, una raro ossido di ferro dotato di una elevatissima suscettività magnetica. Entrambi i minerali si ritrovano in individui ad abito lamellare pseudomorfi di originari cristalli di ematite, la quale, non associata a silicati di skarn, è presente nella zona di Punta Rossa.

Modestissime quantità di pirrotina, pirite, calcopirite, sfalerite, arsenopirite e linneite accompagnano le masse a silicati ferro-calciferi ed ossidi di ferro.

Assai numerosi e vari i minerali di alterazione. Pressoché generale la presenza di grandi e talora spettacolari accumuli e concrezioni di limonite, nonché di masse nere e pulvirolente di ossidi cupro-manganesiferi, talvolta cobaltiferi, variamente associati a policromi livelli-neri, rossi, gialli, bruni di silice opalina e calcedoniosa.

A luoghi, ed in particolare nelle zone in cui si trovavano le celebri località mineralogiche di Grotta Rame e Grotta dell'Ebreo, nelle masse nero-brune degli ossidi di ferro si evidenziano colorazioni verde - azzurro intense. Si tratta di aggregati di minerali cupriferi di alterazione costituiti in prevalenza da noduli ed incrostazioni di crisocolla ed allofane, i quali racchiudono talora cristalletti di a,zzurrite, malachite e cuprite; dendriti di rame nativo e cristalli di paratacamite, un raro cloruro di rame. Talora nelle masse limonitiche spiccano le scarlatte associazioni di eritrina, calcite cobaltifera e bieberite. Numerosi i solfati di rame, magnesio e calcio. Dalla bonattite, un solfato idrato di rame scoperto per la prima volta a Calamita, alla pisanite una rara varietà ferrifera di melanterite, fino al comune gesso che si ritrova in eleganti forme cristalline in tutte le zone del giacimento.

Degno di nota, la presenza di minguzzite, un raro "minerale organico" scoperto per la prima volta, nelle coltri limonitiche elbane coperte da vegetazione. Questo minerale, che si ritrova in splendenti individui tabulari verde smeraldo, deriva dalla interazione fra acidi ossalici di origine organica ed i minerali ferriferi.

Le mineralizzazioni ferrifere del Ginevro, così come quelle piu modeste di Sassi Neri e dello Stagnone, presentano un "mondo" mineralogico e giacimentologico, piuttosto inusitato a scala mondiale e marcatamente diverso da quello delle altre mineralizzazioni ferrifere elbane.

Al Ginevro infatti le mineralizzazioni consistono di un ammasso a skarn formato da ferropargasite, una rara specie di anfibolo a ferro e sodio, associata a magnetite automorfa, talora in perfetti cristalli ottaedrici, ad un granato di tipo grossularia-almandino e quarzo. Ridottissime sono le presenze dei tipici minerali degli skarn elbani come hedenbergite, ilvaite, ed epidoto.

Al Ginevro si ritrovano poi modeste quantità di pirrotina, pirite, calcopirite, sfalerite, galena e numerosi altri minerali primari e di alterazione.Le peculiarità del Ginevro comprendono anche la presenza di una "strana" roccia nota come "vogherite del Ginevro" formata essenzialmente da orneblenda e plagioclasio e posta al contatto fra gli skarn ed alcuni filoni aplitico-pegmatitici fortemente albitizzati che affiorano nella zona.

5 . il passato ed il presente Ilva......

..... inexhaustis Chalybum generosa metallis (Virgilio,Eneide,X, 1 74)
Rio and Calamita......
..... represent an unique example of interaction between man and natural processes in an attractive and fascinating scenary (Unesco, World Heritage List of Geological Sites)


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