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Parco e natura
I minerali dell'Isola d'Elba - Convegno Internazionale sui Parchi culturali in Toscana
- » Biografia Prof. Giuseppe Tanelli primo Presidente del Parco Nazionale dell'Arcipelago
- » Relazione del Prof. Tanelli al Convegno: parte I, parte II, parte III, parte IV
3. le miniere
L'inizio delle attività minerarie ferrifere nell'Isola d'Elba, mitizzato e nobilitato negli scritti di vari autori
greci e latini ( Pseudo- Aristotele, Diodoro Siculo, Strabone, Virgilio, Servio,..) si perde agli inizi del
I mill.a.C nel quadro ancora frammentario del "primo ferro nel Mediterraneo"(17)
I giacimenti di Rio e probabilmente anche quelli delle zone di Rio Albano e Capo Pero, furono intensamente coltivati
nel I millennio a.C, nei periodi etrusco ed etrusco-romano.
I numerosi accumuli di scorie ferrifere presenti in varie località costiere, da Cavo a Pomonte, i resti di forni di
riduzione di Capo Pero e dell'isola Paolina, e sopratutto, le grandiose emergenze archeo-metallurgiche del Golfo
di Baratti a Populonia ,testimoniano questo fatto (14)
Poco sappiamo delle attività estrattive nel I millennio d.C., durante il periodo romano e le dominazioni bizantine,
longobarde e franche.
Una qualche attività è documentata con l'inizio del II millennio d.C., quando l'isola dalla Santa Sede passa
sotto il dominio della Repubblica Pisana e quindi, a parte la breve parentesi genovese, direttamente, nel 1399,
alla Signoria degli Appiani.
Durante il governo pisano e gli inizi di quello appianeo vengono promulgati i primi regolamenti sulla estrazione ed il commercio dei minerali di Rio, successivamente ordinati nel celebre: "Statuta Rivi", sicuramente compilato nel cinquecento, ma probabilmente, in alcune sue parti, anche nel quattrocento (14), (20).
A parte la breve parentesi francese e napoleonica le miniere rimarranno, almeno formalmente, possesso dei Principi di Piombino fino al 1815. Affittate ai Medici, i quali erano presenti fino dal cinquecento nel territorio di Portoferraio, la Cosmopoli rinascimentale, le miniere di Rio ebbero dalla metà del XVI secolo alla fine del XVIII una situazione per cui, come scrive il Pulle' (13): "mentre i Principi di Piombino ne ritraevano le rendite di proprieta, i Medici (e poi i Lorena) trattando lunghi appalti ne ricavano i frutti dell'esercizio eseguito sotto la guardia degli Spagnoli e dei Napoletani (installati a Longone) ".
In un periodo incerto della seconda metà del settecento, durante la gestione granducale, le miniere vengono visitate
da un "Anonimo" geologo il quale ci ha lasciato un breve manoscritto ricco di preziose informazioni (4). Scrive
l'Anonimo:
" Produce quest'isola quasi tutti i metalli, ma per la scarsità della materia non se ne fa alcun caso, all'eccezione
peraltro della Miniera del ferro...La Cava adunque, o sia miniera del Ferro, che trovasi attualmente aperta
nell'Isola dell'Elba e situata a levante di detta Isola, ed è così ricca di Ferro che supplisce ai bisogni della
Toscana, della Romagna, del Regno di Napoli, e della Riviera di Genova. Il Ferro di detta miniera, prima che sia
separato per mezzo del Fuoco dalle parti eterogenee chiamasi Vena, ed i sassi di detta vena, ridotti manevoli,
chiamansi volgarmente motti. Da ogni cento di vena, che e composta di libbre Toscane trentatremila trecento
trentatre, e un terzo, dopo essere stata mescolata con del carbone e fusa nei Forni, se ne cava sedici e diciassette
mila libbre di Ferro crudo, che ripurgato poi nella Ferriera si rende un ferro assai buono e servibile per ogni
uso e ogni lavoro...";
continua l'Anonimo:
"L'anno 1750 fu scoperta a caso sulla cima della montagna di questa miniera una Grotta...Questa nel piano
superiore mostrava nella sua concavità una specie di volta irregolare cagionata da alcuni massi, che la formavano,
molti dei quali erano d'una vena la più ricca che volgarmente chiamasi ferrata, ed e più pesante e d'un colore
più oscuro di quella,che si chiama Lucciola perché opposta al sole rappresenta vari colori...
E' da osservarsi inoltre che nella scavazione della miniera si trova sovente della creta di diversi colori, cioè
rossa, gialla, blu, di color di Talco. E quel che fa più piacere si è che sopra alcuni pezzi di vena di ferro
vedonsi espressi molto al vivo tutti i colori principali, cioè il verde, il rosso, l'azzurro, ed altri, la
maravigliosa distribuzione dei quali offerisce agli occhi una veduta assai galante.
Toccante poi al Bolo rosso ed al Bolo bianco che produce questa miniera di ferro, oltre l'essere il primo, cioè
il Bolo rosso, molto raro, e ancora aspro al gusto; ed allorquando si leva dalla terra e assai umido è facile
ad impastarsi, ma ben tosto indurisce. Il secondo,cioè il Bolo bianco,oltre la proprietà d'attaccarsi alla
lingua ha ancora quella di levare dai vestiti le macchie untuose."
Agli inizi dell'Ottocento durante la presenza francese nell'isola, il Thiébaut (7) ci lascia questa descrizione
della miniera di Rio:
"...Una montagna intera, alta centonovantaquattro braccia fiorentine bagnata dalle acque del canale di Piombino,
situata vicino al piccolo paese di Marina e quasi di fronte all'antico porto di Falesia, ecco la miniera di ferro;
Mons totus ex ea materia, come dice Plinio. E' là che la natura accumulò il metallo veramente utile, quello che
sostiene l'agricoltura, fa fiorire le arti e si accompagna agli usi più comuni della vita.
...La superficie di questa montagna è coperta da una terra ferrosa rossastra, piena di piccole scaglie lucenti di
minerale di ferro: questo strato è profondo parecchi piedi. Vi si trovano mirti e lentischi in pieno vigore,
vigne che danno un vino moscato molto piacevole, e in qualche parte vi si coltiva il frumento.
...La miniera non esiste per rognoni e non corre in filoni. Tutta la montagna è metallica... La miniera si estende
per più di un miglio entro la montagna. Dopo la scoperta del salnitro, l'escavazione si fa a cielo aperto, come
nelle cave di marmo...Il ferro...è portato... sulle coste vicine per esservi ridotto a ferro forgiato. Centoventi
bastimenti dell'isola d'Elba, della portata di quaranta fino a cento tonnellate, fanno giornalmente questo servizio."
Dopo le vicende napoleoniche, durante le quali le miniere vennero assegnate in "dote " all 'Ordine della Legione d'Onore, con il Trattato di Vienna, che unificò l'Isola e la Toscana continentale, le miniere passarono in proprietà alla Corona Granducale. Dopo un ventennio in cui si alternarono gestioni dirette da parte dello Stato e gestioni in appalto ai privati,nel 1835 il Governo granducale prese direttamente l'amministrazione delle miniere a ferro elbane fino al 1851, quando vennero ipotecate per un trentennio a favore della Banca Bastogi per supplire,come dice il Cocchi (10) ai carichi straordinari e transitori dello Stato dopo i fatti del 1848-49".
Sulle tecniche di coltivazione e sulla organizzazione del lavoro e sui tipi di materiali ferriferi coltivati nella
miniera di Rio nella prima metà dell'Ottocento, Paolo Savi ci lascia questa bella ed incisiva relazione.
Scrive il Savi:
"...Semplicissimo è il modo col quale il minerale si scava, e si raccoglie. Non si fanno né fosse, né gallerie; ...
i lavoranti eseguono lo scavamento, dirupando sempre, quasi a piombo il monte, mediante picconi, o pali di ferro,
o mine, e facendo precipitare in basso tutte le sostanze che scavano. In ragione che i picconieri,o Minatori fan
diroccare l'erta parete del monte, gli Zappatori scelgono i pezzi buoni di minerale, ed i Carrettaj caricano le
cattivanze, o gli spurghi,...e con i loro piccoli carri, sorretti da due altissime rote, vanno percorrendo stradelle
in declive, a scaricarle fuori del margine del ripiano, ov'è la Gettata. Quei pezzi poi di minerale che son troppo
grossi per essere facilmente trasportati, mediante l'opera dei Rompitori,son sollecitamente suddivisi...Il Caporale
delle miniere, o Capoposto, dirige il lavoro, che è stato precedentemente stabilito, e determina il luogo, e il
numero di mine da farsi nella giornata: Escavato, e raccolto il minerale arrivano i Somarai, ciscuno dei quali
è accompagnato da due asinelli; e su di essi caricata quella quantità di Vena, conveniente alla robustezza loro,
sen vanno a depositarla nello Scottiere sulla piazza della marina, ove rimane ammassato fino al momento della
spedizione.
...Nella parte orientale del monte della miniera, tanto sopra gli antichi spurghi, che son dietro le Case della
marina, quanto sul fianco sassoso detto i Fondi, e su quello di Vigneria, sonovi dei bei frutteti, e vigneti,
de' campi di legumi, e cereali. Da tutti i lati, ed in tutti i punti di quel terreno argilloso-ferrigno,
scappan fuori masse di miniera di ferro ematitico,ossidulato, oligisto ec. e siccome lavorando i campi, e
piantando le viti, è necessario remuovere quel che non è terra, i coltivatori fanno con le pietre,ed il minerale
che incontrano, dei monticelli, e dei muretti: ma in tal lavoro han sempre attenzione di porre da parte tutto
il ferro oligisto .Sono questi i pezzi di miniera, o di Vena, che essendo stati trovati nelle vigne, diconsi
Vena di Vigna, e che da alcuni mercanti spesso sono a preferenza di ogni altra miniera ricercati.
...Le acque delle piogge scorrendo sulle Gettate, che son dentro ed attorno della miniera, ne trasportano
sempre al mare...Le acque del mare sempre più o meno agitate, lavano ciò che i ruscelli hanno loro portato:
e di conseguenza della respettiva gravità specifica, dell'azione complicata del moto delle onde, e del peso
del minerale, la polvere, la terra, la rena sono trascinate in distanza, i frammenti e le particelle di ferro
oligisto si depositano presso del lido, ed a poco a poco, in tempi di Mareggiata, son respinte su quella
spiaggia che rimane a secco nel ritirarsi dell'acqua. Raccoglisi allora quel minerale restituito dal mare,
e se ne separa l'arenoso, il quale chiamasi Puletta, da quello piu grosso simile a minuta ghiaja chiamato
Ferrino. Ambedue queste qualità sono molto ricercate per il Regno di Napoli...
...Una delle risorse più grandi degli abitanti di Rio alto, e di Rio la Marina, e appunto il trasporto del
minerale. Essi posseggono un numero notabile di legni assai grossi, a due ed a tre alberi, i quali non caricano
che la Vena di ferro, e ne forniscono le varie officine della costa Toscana, ed anche degli altri Stati Italiani,
cioè del Romano, del Napoletano, del Genovese, e della Corsica... Per evitare le questioni i legni Riesi caricano
a vicenda: l'ultimo arrivato e l'ultimo...che deve ricevere la Vena:e per causa di ciò, ogni qual volta più
legni scarichi ritornano assieme a Rio, vedonsi gareggiare nel corso, cercando ognuno di guadagnare l'anteriorità
dell'arrivo...La Vena essendo stata pesata dagli Staderani, quaranta, o cinquanta facchini mettendola in piccole
ceste, vanno a trotto a gettarla nel legno, che è prossimo al ponte, cosicché in pochi quarti d'ora si effettua
il carico, ed il bastimento scostandosi adagio adagio, salpa, apre le vele, e profittando di quel vento, la cui
comparsa lo ha determinato a porsi in mare, ed a caricare ,si dirige verso Follonica, o verso qualche altro
punto della Maremma, o del resto d'Italia."
Le prime consistenti coltivazioni nella zona di Terranera-Capo Bianco risalgono alla fine del XVIII inizi del
XIX sec., mentre nella penisola di Calamita le coltivazioni- per il ferro- dei celebri giacimenti a magnetite
di Punta Calamita,Ginevro e Sassi Neri inizia durante 1'800.La gente di Capoliveri, peraltro, almeno dal
cinquecento commerciava pezzi di"calamita nera","calamita bianca" e "bolo". Scrive infatti Biringuccio (1):
"...vi dico che quella che è dalla nostre bande,et che marinai ne lor viaggi adoperano per ritornar la bussola
scorsa...è di colore negro ferrigno,ed è molto ponderosa, et è materia minerale ,anchor che non si fonde, et non
fondendo non si puo dir che condenga metallo...
...si truova anchor cha color biancho, et che questa è ch'ha proprietà di tirar la carme, per che è molto potente
a facilitare li parti de le donne legandola alla coscia destra de le pregne parturienti...
...il Bolo ancora...E' medicina efficace contro ad ogni veleno, et in tale effetto opra come la terra sigillata,
o forse meglio...
...oggi se ne cave in Portogallo, et ne la Alemagna de bonissima, et ne l'isola de l['Elba gran copia."
Con l'Unificazione le miniere passarono al Demanio dello Stato Italiano, mantenendo fino al 1881 l' Amministrazione Cointeressata legata, come già accennato, all' ipoteca istituita per il prestito Bastogi.
In previsione di questa scadenza negli anni sessanta e settanta vennero presentati vari progetti di legge per trovare una forma di esercizio nella gestione futura delle miniere, "Senonché" come scrive il Pulle (13), anche a quei tempi," i progetti passarono presto alla polvere degli Archivi ministeriali e, venuto il 1881, non si seppe che decisione prendere ".
Le miniere vennero date in affitto per brevi periodi a varie società, fino al 1899 quando si costituì la Societa Anonima "Elba" ed iniziò, sia pure con diverse figure sociali, la gestione in concessione delle miniere, fino al 1981, quando,come detto precedentemente, sono cessate le attività estrattive.
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