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Informazioni sull' Isola d'Elba
Napoleone all'Isola d'Elba - l'Imperatore dell'Isola
Capitolo XII - Pianosa
come Napoleone rischiò di DIVENTARE UNA NUOVA maschera di ferro
Il 20 maggio Napoleone consulta la carta dell'isola insieme a Traditi, Giuseppe Hutré, Lorenzini e al Colonnello Campbell. Il suo dito indica: a nord Portoferraio; verso ovest il Monte Giove e le due Marciana; a est Porto Longone; a sud infine un villaggio chiamato Marina di Campo. - Andiamo a visitarlo, dice l'Imperatore.
Ed ecco che parte accompagnato dal suo seguito ordinario. Dopo un'ora di zig-zag attraverso la campagna e le montagne la carrozza imperiale arriva a Marina di Campo. Mezzo minuto dopo, e questo dà l'idea della grandezza del luogo, il veicolo si ferma davanti al Comune. È così piccola questa piazzetta che il cocchiere e i picchieri devono fare cinque o sei manovre per fare girare la carrozza su se stessa e metterla in posizione per il ritorno. Nessun tiro di cavalli può andare più lontano poiché una collinetta separa il villaggio dal mare. Una torre in stile Rinascimento domina questo lato e per raggiungerla c'è un piccolo sentiero.
- Prendiamolo, dice Napoleone.
Uno del posto si offre di accompagnarlo. Si chiama Tommaso De Gregori e possiede, proprio in quella piazza una modesta casa dove Napoleone si fermerà per la notte. La scala di questa casa sbuca direttamente sulla strada, è di legno e non misura neanche cinquanta centimetri di larghezza.
- Vostra Maestà non può dormire qui, mormora Traditi.
Napoleone alza le spalle: non ne ha viste altre. (1) (1) Oggi su quella casa si trova la seguente targa:
Nel maggio 1814 / Questa casa modesta / di cui era proprietario Tommaso De Gregori / nella visita al nuovo regno / che gli eventi, più forti del suo genio, / vollero imporgli, ospitava - NAPOLEONE IL GRANDE -
E senza nemmeno visitare la camera destinatagli, si dirige verso il sentiero che porta alla torre sulla collina. Da questo promontorio scorgerà per la prima volta Pianosa. Quest'isolotto merita proprio il suo nome: è piatto.
Situata a tredici chilometri dall'isola d'Elba, sembra una tavola posata sul mare con la tovaglia tesa sui lati che si alza in alcuni punti, e non raggiunge i quaranta metri d'altezza. Una macchia fitta e boschi radi si alternano.
- Sir Neil Campbell, azzarda Napoleone al Commissario Britannico, benché il Trattato di Fontainebleau mi impedisca di allontanarmi dalla mia Isola, non penso di trasgredire se vado a visitare quella lì!
Campbell sorride, sapendo bene che l'Imperatore ha già deciso di andarci. Ormai comincia a conoscerlo!
Carta alla mano, Napoleone domanda a De Gregori:
- Dove è meglio imbarcarsi, qui a Marina di Campo, a Seccheto o a Fetovaia?
- Dove Vostra Maestà preferisce, risponde l'interpellato, purché Ella disponga di un battello!
A quella data,il 20 maggio, Luigi XVIII e il suo governo non hanno ancora inviato il brigantino Inconstant. Così il capitano Usher, comandante dell'Undaunted, propone uno dei suoi battelli.
Con questa imbarcazione Napoleone, Campbell e altri ufficiali britannici raggiungono Pianosa.
Dopo una traversata tranquilla i viaggiatori passeggiano sull'isola stupiti di trovarla deserta. Al loro avvicinarsi alcune capre selvatiche fuggono belando. Dei teatri, dei templi, delle terme e delle ville patrizie costruite ai tempi dell'occupazione romana, non restano che pietre soffocate dalla vegetazione.
- Quest'isola non appartiene a nessuno -dichiara Napoleone- e quindi è mia. Ci manderò dei soldati.
- Cosa? dice Campbell, Voi volete conquistarla?
- Già fatto, Colonnello.
E quando l'Imperatore, un mese più tardi, ci tornerà in forze, egli sogghignerà davanti al generale Drouot:
- Quest'occupazione farà scorrere l'inchiostro nelle cancellerie d'Europa! Quei signori diranno che non ho rinunciato alle conquiste.
Quel giorno, il 22 giugno, è quindi l'Incostant che trasporta Napoleone a Pianosa. Lo seguono in trenta: i suoi Ministri, la sua guarnigione militare, il suo gabinetto civile e perfino M.me Squarci, direttrice del guardaroba.
Il sottotenente di vascello Taillade, ammiraglio della flotta elbana comanda personalmente il brigantino. Granatieri e cacciatori formano il corpo di occupazione. E tutta questa gente s'incammina per il sentiero che partendo dall'ansa in cui sono sbarcati, si snoda fra alberi poco più alti dei viaggiatori.
La strada lascia rapidamente la costa e si addentra nell'entroterra.
Ci sono querce e olivi impolverati, palme meno bruciate di quelle dell'Elba e dei castagni i cui frutti spinosi coprono il terreno. Ci sono grotte profonde e tracce di tombe romane. Ecco delle montagnette dall'alto delle quali si scorge a ovest la Corsica e a sud Montecristo. Ecco infine delle sorgenti e una radura dove Napoleone fa accendere un fuoco per mangiare qualcosa di caldo insieme ai suoi invitati.
Si stende la tovaglia sull'erba. Si rimpinzano di pollo arrosto e di "bouillabaisse" fumante, annaffiano tutto con champagne e aleatico e brindano alla conquista.
- Qui, dice il conquistatore, costruirete un fortino, là una caserma. E allo stesso tempo delle case per gli agricoltori.
Gli agricoltori: ecco il vero motivo di questa annessione. La produzione di grano dell'isola d'Elba copre solo due mesi di fabbisogno. Senza importazione morirebbe di fame. Con Pianosa, resa nuovamente fertile come al tempo dei Romani, il Regno dell'Elba potrà vendere all'Italia, invece di acquistare.
Si seminerà grano, avena, si pianteranno gelsi e vigneti e si faranno grandi allevamenti di bestiame. Nell'antichità quest'isola passava per il corno dell'abbondanza. Gli Elbani l'hanno abbandonata, allora l'Imperatore decide:
- Farò venire cento famiglie straniere, povere ma volonterose, alle quali offrirò i mezzi per prosperare.
E incaricò un intraprendente Genovese di questa missione che non inizierà mai.
Nell'attesa bisogna fortificare le coste per impedire l'accesso ai pirati barbareschi.
Cento fantaccini e trenta artiglieri montano le tende. Essi portano otto cannoni, materiali da costruzione, bestiame e viveri. Insieme a loro sbarca il genio che, aiutato dai muratori elbani, mette in cantiere il forte, la caserma e il "castello" destinato al "governatore". Un comandante di nome Gothmann riceve questo titolo. Presto si comincia a sentire il rumore delle cazzuole e i canti dei compagni d'armi.
Sfortunatamente scoppiarono delle discussioni fra Gothmann e le truppe. Fiero della sua funzione di governatore, egli esigerà che si costruisca il castello prima del forte. Il luogotenente del genio gli obietterà che gli ordini di Napoleone sono altri: prima di tutto assicurare la difesa. E poi i soldati si lamentano anche del cibo. Il comandante Gothmann non tiene in alcuna considerazione le obiezioni del luogotenente.
La lite si inasprisce, i due uomini si scambiano minacce. Si batteranno a duello? Drouot, avvertito, arriva a Pianosa e impedisce ai due avversari di incrociare le spade.
Il 20 settembre Napoleone ritorna a Pianosa. Lascia Porto Longone dove cercava di cancellare la breve avventura di Madonna del Monte. Lui crede che gli Ebani gli rimproverino ancora di avere ricevuto Maria Walewska invece di Maria Luisa, e pensa che un soggiorno a Pianosa, seguito da uno strombazzante annuncio di progressi sulla colonizzazione, fermerà le malelingue. Del resto ci deve andare per rimettere ordine: Drouot nel suo rapporto lo supplica. Da Porto Longone egli invia un ordine alle autorità marittime di Portoferraio: che l'Incostant prenda il mare e costeggiando da nord verso nord-est venga a prenderlo a Porto Longone. Da lì il brigantino raggiungerà Pianosa con l'Imperatore a bordo.
Il sottotenente di vascello Taillade è sempre al comando dell'imbarcazione ed è qui che succedono quelle cose che fanno pensare che "l'ammiraglio" della flotta elbana sia una spia al soldo di Talleyrand. Peggio di una spia, un mercenario incaricato di afferrare Napoleone e trasformarlo in una nuova "Maschera di Ferro".
Nel registro dell'Isola d'Elba che si può consultare ai Mulini e che contiene gli ordini di Napoleone, figura questa consegna datata da Porto Longone all'epoca in cui l'Imperatore rimpiangeva la partenza di Maria Walewska:
"Tutta la mia cavalleria sarà agli ordini del mio primo ufficiale d'ordinanza. Egli mi accompagnerà sempre a cavallo munito di due pistole; egli comanderà le scorte e prenderà le necessarie misure di sicurezza. Egli si accorderà con il comandante della gendarmeria per posizionare i gendarmi al mio passaggio. Ci saranno sempre al seguito della mia carrozza cinque uomini di servizio a cavallo con le carabine e pistole cariche."
Come siamo lontani dalle cavalcate semi solitarie nella campagna!
Ugualmente lontani dalla cavalcata notturna con Alì e Perez da Marciana fino a Porto Longone inseguendo Maria Walewska. Quest'ordine è la prova che l'Imperatore era stato avvisato di un complotto.
Al momento in cui lo detta non ha ancora fissato la data di partenza per Pianosa. Ma Taillade, per ordine di Napoleone, naviga con l'Inconstant per andare a prenderlo a Porto Longone. Napoleone teme quindi un attentato in terra ferma e non in mare dal momento che non ha previsto l'imbarco della scorta di cui aveva appena ordinato la formazione.
Improvvisamente lo avvisano che uno sciabecco ha gettato l'ancora nella rada. Il reis di questo battello barbaresco è sceso a terra. Lo accompagnano due schiavi, due vecchi toscani convertiti al Corano, che gli fanno da interpreti. Tramite loro egli chiede l'autorizzazione di potere andare a "prostrarsi davanti al gran Dio della terra". Questo adulatore sapeva che Napoleone sarebbe stato oggi a Porto Longone?...
Il capitano del porto si richiama al regolamento sanitario: nessun passeggero proveniente dall'Africa può entrare in città prima che siano trascorsi quaranta giorni. Appena avvertito Napoleone lascia la cittadella a cavallo e protetto dalla nuova scorta, carabine e pistole in pugno, si dirige verso la banchina. Vedendolo l'Arabo incrocia le braccia sul petto e si prostra fino a terra. L'Imperatore lo saluta con la mano e si allontana. E quando il reis rimonta sul suo battello ai pescatori che gli chiedono se aveva intenzioni bellicose risponde - Oh no, io non dichiaro guerra a Dio.
Allora ci si può domandare: ma quest'africano era forse venuto per cercare conferma della presenza di Napoleone a Porto Longone?
Qualche giorno prima infatti il Bey di Algeri dichiarava a Sir Maconnel, console d'Inghilterra:
- Ho dato ordine a tutti i miei incrociatori di impadronirsi di tutti i battelli che navigano sotto la bandiera dell'Elba, e se dovesse capitare l'occasione, del sovrano stesso di quell'Isola.
Informato dallo stesso diplomatico che ricevette questa confidenza, l'ammiraglio inglese Hallowel la trasmette senza indugio a Sir Neil Campbell. E questi nel suo libro intitolato "Napoleon at Fontainebleau and Elba" scriverà più tardi una frase assai ambigua che fa credere che il Governo di Luigi XVIII non fosse estraneo alla decisione del Bey. Questo governo manteneva, come del resto il re d'Inghilterra, un consolato ad Algeri. All'occorrenza esso non poteva agire a viso scoperto, avendo approvato il trattato di Fontainebleau e l'articolo IV nel quale si dice che "tutte le Potenze si impegnano a impiegare i loro buoni uffici per fare rispettare da tutti gli Stati barbareschi il territorio e la bandiera dell'Isola d'Elba e perché nei rapporti con i Barbareschi essa sia considerata assimilata alla Francia."
Ora, all'epoca stessa in cui il Gabinetto di Parigi (se si sa leggere fra le righe di Campbell) complotta presso Algeri, la sua propaganda mette in giro la voce tendenziosa di un tentativo di sbarco africano nell'Isola d'Elba.
Infine il Cavalier Mariotti, nominato da Talleyrand console di Francia a Livorno, gli scriverà il 28 settembre, dunque una settimana dopo che l'Imperatore ha lasciato Porto Longone sull'Incostant:- Napoleone va sovente a Pianosa. Mi hanno assicurato che non essendoci alloggi in quella piccola isola, egli dorme a bordo. Sarà facile per Taillade prelevarlo e portarlo nell'isola di Santa Margherita.
- Sarà facile, dice Mariotti, e non 'sarebbe'. Questa frase al futuro e non al condizionale sembra dimostrare che Taillade si era venduto.
Salvo errori lo scenario si sarebbe dovuto presentare così: mentre i vascelli barbareschi assalgono le imbarcazioni elbane, e Luigi XVIII fa spargere la voce di un attacco all'Isola, Taillade s'impadronisce di Napoleone e lo trasporta a Santa Margherita (in quell'isolotto in territorio francese che si trova davanti a Cannes) dove patì la "Maschera di Ferro". Così il governo francese può farlo sparire per sempre.
Ma il colpo non riesce, senza dubbio o perché Taillade manca d'audacia o perché la sua coscienza è combattuta.
Pons de l'Hérault dubiterà sempre della sua fedeltà. Napoleone ignorava tutto delle sue intenzioni, reali o supposte, al punto di nominarlo nel testamento per un lascito di trentamila franchi.
Il 20 settembre 1814 Taillade lo conduce dunque a Pianosa. L'Imperatore ispezionò le truppe, gli operai e i lavori. Arbitrò la questione che divideva Gothmann dagli ufficiali. Egli restò cinque giorni sull'isola, dormì cinque notti a bordo de l'Incostant e non gli capitò niente di sgradevole.
Il 25 decise di rientrare a Portoferraio. Avrebbe potuto sbarcare a Fetovaia o a Marina di Campo e attraversare l'Isola in carrozza. Preferì invece raggiungere la capitale senza lasciare il brigantino. Questo dovette fiancheggiare le coste occidentali del regno e navigare per due giorni. Ah, se Taillade avesse voluto!
In fondo, bisogna dirlo, se Taillade avesse portato l'Imperatore a Santa Margherita avrebbe risparmiato alla Francia il grande macello di Waterloo e il Terrore. Eterne varianti del naso di Cleopatra.
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