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Parco e natura

I minerali dell'Isola d'Elba - Convegno Internazionale sui Parchi culturali in Toscana

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2. la mineralogia


L'Uomo ha iniziato ad acquisire "conoscenze" sui minerali fino dalla sua comparsa nel Pianeta, attorno a due, tre milioni di anni fa.
Queste conoscenze, nate per soddisfare esigenze pratiche legate all'uso delle sostanze minerali per preparare armi, strumenti di lavoro, medicamenti, amuleti ed ornamenti, si sono successivamente allargate ed hanno interagito con le conoscenze acquisite per rispondere a quesiti puramente culturali quali la natura della materia, la costituzione e la storia geologica del nostro Pianeta.

Oggi poi queste conoscenze trovano una loro specifica sinergia nelle problematiche inerenti la gestione del territorio e delle sue risorse: dall'approvvigionamento di materie prime minerali, allo smaltimento dei rifiuti, fino alle iniziative a carattere didattico-educativo tese alla diffusione delle conoscenze sui limiti e sui bisogni del pianeta in cui viviamo.

Le prime opere sui minerali risalgono agli scritti dei periodi classici. Sono opere di Teofrasto, Strabone, Diodoro Siculo, Plinio e già, in alcune di esse, ritroviamo notizie delle miniere e dei minerali della greca "Aethalia" e della romana "Ilva".

Sono notizie di tipo "pratico" e talora anche "puramente conoscitivo", comunque quasi sempre inserite in un contesto di magia e di credenze fantasiose sulle proprietà e l'origine dei minerali.

Solo nel Rinascimento con le opere di Vannoccio Biringuccio (1480- 1538), Giorgio Agricola (Georg Bauer, 1494-1555) e Niccolò Stenone (Niels Stensen, 1638-1686), sostituendo, almeno parzialmente, miti e credenze con dati ed osservazioni scientifiche, si inizia ad uscire dal contesto magico e fantasioso che nei periodi classico e medievale aveva ammantato il mondo dei minerali.

Anche nelle opere di questi padri storici delle scienze mineralogiche e geologiche, oltre che dell'arte mineraria e della metallurgia, ritroviamo i minerali e le miniere dell'Elba, magari, come succede nelle opere di Agricola (2) e Biringuccio (1), ancora ammantati nelle credenze di "inesauribilità" e "rinnovabilità" tramandate da Virgilio e Strabone.

Biringuccio e Stenone (3) poi, con le loro osservazioni sui cristalli di quarzo, di ematite e di pirite; verosimilmente provenenti dall'Elba, ci lasciano le prime osservazioni sui meccanismi che portano alla crescita di quegli "straordinari corpi geometrici naturali" quali sono i cristalli, nonché i prodromi di ciò che sarà la prima legge della cristallografia , la legge sulla costanza dell'angolo diedro fra le facce dei cristalli, formulata da Rome de l'Isle (1736- 1790) molti anni dopo.

Alla fine del Settecento, inizi dell'Ottocento, nel fervore dei grandi studi illuministici ed enciclopedici dell'Europa transalpina e dei nuovi modelli di sviluppo industriale largamente basati su esigenze di approvvigionamento di materie prime minerali, le scienze geomineralogiche ebbero un notevole sviluppo.

Videro così la luce le opere dei grandi naturalisti che hanno segnato l'evoluzione del pensiero scientifico sullo stato di aggregazione della materia, come Romé de l'Isle e René J.Hauy.

Nascevano, riempendo le cronache non solo accademiche, ma anche mondane e politiche del tempo le grandi teorie sulla genesi dei minerali, delle rocce e dei giacimenti e gli scontri fra Nettunisti, seguaci delle teorie marine e sedimentarie di A. Werner e del conte di Buffon, ed i Plutonisti, seguaci delle teorie ignee di J.Hutton.

In questi dibattiti non potevano mancare quelli relativi all'origine dei giacimenti ferriferi elbani ed alla loro supposta "rigenerazione". Gli scritti più autorevoli sull'argomento, ci vengono lasciati da Ermenegildo Pini (1739-1825) e da Paolo Savi (1798-1871).

Il primo è un famoso naturalista milanese che alla fine del settecento soggiornò nell'Isola d'Elba ospite del cardinale Boncompagni Ludovisi e del fratello Principe di Piombino; il secondo un grande naturalista toscano , il quale fra l'altro compilò la prima carta geologica dell'Elba. Una piccola carta inedita alla scala 1:86400 che egli tracciò nel 1841, come scrive Bernardino Lotti il quale, nel 1882 rilevò la prima carta geologica, completa e di dettaglio, dell'Isola (11).

Scrive il Pini (6) in un passo che è una straordinaria esemplificazione del generale dibattito fra Nettunisti e Plutonisti:
" ...La copia prodigiosa di materea ferrea, che nel monte di Rio è contenuta, e la singolarità, che hanno le sue miniere, invitano la curiosità di un naturalista ad investigarne l'origine.

Alcuni anni sono non si sarebbe dubitato di riputarlo prodotto da deposizione delle acque del mare, che per lungo tempo avessero dimorato nell'isola, giacché questo elemento per la piacevole eloquenza del Conte di Buffon era divenuto nella mente di molti quasi l'universale facitore di tutto ciò, d'onde è composta la massa terrestre. Ma, dappoiché le attente osservazioni di altri naturalisti sottrassero alle acque molte fatture per attribuirle al fuoco, molti nell'accennato monte riconosceranno anzi gli effetti di una eruzione vulcanica, che gli indizi di un sedimento di placide acque.

In fatti la massa, che lo compone, né è disposta a strati, né contiene alcuna di quelle materie che dalle acque del mare sogliono deporsi, come sono terra calcare, conchiglie ed altri corpi marini. Per contrario il disordine, con cui vi giacciono le materie, l'argilla vitriuolica, e pingue, che vi si incontra, la quale è simile a quella, che truovasi in vicinanza di vulcani ardenti, o estinti, certe sostanze ferrigne, spumose e spungose, che vi sono racchiuse, possono essere argomento, che ivi sia avvenuta qualche eruzione vulcanica; e questo tanto più si può credere, quanto che la Capraia, isola distante dall'Elba di 30 miglia è certamente un prodotto del fuoco; ...E dico il vero, che io pure avrei desiderato di riconoscere una origine vulcanica (per il Monte di Rio); ma non avendovi osservato né vetrificazioni, né lave, né ceneri, né pomici, né basalti, né altre materie, che propriamente sono prodotti del fuoco, io mi crederei di dare al desiderio troppa influenza sul giudizio, se mi contentassi di appoggiarlo alle accennate congetture.

E veramente qualunque sia stata la cagione, che raccolse, o produsse in questo monte tanta materia ferrea, la quale certamente non so se altri potrà assegnare, il disordine che si osserva nelle materie ivi contenute, può essere stato cagionato da tremuoto, o da altro sconvolgimento di cose non molto dissimile. La terra vitriolica, è pingue sebbene spesso truovisi vicino ai vulcani, pure non è propriamente un prodotto del fuoco, potendosi facilmente formare dall'unione dell'argilla con una certa quantità di acido vitriuolico provenuto da piriti scomposti. Le spume o spogne ferrigne altro ordinariamente non sono che ematiti cellulari sparse, e penetrate da materia ocracea o bolare, le quali potettero prendere quella forma per una cagione simile a quella, per cui molte sono cristallizzate...

Ed ora mi basta d'avere accennato quelle ragioni, che possono indurre i difensori delle due accennate opinioni a cercare più forti argomenti per persuaderle ad altri." Ma, sia pure con forme e sostanze diverse, le difformità di opinione perdurano ancora oggi dopo più di duecento anni di studi e ricerche. Non è chiaro infatti se la formazione primaria delle mineralizzazioni si sia realizzata nel Mio-Pliocene, fra circa 8 e 5 milioni di anni fa, ad opera di soluzioni idrotermali associate al coevo magmatismo granitico di Monte Capanne e Porto Azzurro, oppure se tale magmatismo ed idrotermalismo abbiano semplicemente metamorfosato e trasformato mineralizzazioni sedimentarie già formate nel Permo-Trias, circa 240 milioni di anni prima (18) (19)

Paolo Savi nel suo scritto del 1836 entra nei dettagli sui meccanismi della supposta rigenerazione del ferro. Scrive il Savi 8)

" ...avendo riguardo alla quantità e mole delle miniere di ferro dell'isola dell'Elba, proporzionatamente ai lenti, e piccoli lavori dell'uomo, Virgilio non errò chiamandole inesauribili, errò Strabone asserendo che là il terreno abbia tal virtù da riprodurre la miniera nelle fosse, dalle quali è stata cavata.

Vannoccio Biringacci da Siena, nella sua Pirotechnia racconta anch'egli tal cosa come udita dire, bensì senza assicurarla: ma Tronsson de Cudrai nella sua memoria sulla Miniera di ferro cristallizzato dell'Isola dell'Elba pubblicata nel 1774 rimette in campo l'idea di Strabone, appoggiandola sull'esame da lui fatto di due picconi incrostati di minerale, che vedde presso l'Intendente di quell'escavazione.

Ermenegildo Pini, il quale ha scritto nel 1777 una Memoria su di quest'Isola, non negando il fenomeno de l'incrostazione de' due picconi, anzi asserendo avere egli stesso avuti varj ferri vecchi incrostati di minerale, come zappe, scuri, e ferri di asinelli, dichiara erronea l'opinione della riproduzione del ferro, e spiega l'origine delle incrostazioni, dicendo primariamente che debbano aver luogo sopra ferri stati sepolti dentro li spurghi, o ammassi di frantumi di minerale: e che in quelli ammassi deve esser seguita una tal riunione, o incrostazione di ferro, per l'effetto della purificazione della materia ferrea, per la separazione degli eterogenei, e per l'unione delle parti simili...

Giusta è l'opinione di Ermenegildo Pini sulla impossibilità della riproduzione del minerale, ma erronea è, a mio parere, la spiegazione che dà all'origine delle incrostazioni,...io ho esaminati varj pezzi di ferro, che furono rivestiti da sostanza ferrugginosa, e siccome conobbi che essa non era se non che una scorza più o meno grossa di ematite scura concrezionata, mi sembrò doversi attribuire la sua origine alle cause medesime, che producono dentro le miniere di ferro, le stallattiti ematiche, cioè ai trasporti, e depositi delle acque cariche di ossidi di ferro".

Ma sull'argomento della rigenerazione del ferro elbano non possiamo non ricordare un meno celebre naturalista: Padre Nuti di Portoferraio, Minore Osservante Conventuale, come ci dice Sebastiano Lambardi in un passo delle sue Memorie (5) in cui, criticando il pensiero del Nuti,ci offre un esempio di come nuove e giuste linee di pensiero se assimilate solo nel merito ma non nel metodo, possano portare ad erronee conclusioni.

Scrive il Lambardi: "Questo racconto della Cava di Ferro, che cavato da un luogo dopo 25 anni rinasca, come se mai fosse stato cavato, dicendo ciò essere verisimile poiché se il Ferro di detta Cava non crescesse, non vi si troverebbe più Ferro, ma neppure vestigio di esso nell'Isola, dopo tanti Secoli, che sempre se ne cava.

Questi con sua buona pace sono Geografi di carta, non di vista, poiché se avessero veduta la profondità, la latitudine,e la lunghezza di detta Miniera, avrebbero piuttosto detto,che quantunque se ne cavasse più di quello, che in realtà se ne cava, e lunga,larga, e profonda, che neppure ne' tempi più vicini al giudizio Universale, si sarà arrivato a rinvenire le radici.

Il Padre Nuti di Porto Ferrajo, Minore Osservante Conventuale, in certi suoi scritti, porta anch'esso questa favola, e così ne discorre: "Io per me intendo essere così non perché il Ferro cresce intrinsecamente, come crescono le Erbe, ma estrinsecamente, cioè, per l'adduzione di aria, e acqua trasformate dall'Universale Agente, et eziandio dal Particolare..."

Povero Padre Nuti, certamente la forma con cui esprime il proprio pensiero era datata, ma la sostanza, superando piccole barriere semantiche sempre presenti e sempre deleterie nella evoluzione della scienza, era quanto mai corretta.

" Nei primi anni dell'ottocento " - come scrive Tiziana Pisani (7)" arriva all'Elba un viaggiatore francese di nome Arsenne Thiébaut De Berneaud. Visita l'isola in lungo ed in largo, percorrendo i suoi sentieri, osservando le sue rocce, le piante, gli uomini ed esplora le sue coste navigando attorno ai promontori, saggiando gli approdi, con l'aiuto di una mappa disegnata appositamente per lui. Si avventura alla ricerca degli antichi resti, delle miniere abbandonate, annotando tutto con precisione."

Sono molti i motivi di interesse riportati nelle pagine del Thiébaut. Uno di questi è lo spaccato che ci offre sulla risonanza scientifica e pratica che avevano ed avevano avuto le miniere ed i minerali dell'Elba sulla cultura illuministica e rinascimentale. Scorrendo le sue pagine scopriamo così che il "Gotha" della mineralogia aveva visitato o comunque studiato i minerali dell'Isola . Dal Cesalpino, al Mercati, al de l'Isle, all 'Hauy ed al Dolomieu, solo per citarne alcuni.

La risonanza e l'interesse scientifico per quel "grandioso museo mineralogico all'aperto", come ebbe a definire l'isola d'Elba Bernardino Lotti continua e si allarga nell'Ottocento e nel Novecento.

A prestigiosi nomi delle scienze geomineralogiche e minerarie d'oltralpe: dal vom Rath, al De Launay, al Bartholomè, si affiancano, sempre di più, cultori e scienziati naturalisti italiani: Raffaello Foresi, Spirito e Giuseppe Pisani, Luigi Celleri, Alfeo Ricci, Savi, Cocchi, Roster, Antonio e Giovanni d'Achiardi, Grattarola e Millosevich, Bonatti e Marinelli, Trevisan, Cocco e Gottardi, Carobbi e Rodolico, solo per citare alcuni fra coloro che ci hanno lasciato (15),(22).

Oggi i cristalli di oligisto e di pirite di Rio, l'ilvaite, la magnetite ed il quarzo prasio di Calamita, così come le tormaline di S.Piero e molte altre delle circa centocinquanta specie mineralogiche (23) individuate nell'isola, sono ospitate nei più prestigiosi Musei Naturalistici del mondo e sono gli ambiti esemplari, purtroppo troppo spesso "selvaggiamente" raccolti, di centinaia di collezionisti.

L'Elba continua ad essere un prezioso laboratorio scientifico, nel quale vengono sviluppate ricerche d'avanguardia su alcuni dei più attuali temi delle scienze geomineralogiche: dalla definizione della minerogenesi metamorfica ed esogena, alla cristallochimica dei silicati, a varie problematiche geodinamiche, petrologiche e geochimiche, fino alle ricerche legate ai fenomeni di inquinamento ambientale, di recupero e valorizzazione delle aree minerarie, di didattica ed educazione ecologica.

Non a caso quindi le zone minerarie di Rio e Calamita sono state inserite nella "World Heritage Provisional List of Geological Sites" dell'Unesco, nella quale sono elencati i piu prestigiosi "monumenti" geologici del pianeta. Si legge infatti nella motivazione:
"...queste aree sono uno straordinario esempio della associazione di rilevanti fenomeni geologici e mineralogici con una attività mineraria sviluppata nel corso di 3000 anni...esse rappresentano un unico esempio di interazione fra l'uomo ed un insieme di processi naturali inseriti in un paesaggio pieno di fascino ed attrative ".