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Park und Natur

Toskanischer Archipel

"Quando la Venere Tirrenica uscì dalle onde del mare, dal suo diadema si staccarono sette gemme. Nacquero così le isole dell'Arcipelago: Elba, Giglio Capraia, Gorgona, Pianosa, Giannutri e Montecristo."

Questo è l'Arcipelago toscano raccontato in un'antica leggenda, esaltando il grande ruolo del mare: la "sostanza" di quello che oggi è il Parco Nazionale. Un'area protetta terrestre di poco meno di diciottomila ettari ed un'area marina di circa sessantamila ettari. Il più grande parco marino europeo. Dalla leggenda alla scienza le cose cambiano un po', ma restano le "gemme", restano le "sorelle" e resta il "mare unificante". Un mare che, nelle oscillazioni della storia geologica dell'Arcipelago, vecchia di almeno quattrocento milioni di anni, ha mutato la forma ed il numero delle gemme, le ha unite tra di loro ed al continente, le ha staccate, ne ha governato i popolamenti animali e vegetali, ne ha segnato la storia umana, i monumenti, i costumi e le tradizioni.

Un territorio denso di straordinari valori umani ed ecologici per la cui tutela abbiamo bisogno dell'aiuto di tutti. In particolare della comprensione e del rispetto di coloro che si accingono a scoprire le vulcaniche terre di Capraia alla ricerca del "gabbiano dal becco rosso", a visitare le antiche dimore degli "Ilvates" sul Capanne e i grandi terrazzamenti di "ansonico" del Giglio; a vivere i magici silenzi di Giannutri, e perché no a sognare nelle fascinose e misteriose terre di Gorgona, Pianosa e Montecristo. Siamo appena nati, di fatto abbiamo pochi mesi di vita, non troverete che pochi segni esteriori del Parco, vedrete qualche bruttura, ma il Parco c'è, le "gemme" ci sono; sono un regalo della Venere Tirrenica e di tante generazioni di donne e di uomini che hanno arricchito e trasformato con il loro lavoro le isole dell'Arcipelago.

Queste donne e questi uomini e la Venere Tirrenica ce lo hanno consegnato. Nostro dovere è di passarlo alle generazioni che verranno, arricchito dal nostro lavoro, realizzato nella consapevolezza dei bisogni e dei limiti del Pianeta Terra. La "grande Casa" in cui viviamo e in cui vive tutto il mondo biologico. Una "grande Casa" della quale Vi. accingete a visitare una delle stanze più belle. Non abbiamo avuto tempo di prepararla come avremmo voluto. Sarà per la prossima volta.

L'uomo e l'ambiente naturale

Il Parco Nazionale dell'Arcipelago Toscano nasce per tutelare ambienti naturali, fragili e di grande valore culturale e scientifico. La storia geologica dell'Arcipelago è molto antica ed ha influenzato forme e paesaggio di ciascuna isola, arricchendolo con peculiari e rare specificità litologiche e mineralogiche. Gli eventi climatici e geologici hanno determinato la presenza di specie animali e vegetali rare o endemiche.

Il territorio del Parco ha costituito un'importante area di rifugio per la flora e la fauna, nonché raccordo tra il sistema sardo-corso e la penisola italiana.

Le isole dell'Arcipelago toscano sono uno dei più importanti corridoi faunistici dell'intero bacino mediterraneo: punto di sosta e di nidificazione di moltissime specie di uccelli in migrazione tra l'Europa continentale e l'Africa.

Alcune delle più importanti colonie di berte e gabbiani, tra cui quelle del rarissimo gabbiano corso, trovano nel Parco uno degli ultimi habitat per la riproduzione.

L'antica presenza dell'uomo e il progressivo sviluppo delle sue attività, hanno contribuito a modificare l'originario manto vegetale. La macchia mediterranea, che oggi è la vegetazione tipica delle isole dell'Arcipelago toscano, cresce laddove un tempo erano presenti estese foreste di leccio. L'isolamento geografico, la difficoltà dei collegamenti tra le isole e con il continente, le complesse vicende legate al popolamento storico dell'Arcipelago hanno favorito la conservazione di paesaggi, ecosistemi e di un approccio culturale dell'uomo con il proprio ambiente naturale che, altrove, è ormai un valore del passato.

Il mare

In Italia, dopo l'istituzione di alcune riserve, l'Arcipelago toscano è il primo grande Parco marino. La più estesa area protetta dei mari europei.
Il Parco è caratterizzato da una grande varietà di habitat, popolati da svariate forme di vita.

La grande diversità biologica dell'Arcipelago è dovuta, anche, alla varietà delle coste e dei fondali: dalle spiagge dell'Elba alle falesie rocciose della Capraia occidentale, una miriade di specie vegetali ed animali vivono in ogni anfratto di uno dei più affascinanti ambienti naturali: il mare. "Nell'area di marea (zona intertidale), abbarbicati alle rocce, si possono osservare le patelle "Patella caerulia" e "P lusitanica", insieme ai denti di cane "Balanus perforatus"; mentre al confine con la terraferma, vive il pomodoro di mare "Actinia equina" indicatore biologico di acque non inquinate.

Nella prima fascia sommersa (zona sublittorale) le rocce sono ricoperte da numerose alghe: la lattuga di mare "Ulva lactuca", la "Cladophora prolifera", nonché dagli inconfondibili ombrellini dell'alga verde unicellulare "Acetabularia mediterranea" e dai ventagli di "Padina pavonia". Qui vivono i ricci "Paracentrotus lividus" e la stella di mare "Echinaster sepositus", molluschi come il polpo "Octopus vulgaris" e le orecchie di mare "Haliotis lamellosa" insieme a variopinti anellidi come lo spirografo "Spirographis spallanzani". Più in profondità si possono incontrare l'aragosta "Palinurus vulgaris" e la murena "Muraena helena".

Una delle esperienze più indimenticabili è quella di nuotare tra le incredibili tavolozze di colori giallo, azzurro e rosso delle alghe e delle spugne del coralligeno: tra le più minacciate biocenosi marine, rappresentata nel Parco anche dall'ormai raro corallo rosso "Corallium rubrum" e dai bellissimi ventagli delle gorgonie Tunicella cavolinii" ed T. singularis".

I fondali sabbiosi sono ricoperti da autentiche foreste sommerse, le praterie di "Posidonia oceanica" vero polmone verde dell'ecosistema marino del Mediterraneo. Tra i suoi ciuffi nastriformi vivono, si nutrono e mimetizzano moltissime specie di pesci, tra cui salpe, boghe "Boopssp." e saraghi "Diplodussp.".

In prossimità delle rocce, dove cormorani "Phalacrocorax carbo" e marangoni dal ciuffo "P. aristotelis" asciugano al sole le ali dopo la pesca, nuotando lievemente sul pelo dell'acqua o a pochi metri in immersione, si possono vedere moltissime specie di pesci, tra cui la donzella "Coris julis", la castagnola "Chromis chromis", lo sciarrano "Serranus scriba", la triglia di scoglio "Mullus surmuletus". Con un po' di pazienza si potranno ammirare, liberi nel loro ambiente naturale, anche dentici "Dentex dentex", orate "Sparus auratus" e spigole "Dicentrarchus labrax" o la cernia Epinephelus Wigas".

L'Arcipelago toscano ha mari di straordinaria bellezza dove vivono, seppur più difficilmente avvistabili, pesci spada "Xíphials gladius", tonni "Thunnus thynnus", leccie 'Lichia amia", pesci luna "Mola mola" o gli inconfondibili delfini "Delphinus delphis" e tursiopi "Tursiops truncatus" che spesso accompagnano i velisti solitari per i mari più puliti.

Non mancano le sorprese, la balenottera "Balenoptera physalis" e il capodoglio Thyseter macrocephalus" frequentano le acque del Parco tutto l'anno, anche se gli avvistamenti sono più facili nelle stagioni intermedie: un buon motivo per visitare l'Arcipelago in primavera ed autunno. Un patrimonio naturale di straordinario valore culturale e scientifico, anche se la presenza delle attività umane ha modificato la qualità degli ambienti naturali.

Le spiagge non sembrano più disponibili per la riproduzione della testuggine marina "Caretta caretta" che però è stata avvistata all'isola di Pianosa, mentre la foca monaca "Monachus monachus" ormai rarissima nei mari italiani, sembra ancora frequentare gli anfratti più recessi dell'isola di Montecristo.

La terra

La storia geologica dell'Arcipelago toscano inizia 230-240 milioni di anni fa, anche se le rocce che costituiscono la penisola di Calamita all'Elba sono un frammento del continente africano vecchio almeno 400-500 milioni di anni. Nella formazione delle isole dell'Arcipelago il magmatismo ed i vulcani hanno avuto un grande ruolo. La vulcanica Capraia ha avuto origine, da circa 9 milioni di anni fa, da una serie di eruzioni le cui ultime manifestazioni sono visibili alla splendida Cala Rossa, su cui si erge la Torre dello Zenobito.

Gorgona è formata da rocce di origine metamorfica che hanno interessato formazioni preesistenti.

Montecristo è, invece, interamente granitica, così come quasi tutta l'isola del Giglio. Ancora diversa la genesi di Pianosa, priva di rilievi, costituita da rocce sedimentarie e da accumuli conchiliferi che racchiudono fossili marini.

La frastagliata Giannutri è uno scoglio completamente formato da sedimenti calcareo-dolomitici, con origini simili ai rilievi della vicina catena appenninica.

L'isola d'Elba è la più varia dal punto di vista geomorfologico; si presenta montuosa nella parte occidentale con il massiccio del Capanne, la più alta vetta dell'Arcipelago (10 18 m) e nella parte orientale dominata dai rilievi della Cima del Monte e del Calamita dove affiorano gneiss e marmi. La pianeggiante area centrale, maggiormente antropizzata, è alluvionale e composta da argille, arenarie e calcari.

Le zone dell'Elba, costituite da granodioriti e graniti, sono dovute alla risalita in superficie di due grossi corpi, magmatici intrusivi raffredatisi all'interno della crosta terrestre. La messa a giorno di quello occidentale ha generato il massiccio del Capanne; esponendo così alla nostra osservazione i suoi filoni pegmatitici con le splendide cristallizzazioni di tormaline, acquemarine e quarzi.

Il corpo magmatico orientale è quasi completamente rimasto ad una profondità maggiore, coperto da scisti e calcari. Nell'Elba orientale si ritrovano i celebri minerali di ferro che tanto hanno segnato la storia, l'economia ed il paesaggio dell'isola.

L'isola d'Elba è una delle più importanti e famose località mineralogiche e storico-minerarie del mondo: ".. non solo le terre di ferro... ma l'Elba intera... è un grandioso museo mineralogico all'aperto" (15. Lotti).

I cristalli di oligisto e di pirite di Rio, l'ilvaite e la magnetite di Calamita, le tormaline policrome ed i berilli di San Piero e Sant'Ilario, come molte delle circa 150 specie mineralogiche individuate nell'isola, sono esposte nei principali musei naturalistici del mondo.

Nei musei di mineralogia delle Università di Firenze e di Pisa, così come nei musei Tonietti a Rio Marina e Ricci a Rio nell'Elba, si possono ammirare gli straordinari esemplari delle numerose specie mineralogiche elbane: i minerali del rame (azzurrite, malachite, cuprite, crisocolla), del ferro (ematite, magnetite, ilvaite, limonite e pirite), quelli delle pegmatiti (tormalina, berillio, quarzo, ortoclasio), così come altri minerali quali granati, gessi e calciti.

Tale straordinario patrimonio culturale e scientifico è stato valorizzato con l'istituzione del Parco Nazionale dell'Arcipelago Toscano ed oggetto dell'interesse dell'UNESCO con l'inserimento delle aree minerarie elbane nella lista provvisoria dei siti geologici del World Heritage: "da tutelare e valorizzare quale bene inalienabile dell'umanità e risorsa esauribile e non rinnovabile per quelle attività turistiche che oggi costituiscono il volano economico dell'Arcipelago".

Virgilio, Strabone, Diodoro Siculo ed altri autori classici hanno descritto le attività nelle miniere di ferro e nelle cave di granito della greca Aethalia e della romana Ilva.

Sino ai nostri giorni, seppur con alterne fortune, è continuata l'attività estrattiva nelle aree minerarie e nella zona del granito, segnando in modo indelebile il paesaggio, la storia e le tradizioni di questo piccolo, ma meraviglioso pezzo di pianeta.

La flora e la vegetazione

I fattori principali che influenzano la Vegetazione dell'Arcipelago toscano sono il clima di tipo mediterraneo (esposizione solare, venti marini, scarsità di piogge), l'insularità, le antiche interconnessioni con la penisola italiana e con il sistema sardo-corso. Dominano le piante sempreverdi, che possiedono foglie coriacee, protette da un'epidermide robusta e praticamente impermeabile; oppure piante con foglie ridottissime, talora trasformate in spine, o del tutto mancanti, come nel caso delle ginestre.
Delle grandi foreste di leccio "Quercus ilex" che un tempo ricoprivano le isole dell'Arcipelago oggi sopravvivono solo pochi boschi cedui all'Elba, al Giglio e a Gorgona mentre singoli esemplari sono presenti a Giannutri, Capraia e Montecristo.

La complessità orografica ed altitudinale dell'isola d'Elba ha. favorito la presenza di boschi di castagno "Castanea sativa" nelle valli più fresche vegeta l'ormai rara felce "Osmunda regalis"; sui rilievi ed in particolare sul M. Capanne è da segnalare la presenza del tasso "Taxus baccata" e del carpino nero "Ostrya carpinifolia".

A Capraia, come all'Elba, si segnala la presenza della sughera "Quercus suber" e della roverella "Q. pubescens", mentre a Gorgona e all'Elba vi sono estese pinete di pino d'Aleppo "Pinus alepensis", pino domestico "Ppinea" e pino marittimo "P pinaster".

Oggi la formazione vegetale più diffusa del Parco è la profumatissima macchia mediterranea, tra le cui molteplici specie ricordiamo: il corbezzolo "Arbutus unedo", l'alaterno "Rhamnus alaternus", il lentisco "Pistacia lentiscus", il ginepro fenicio "Juniperus phoenicea", il mirto "Myrtus communis", le eriche "Erica arborea" ed "E. scoparia", il rosmarino "Rosmarinus officinalis", la lavanda "Lavandula stoechasi", l'elicriso "Helichrysum italicum", le filliree "PhyIlirea angustifolia" e "P latifolia", le splendide ginestre "Spartium junceum" e "Calycotome spinosa", nonché i coloratissimi cisti "Cistus incanus", "C. salvifolius" e "C. monspelliensis".

L'isolamento geografico ha favorito la presenza di numerosi endemismi: specie presenti solo nel Parco o in pochissime altre zone.
Sono endemiche dell'Elba il fiordaliso di monte Capanne "Centaurea ilvensis", la "Centaurea aetaliae", la viola "Viola corsica ilvensis" ed il limonio 'Umonium ilvae"; sono endemiche di Capraia il fiordaliso "Centaurea gymnocarpa" e l'orchidea gialla "Orchis provincialis capraria"; mentre la bocca di leone "Linaria capraria" è esclusiva dell'Arcipelago.

All'Elba sono presenti microambienti ormai rari nelle altre isole dell'Arcipelago. Troviamo specie tipiche di orizzonti montani come il Giglio di S. Giovanni "Lilium bulbiferum croceum", o delle rupi o ancora presenti nelle superstiti zone umide.

Spettacolari sono le fioriture di ranuncolo acquatico "Ranunculus aquatilis" dello Stagnone di Capraia, unico lago naturale di tutto il Parco, sulle cui rive cresce anche il giunco "Juncus articulatus" e la menta romana "Mentha pulegium".

In tutto l'Arcipelago vegetano moltissime specie di orchidee selvatiche che ammantano prati e boschi di fiori dalla delicata bellezza.

La fauna

Le isole sono caratterizzate dalla presenza di endemismi, sebbene il numero di specie presenti sia generalmente inferiore a quello delle masse continentali adiacenti.
Per la conservazione dell'ambiente naturale, questa condizione particolare, determina necessità di tutela, in quanto una scomparsa della fauna, così come della flora, è causa di una sproporzionata perdita di diversità biologica. L'arcipelago toscano è, in tal senso, un caso tipico. Tra i più rappresentativi endemismi, possono essere citati i molluschi gasteropodi "Oxychilus pilula" e "Tacheocampylea tacheoides" di Capraia: così come "Oxychilus gorgonianus" e "Cochlodina kuesteri" di Gorgona. Sono inoltre endemismi di rilievo la farfalla "Coenonympha elbana", il grillo "Rhacocleis tyrrhenica", la lucertola "Podarcìs muralis colosii", la "Vipera aspis francisciredi" all'Elba, te lucertole "P muralis insulanica" e "P muralis muellerlorenzi" a Pianosa, la "Vipera aspis montecristi" a Montecristo.

Interessanti sono le presenze del venturone corso "Serinus citrinella corsicana", del sordone "Prunella collaris", della raganella tirrenica "Hyla sarda" del discoglosso sardo "Discoglossus sardus" e del geco tirrenico o tarantolino "Phyllodactylus europaeus".
I mammiferi terrestri sono quelli tipici dell'ambiente mediterraneo, con la rilevante presenza di un mustelide altrove assai raro: la martora "Martes martes", presente nei territori boscati dell'isola d'Elba.Diffusa e visibile è anche la presenza del coniglio selvatico "Oryctolagus cuniculus" a Caprala e al Giglio.
Estinto sin dall'inizio dell'Ottocento il cinghiale maremmano "Sus major", è stato introdotto una trentina di anni fa il cinghiale centroeuropeo "Sus scrofa" successivamente ibridato con i suini domestici. Questa specie fortemente prolifera, in assenza di predatori naturali, si è riprodotta a dismisura all'Elba divenendo un autentico problema per la tutela degli endemismi floristici e la salvaguardia delle colture agricole. Azioni di contenimento e cattura sono in corso per riportare a livelli sostenibili la presenza di questo animale. Anche a Montecristo, la presenza della capra selvatica "Capra aegagrus hircus" ha causato alcuni problemi di gestione dell'area protetta. Il muflone sardo "Ovis musimom" è stato introdotto all'Elba e Capraia, causando non pochi problemi ecologici.
Le isole toscane sono anche un grande ponte migratorio tra l'Europa centrosettentrionale ed il continente africano: nelle stagioni di passo si possono osservare spettacolari voli di molteplici specie. Tutti gli uccelli tipici dell'ambiente mediterraneo nidificano o svernano sulle falesie, nella macchia, tra i boschi di tutte le isole.
L'Arcipelago toscano è, infatti, una delle mete preferite dagli ornitologi di tutta Europa.

Tra gli ambienti più ricchi di vita meritano una particolare segnalazione le falesie di Cala Maestra a Gorgona; gli isolotti di Palmaiola, Cerboli e isola dei Topi; Cala Scirocco e Cala Grande a Montecristo; Capo d'Enfola all'Elba; la costa occidentale di Punta del Capel Rosso al Giglio; Punta del Trattoio a Capraia.

Di assoluta rilevanza è la nidificazione, all'Elba e a Capraia, del più veloce predatore aIato il falco pellegrino "Falco peregrinus brookei". Di grande richiamo per il birdwatching sono il picchio muraiolo "Tichodroma muraria" negli ambienti rocciosi del Giglio e di Capraia; varie specie di rondini e rondoni, tra cui il poco diffuso rondone pallido "Apus pallidus" a Giannutri; così come le colonie di berta maggiore "Calonectris diomedea" e minore"Puffinus puffinus" e di gabbiani reali "Larus argentatus" in tutte le isole dell'Arcipelago, nonché la rara pernice rossa "Alectoris rufa" all'Elba e Pianosa.

Il Parco annovera, inoltre, la presenza delle più numerose colonie del rarissimo gabbiano corso "Larus audouinii", di cui circa un terzo della popolazione mondiale si riproduce nelle isole toscane: questo raro uccello, in volo su un onda increspata, è stato scelto quale simbolo del Parco Nazionale dell'Arcipelago Toscano.

La storia dell'uomo

L'uomo camminò sul suolo della costa toscana per la prima volta circa 700.000 anni fa. Nelle isole i primi segni di frequentazione umana risalgono al Paleolitico. Nel Neolitico il territorio dell' Arcipelago, la cui configurazione era già quella attuale, è stato interessato da consistenti insediamenti umani. All'Elba, sono presenti i resti di importanti culture megalitiche.

Il primo nome della principale città dell'Arcipelago toscano, Portoferraio, fu "Argon". Una leggenda narra infatti che durante un naufragio i mitici Argonauti, i "cercatori di "metalli" del mondo greco, di ritorno dall'impresa del vello d'oro, sbarcassero alla spiaggia delle Ghiaie a Portoferraio.

Dopo il mito la storia. L'isola diviene luogo di interesse strategico per lo sfruttamento del suo grande patrimonio mineralogico: rame e ferro, innanzitutto. I Greci giunsero all'Elba e la chiamarono "Aethalia" per la fuliggine che vi si levava dalle prime lavorazioni del ferro.

Gli Etruschi sfruttarono intensamente le risorse naturali dell'isola: con la nascita della cultura metallurgica, le originarie foreste di leccio vengono tagliate per alimentare i forni di riduzione. I Romani chiamano l'Elba "Ilva" e durante i primi secoli di dominazione, proseguono nell'utilizzazione del patrimonio minerario, fondano le prime basi commerciali su ogni isola, per poi iniziare una tradizione turistica "ant litteram": fioriscono le residenze patrizie, le cui vestigia più significative ed affascinanti sono a Giannutri, Pianosa e Elba. La caduta dell'impero romano comportò una contrazione dei traffici commerciali nell'Arcipelago ed una notevole crisi demografica responsabile dello spopolamento di quasi tutte le isole. Pianosa fu ripopolata dai primi cristiani, che scavarono il complesso catacombale dell'isola: il più importante a nord di Roma.

Da questo momento la storia delle isole e quella del Cristianesimo si intrecciano. Nel medioevo l'Arcipelago diviene rifugio di monaci ed eremiti che erigono monasteri e pievi, le cui testimonianze si fondono mirabilmente con il paesaggio. Le antiche tracce della fede cristiana si scoprono, infatti, n'elle campagne e tra le pieghe delle montagne. Capraia fu visitata da Eudossio che vi edificò nella valletta del Piano la chiesetta di Santo Stefano Protomartire

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Il vescovo di Palermo, Mamiliano, giunse a Montegiove sfuggendo alla schiavitù dei Vandali. Qui visse in romitaggio combattendo, come narra la leggenda, con un drago che dopo una tremenda lotta soccombette: l'isola fu, quindi, ribattezzata Montecristo. San Cerbone, vescovo di Massa Marittima e Populonia, si rifugiò all'Elba per sfuggire all'invasione dei Longobardi.

L'omonimo santuario, sui sentieri del Monte Capanne, è ancora oggi meta di pellegrinaggi. Con il secondo millennio la storia dell'Arcipelago si intreccia con quella delle repubbliche marinare e dei principati in Toscana: Pisa, Genova e gli Appiani di Piombino. In questo periodo vengono realizzati importanti edifici religiosi: la chiesa di San Lorenzo a Marciana, di Santo Stefano alle Trane a Portoferraio, la chiesa di San Giovanni in Campo, di San Nicolò a San Piero e di San Quirico a Pio nell'Elba.

Vengono edificate strutture militari di difesa: la fortezza del Volterraio e la torre di S. Giovanni all'Elba, la fortezza e la torre vecchia a Gorgona, le mura di Giglio Castello e del forte S. Giorgio a Capraia, ampiamente rimaneggiate nel Rinascimento.

Le isole dell'Arcipelago sono saccheggiate da scorrerie piratesche e dal Cinquecento all'Unità d'Italia divengono teatro di scontri e contese tra le Potenze dell'epoca. Di questo periodo, dovunque, ma in particolar modo all'Elba, restano preziose testimonianze. Il mirabile risultato della cultura dei Medici è la nascita di Cosmopoli, l'antica Portoterraio, voluta da Cosimo I: un bel centro storico, difeso dai tre forti Stella, Falcone e La Linguella, e dalle torri del Martello e di Porta a Mare.

Gli spagnoli si insediavano a Porto Longone, l'attuale Porto Azzurro, dove edificarono il forte San Giacomo. Ma l'opera più affascinante della cultura ispanica all'Elba è sicuramente il santuario della Madonna del Monserrato che, insieme al santuario della Madonna del Monte e all'Eremo di Santa Caterina, sono alcuni dei più suggestivi luoghi di culto di tutta l'isola.

L'isola d'Elba è famosa nel mondo, anche perché è stata la terra del primo esilio di Napoleone Bonaparte. L'imperatore francese realizzò importanti iniziative ed opere per la economia e la cultura dell'isola. A Poggio si può ammirare lo scenario in cui sgorga la fonte oligominerale che porta il suo nome. Le dimore napoleoniche della Villa dei Mulini e della Villa di San Martino sono meta di turismo internazionale.

La storia economica e sociale più recente dell'Elba, è rappresentata dalla tradizione operaia delle attività estrattive nel versante orientale dell'isola e dalle lavorazioni siderurgiche che hanno avuto luogo a Portoferraio. Nel secondo dopoguerra l'economia elbana ha assistito alla fine delle attività minerarie e alla distruzione degli impianti siderurgici nonché all'abbandono delle campagne e alla chiusura della tonnara dell'Enfola. Il volto moderno dell'attività economica dell'Arcipelago è rappresentato oggi da una forte e diffusa industria del turismo.

Un forte intreccio di natura e cultura segna la storia del Parco.

Nelle isole dell'Arcipelago toscano, pur frequentate sin dagli albori delle civiltà umane, si respira ancora il sottile fascino della wilderness.

Il Parco Nazionale dell'Arcipelago Toscano opera per la conservazione di questi straordinari ambienti naturali terrestri e marini, per la fruizione controllata degli habitat più delicati, per contribuire a realizzare un nuovo approccio al turismo che unisca la tutela delle specie vegetali ed animali al governo del territorio.

E' la sfida del nuovo millennio: natura ed economia possono, devono, coniugarsi, per noi e per coloro che dovranno ancora nascere.

Da una pubblicazione del Parco
A cura di B. Colombini & N. Martino - Consulenza scientifica F. Dini, S. Landi & G. Moggi - Introduzione e supervisione G. Tanelli - Hanno collaborato M. Garfagnoli & G. Rinaldi