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Informazioni sull' Isola d'Elba

Napoleone all'Isola d'Elba - l'Imperatore dell'Isola

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Capitolo XIV - Il fazzoletto del sultano

Paolina portò una ventata d'aria nuova nei Mulini. Si ballava, si cantava, si rappresentavano commedie. La Madre stessa sorrideva allo spettacolo della figlia. Da diciotto anni, da quando cioè la giovane un po' scriteriata aveva cominciato a vivere la sua vita, Paolina non aveva dedicato tempo a sua madre: la sua unione con il generale Leclerc l'aveva portata a Rennes e a Saint Domingue, la sua vedovanza ed il nuovo matrimonio con Borghese l'avevano spinta sulle rive dell'Arno, a Roma, e a Torino, e infine le sue avventure galanti e la sua fragile salute le avevano dato il gusto dei viaggi in Europa, sempre con soggiorni lontani da Letizia. E ora, nel 1814 all'Isola d'Elba, Letizia scopriva con sorpresa il vero carattere di sua figlia.

- Occorre che vi trucchiate, diceva la giovane donna all'austera Altezza, è troppo pallido il vostro viso.

E la vecchia signora lo faceva male mettendo alle volte troppo colore sulla sua pelle già piena di rughe.

Nella Sala delle Feste della palazzina Paolina organizzò sei balli di cui tre mascherati. Soggiogato, Napoleone scriveva al Gran Maresciallo che abitava in Comune:

"Gli inviti devono essere estesi a tutta l'Isola, senza tuttavia che vi partecipino più di duecento persone. Nel caso vi siano oltre duecento persone da invitare occorrerà fare due gruppi. Gli inviti saranno fatti per le nove. Vi saranno dei rinfreschi, senza ghiaccio, vista la difficoltà a procurarselo. Vi sarà un buffet che sarà servito a mezzanotte."

E poiché problemi di soldi non mancavano, il sovrano terminava con queste parole:


"Tutto questo non deve costare più di mille franchi."

La somma rappresenta circa 3.000 franchi per i due gruppi, cioè 400 persone, cioè circa 7,50 a testa. Il prezzo potrebbe essere adeguato per un rinfresco ed un buffet ma non certamente in linea con la maestà reale.

Per contro, che eccitazione nei cervelli e nelle case seguiva a un semplice pezzo di carta così redatto:

Per ordine dell'Imperatore Sovrano dell'Isola d'Elba, il gran maresciallo del Palazzo ha l'onore di comunicare al Signor e la Signora. . . . . . . . . . . . . . che sono invitati a partecipare al ballo che sua Maestà dà nella sua Casa dei Mulini.

Generale Conte Bertrand
Con preghiera di rispondere.

Il grande giorno arriva. Gli invitati sono vestiti a festa. Scendono da una vettura che spesso è solo una carretta ed entrano nella Casa dei Mulini tra una doppia siepe di sciabole che scintillano sotto le torce sguainate da cavalleggeri a piedi in gran tenuta.

Nella sala la toilette della principessa offusca naturalmente tutte le altre. Napoleone nota gli sguardi gelosi e ordina alla sorella di vestirsi più semplicemente. Paolina decide di aprire i balli con Cambronne. Questo militare musone, che sembrava annoiarsi all'Isola d'Elba, bisognava prenderlo un po' in giro, ma anche inebriarlo col contatto seducente della bella accompagnatrice. Lei conosce bene il suo potere; ed anche se la goffaggine del generale suscita il sorriso dei presenti, Paolina lo complimenta con gentilezza per il suo talento di ballerino.

Negli intervalli musicali, l'orchestra cede il palco alla commedia. Paolina recita il ruolo principale nelle Follie amorose; un'altra volta nelle False infedeltà. Ella sceglie i suoi partner fra le dame di compagnia ed i giovani ufficiali. Essa allestisce la commedia a tambur battente, non senza scoppi di risa. In quei giorni dimentica il suo linfatismo congenito. Soffre ancora per i postumi di una malattia contratta a suo tempo con la sua dissolutezza, ne esce bruscamente dal suo letargo per divertirsi come una collegiale.

Provocato dalla sorella, Napoleone dà esempi di una libertà che sembra spudoratezza. Nel giardino gioca a mosca-cieca con le belle amiche di Paolina. Quando ne prende una cerca subito di baciarla.

Un giorno Bertrand lo trova mascherato da clown. La principessa aveva confezionato con della carta questa tenuta da circo. Sotto un costume istrionesco, l'antico padrone dell'Europa gioca a "indovina il bacio". Il gran maresciallo si permette una osservazione sgarbata.

- Va bene, risponde Napoleone con una smorfia che si sforza di essere infantile, avrò la mia rivincita!

Qualche tempo dopo, l'ufficiale di ordinanza Seno invita l'Imperatore e i suoi intimi a gustare una zuppa di pesce nella sua azienda di pesca. Si mangia all'aria aperta, sulla sabbia, vicino a casse di pesce appena sbarcate. Finito il pasto, Napoleone, prende una manciata di sardine e le infila senza farsi accorgere in una tasca del Gran Maresciallo.

- Conte Bertrand, gli dice dopo qualche minuto, ho dimenticato il mio fazzoletto. Sareste così cortese da prestarmene uno?

- Certo Sire, risponde il generale infilandosi la mano in tasca.

La ritira di colpo sorpreso e disgustato. L'Imperatore scoppia a ridere, Bertrand ispeziona di nuovo la tasca e comprende lo scherzo, toglie i pesci di tasca, e scuote la fodera umida brontolando. "Ecco -scrive Campbell- dei divertimenti simili a quelli dei comuni mortali". Sottinteso: indegni di Napoleone.

Riportati dai rappresentanti delle potenze vincitrici e dalle loro spie questi aneddoti fecero il giro d'Europa. Si divulgherà la diceria che "Bonaparte è ridiventato bambino", che la tristezza della disfatta gli ha annebbiato il cervello. I suoi nemici, troppo contenti di segnalare questo rimbambimento e di esagerarlo, faranno il gioco stesso di Napoleone.

In lui tutto è calcolo. Imborghesirsi, dare balli, fare scherzi di dubbio gusto, sembrare inoffensivo e occupato solamente a fare monellerie, tutto questo fa parte della sua nuova strategia politica. Chi potrebbe aver paura di un vecchio conquistatore arrugginito? E così aumenta l'ostentazione delle sue feste e dei suoi comportamenti puerili.

*
Grande attenzione mette invece nel dissimulare le sue avventure femminili. Se rientra in Francia e riconquista il suo trono, esigerà il ritorno dell'Imperatrice a Parigi. Non per la sposa (che non merita alcun riguardo) ma per la sovrana (che contribuisce alla solidità del regime), l'Imperatore deve essere inattaccabile sul piano della virtù. Così nasconde con tale abilità i suoi intrighi amorosi che viene da domandarsi se essi siano veramente esistiti.

Attorno a Paolina compie evoluzioni tutto un battaglione di Citera. Dame di compagnia, damigelle d'onore, lettrici, vestiariste scelte con molta cura, molte di queste donne non avrebbero domandato di meglio che raccogliere il fazzoletto del sultano. Non che esse fossero abitualmente di facili costumi, anzi, alcune erano oneste borghesi; ma sebbene Napoleone ingrassato non avesse nulla dell'Adone, una tale aura di leggenda circonda la sua persona che molte di loro avrebbero giudicato un indimenticabile onore passare due ore fra le sue braccia. Il fazzoletto non ha bisogno di farlo cadere, afferma la cronaca, esse se lo disputano e più di una volta vengono condotte da Paolina nella camera imperiale. La compiacente principessa fa qualcosa di più che incoraggiarle su questa strada ed è una prova in più dell'inesistenza dell'incesto. Già in Francia aveva spinto Madame de Mathis nelle braccia a suo fratello.

A Portoferraio ella costituirà un vero harem. Ma Napoleone ne approfitta? Bisogna conoscere la Casa dei Mulini per giudicare. Per varie ragioni un incontro sentimentale sembra poco probabile.

Tutte le camere sono comunicanti: fra porte e finestre è possibile sentire il minimo rumore. La camera di Napoleone comunica con la biblioteca, il piccolo salone e l'anticamera, dove i segretari, gli ufficiali di servizio, il valletto di camera e le guardie stazionano giorno e notte. A sud si apre sulla terrazza esterna con due finestre; e da quando Poggi teme un attentato due granatieri montano la guardia alle persiane.

Se ci si mette -ancora oggi- dietro una porta o dietro le persiane, non occorre allungare le orecchie né appoggiarle alla parete per sentire i visitatori che, impressionati dalla maestà dei ricordi, parlano a voce bassa con i guardiani. E Napoleone avrebbe fatto gemere le sue amanti in quella camera?... Le piccole dimensioni della casa, il numero degli occupanti, il silenzio del posto che rende facilmente udibili i rumori interni, tutto questo gioca contro tale ipotesi. Per un uomo che voleva salvaguardare le apparenze (il recupero della moglie legittima che condizionava i progetti di ritorno), per uno che aveva nascosto la Walewska in cima al Monte Giove e si preoccupava per le voci che circolavano su questa avventura, per un sovrano che puniva con multe l'adulterio dei suoi sudditi, vi erano alla Casa dei Mulini troppi testimoni oculari e auricolari.

Sappiamo che Marchand nelle sue Memorie dirà di Lise Le Bel: "Splendida persona che l'Imperatore notò." Ma questa figlia di un generale aveva avuto delle attenzioni per Napoleone in Francia e niente prova che, nelle intenzioni del primo valletto il verbo notò non si riferisse al passato. Certo, Lisa ora maggiorenne raggiunse l'Imperatore a Portoferraio ed è per questo che Marchand la cita. Alloggiata in casa di Sua Altezza Imperiale ella riempiva con la sua giovinezza l'appartamento di Paolina. Napoleone ricordava in cui, lui quarantenne, s'era vista cadere tra le braccia Lisa, fanciulla appena sedicenne, spinta da una madre intrigante. Ella era venuta a Portoferraio nella speranza di riallacciare la storia. Ma pensare che lei scendesse le scale dall'appartamento di Paolina per entrare nella camera del Capo attraversando la minuscola anticamera piena di guardiani e che vi tubasse al cospetto delle sentinelle appoggiate vicino alle finestre! Bisogna aver visitato la palazzina per capire che questa ipotesi non sta in piedi.

Napoleone incontrava forse le sue belle all'esterno in una casa dove la scorta non lo accompagnava? Questa tesi è ancora meno sostenibile. Alcuni rapporti gli segnalavano che dei monaci fanatici, venuti da Roma e travestiti da borghesi erano pronti ad assassinarlo. Che il vecchio insorto realista Bruslart, nominato governatore della Corsica, pagava sicari per mettere fine ai suoi giorni. Che un colonnello realista, di stanza a Tolone, stipendiava dei gendarmi elbani con lo stesso scopo. Da sua fratello Giuseppe riceveva l'annuncio di un complotto contro di lui. Da Poggi, capo della polizia, veniva a conoscenza della presenza di spie al soldo del granduca di Toscana e della Regina delle Due Sicilie e di agenti inviati per descrivere la sua vita privata con tutti i dettagli e per metterlo alla gogna nelle cancellerie d'Europa. Campbell, Pons e Marchand sottolineano questi pericoli nelle loro Memorie. Conferma se ne trova negli ordini e nei rapporti visibili negli archivi dei Mulini ed è per far fronte a tutti questi pericoli che Napoleone, durante il suo soggiorno a Porto Longone, aveva ordinato la formazione di una scorta speciale che non lo lasciava neanche un minuto. Poteva egli, in queste condizioni, rischiare la morte come uno studentello per raggiungere senza i suoi guardiani un'innamorata?

*
A parte Lisa, la cronaca scandalistica gli attribuirà in seguito una serie di amanti:

- la signora Colombani, moglie di un ufficiale della Guardia.

- Henriette Vantini, figlia del ciambellano con questo nome.

- la signora Theologos, una greca il cui marito, già incaricato d'affari per conto della Turchia in Francia, aveva trovato un lavoro amministrativo a Portoferraio.

Merita una menzione particolare la baronessa Skupiesky, sposa di un comandante dello squadrone polacco. Di origine spagnola, nata Bellina, appartiene al servizio d'onore di Paolina. Pons scrive di lei: "Madame Bellina non aveva una bellezza straordinaria ma il suo corpo aveva uno charme inesprimibile che seduceva. Non credo che nessuna Castigliana abbia mai ballato il fandango meglio di lei: danza inebriante che si presta bene a rivelare tutte le grazie." Il suo talento le assicurava le ovazioni della corte, sia in privato che sulla scena nella Sala delle Feste. Amante o no dell'Imperatore, la baronessa Bellina-Skupiesky lo amava con passione. Dopo Waterloo, ella avrebbe voluto raggiungerlo in America dove pensava fosse fuggito. Ignorando la sua cattura al largo di Rochefort, ella sbarcò vicino a New York e di avventura in avventura, da paese a paese, questa poveretta terminò la sua vita come direttrice di un pensionato nella capitale del Perù.

C'è pure la sedicente contessa di Rohan-Mignac, una donna intrigante arrivata all'isola con il figlio, la sua fantesca e la sua carrozza. Corpulenta e per niente bella, era, come dirà un testimone, la salumaia vestita da duchessa. Molto ricca, aveva affittato tutto un piano dell'albergo Bonroux, che il proprietario dovette, dietro congruo pagamento, liberare velocemente dai suoi inquilini. Ella sperava in un invito di Napoleone ai Mulini; ma l'Imperatore, avendo saputo che ella aveva gestito delle case chiuse a Parigi, firmò subito un ordine di espulsione.

Quanto a Paolina, ben conosciuta per la sua licenziosità, la leggenda le attribuisce un solo amante: il capitano Cornuel, direttore dell'artiglieria. Incaricato da Napoleone di sorvegliare la sorella, questo ufficiale la accompagnava durante le sue passeggiate. Non a cavallo, poiché Sua Altezza Imperiale non apprezzava troppo questo genere di trasporto. Non a piedi perché essa si diceva troppo stanca per scendere e salire le strade. Ella percorreva la città seduta in portantina oppure distesa su un calessino trainato da due pony, mentre il capitano camminava al suo fianco.

*
Come tutti i Bonaparte, Paolina adorava i bambini. Si affezionò particolarmente ad un bimbetto di sei anni di cui s'ignora il nome ma che la Provvidenza si apprestava a rendere celebre sotto lo pseudonimo di Yusuf. Gli appassionati di storia ed i Nord Africani conoscono il personaggio giustamente noto come un eroe della pacificazione in Algeria. Questo famoso generale di Luigi Filippo e di Napoleone III, questo musulmano diventato cattolico per poter sposare la francese Adele Weyer, altri non era che un antico abitante dell'Isola d'Elba.

Uno dei suoi discendenti, lo scrittore Maurizio Constantin-Weyer, doveva approfondire questa origine misteriosa. Nella prefazione di un libro dedicato al suo illustre antenato aveva scritto: "Legami di famiglia, di cui sono onorato, mi hanno reso depositario di questi eventi che il generale Yusuf era solito raccontare ai suoi e di cui i Weyer hanno mantenuto diversi ricordi."

In questi aneddoti il generale ricordava la sua infanzia in una città che pensava fosse Portoferraio. Raccontava di essere stato rapito ai suoi genitori, dei quali aveva dimenticato il nome. Ricordava solamente il proprio nome: Joseph. E parlava di suo padre che "scriveva febbrili lettere in un ufficio pieno di carte" e che, tutte le mattine verso le undici "si aggiustava il vestito scuro, posava gli occhiali e diceva: "Suvvia, è il momento della firma".

Questa "firma" aveva luogo in un "palazzo" con delle "seggiole di legno rosso, con guarnizioni di bronzo cesellato, ricoperte di seta verde e ornate da una "N" dorata. "E anche le tappezzerie erano uguali." Quanto a chi firmava era "un uomo grosso, in abito verde che tutti i presenti rispettavano."

Tutte le sere il padre prendeva il bimbo per mano e, facendogli attraversare un appartamento, lo portava "da una signora che veniva chiamata principessa Paolina". Lei lo abbracciava, lo prendeva in braccio, gli dava dei dolci. E diceva spesso:- Occorre dare una istruzione a questo bambino: occorre metterlo in collegio.

Infine il piccolo Joseph parlava l'italiano "come tutti" ed il francese "come nel palazzo".

Quando egli partì per Livorno, dove un pensionato doveva accoglierlo, Paolina lo condusse al porto, lo abbracciò prima di imbarcarlo e gli diede un sacchetto di dolciumi.

Il vascello levò l'àncora. Al largo una feluca barbaresca lo attaccò abbordandolo. Dopo un combattimento ineguale i pirati presero come schiave le donne e i bambini. Il piccolo viaggiatore fu venduto al Bey di Tunisi. Affascinato dalla sua aria decisa e dalla sua intelligenza, il potente bey lo prese a benvolere e lo chiamò Yusuf, deformazione di Joseph. Convertito alla religione dell'Islam, Yusuf imparò l'arabo il turco, lo spagnolo e divenne il servitore favorito del suo padrone.

Nel 1830, al momento dello sbarco francese a Sidi-Ferruch aveva una relazione clandestina con la figlia del bey. Ma furono sorpresi da un eunuco. Costretto a fuggire per salvarsi la vita, Yusuf attraversò la Tunisia, l'Algeria ed andò ad arruolarsi nell'armata francese. Vent'anni più tardi era generale di divisione e grand'ufficiale della Legion d'Onore.

Diventato celebre ricevette una quantità di lettere i cui firmatari si spacciavano per appartenenti alla sua famiglia e facevano appello sia alla sua influenza sia al suo denaro. Qualche moneta d'oro, lasciata cadere sdegnosamente, rimandava questi inattesi parenti alle loro occupazioni.

Uno solo aveva qualche parvenza di verità: affermava di essere suo cugino e si chiamava Vantini.

Vantini, come il ciambellano dell'Imperatore (chiamato Vincenzo).

Vantini, come l'ufficiale d'ordinanza (figlio del primo e chiamato Zenone), Vantini come una delle presunte amanti di Napoleone (figlia e sorella dei due precedenti e chiamata Henriette).

Yusuf era figlio di uno di questi intimi dell'Imperatore? Oppure era, come è stato proposto, figlio dell'Imperatore stesso? Quest'ultima ipotesi cade se si considerano le date: il bambino aveva cinque anni all'arrivo di Napoleone all'Elba. Ma Napoleone non conosceva Henriette Vantini prima della sua abdicazione? Vincenzo, il padre, aveva servito la Francia nell'armata. Negli archivi dei Mulini si trova un ordine del 24 termidoro anno X, firmato dal Primo Console che ordinava a dieci ufficiali dell'Isola d'Elba di venire a perfezionarsi alla scuola militare di Parigi, installata nel Collegio Louis Le Grand. Nella lista figura Vincenzo Vantini. Sbarcò in Francia con sua moglie e i suoi bambini? Diventati più grandi questi frequentarono Napoleone? Senza dubbio, poiché l'Imperatore raccomandò Zenone a sua sorella Elisa, Granduchessa di Toscana che lo fece suo paggio a Piombino. Quanto a Henriette ella rimase forse in Francia (assai giovane ma non di più di Lise Le Bel all'età del suo primo intrigo con l'Imperatore). Ebbe forse una storia con Napoleone? Diede alla luce Yusuf nel 1809 e andò a nascondere il figlio della colpa a Portoferraio, sua città natale, dove l'amante di un'ora doveva, per i casi della politica, ritrovarla nel 1814. È veramente un'ipotesi molto fragile.

Nei fatti si ignora di chi il generale Yusuf fosse figlio. Caduto malato nel 1866 a Cannes dove abitava, dichiarava a sua moglie, fra un attacco di febbre e l'altro: "Appena mi sarò ristabilito, partiremo per l'Isola d'Elba. Penso che andrò diritto a palazzo e che ritroverò senza esitare l'ufficio che occupava mio padre. Saprò quindi se questa famiglia Vantini è proprio la mia, come pretende la lettera che mi è stata scritta."

Il generale doveva morire qualche giorno dopo. Non si recò mai all'Isola d'Elba ed è per questo che la storia ignora l'origine di questo bimbo preferito dalla principessa Paolina.