Guarda gli orari e prenota on line il traghetto per l'Elba.
Traghetti Toremar, Moby Lines e Blu Navy.
Le migliori tariffe online dei traghetti per l'Isola d'Elba. Con Elbalink non paghi i diritti di prenotazione !
Informazioni sull' Isola d'Elba
Napoleone all'Isola d'Elba - l'Imperatore dell'Isola
Capitolo XI - Maria Walewska tra i monaci
"È partito questa mattina per una montagna un poco distante", aveva detto Vertrand a Madame al suo arrivo a Portoferraio, per spiegarle l'assenza dell'Imperatore.
La montagna di cui parliamo si chiama Monte Giove. Si alza all'interno dell'Isola, lontano dalla capitale; circa tredici chilometri a volo d'uccello, ventisei per la strada. Su uno dei versanti vivevano alcuni monaci. Si tratta dell'Eremitaggio della Madonna del Monte, ed è a questa Madonna che Napoleone va a domandare protezione per la piccola madonna che una volta chiamava "la mia sposa polacca."
Dopo il suo nuovo matrimonio ha frequentato poco questa compagna dei giorni felici. Delle sue numerose amanti fu senz'altro lei la sola che amò veramente. Si era data senza altra passione che la Ragione di Stato, e non senza difendersi all'ultimo momento. Una straniera che non cercava il favore del Capo e si abbandonava in pegno dell'indipendenza che egli prometteva alla Polonia, ecco due motivi per quali un uomo come lui la stimava. Napoleone disprezzava troppo le donne, che giudicava tutte "leggere" per non alzare su un piedistallo quella che aveva "peccato" per salvare la sua patria.
Ma dopo l'unione con una Asburgo, che dava al suo trono una stabilità che egli riteneva sicura, l'Imperatore temendo uno scandalo diradò i suoi incontri con Maria Walewska. A Fontainebleau e durante i giorni bui dell'abdicazione, spinse i suoi scrupoli fino a chiudere le porte alla madre del piccolo Alessandro Waleski, il loro bambino. Una notte intera lei attese invano, seduta su una poltrona. E se ne ripartì all'alba, senza aver potuto vedere il Vinto al quale avrebbe non avrebbe voluto portare che parole di conforto.
Per questo figlio clandestino, l'Imperatore a suo tempo aveva costituito un lascito di 170.000 franchi nel regno di Napoli. Murat nel 1814 aveva forse messo sotto sequestro questa rendita? La chiacchiera arriva alle orecchie di Maria che è determinata a lasciare la Francia e a partire per Napoli per difendere l'avvenire del bambino. Alcune voci la informano che Paolina complotta il riavvicinamento di Napoleone e di Murat. Pensando di richiedere l'appoggio del primo, invia suo fratello Teodor Laczynski all'Isola d'Elba, dove questo ambasciatore sbarca alcuni giorni prima di Madame Mère.
E bisogna credere che Teodor ha ottenuto il rientro nelle grazie di sua sorella, poiché Napoleone cerca di preparare un rifugio per lei su una "montagna un poco distante" quando Letizia arriva a Portoferraio.
Una settimana più tardi Napoleone di suo pugno, cosa assai rara per lui, scrive alla sua antica favorita:
"Maria, ho ricevuto la vostra lettera. Ho parlato a vostro fratello. Andate e Napoli a sistemare i vostri affari;
all'andata o al ritorno io vi vedrò con l'interesse che voi mi avete sempre ispirato, e così pure il piccolo di
cui mi si dice un gran bene: attendo con gioia di farmi forte e abbracciarlo.
Addio, Maria, cento cose affettuose."
Napoleone
il 9 agosto Portoferraio festeggia l'Assunta e il san Napoleone sei giorni dopo. Per questo anniversario della sua nascita l'Imperatore ha ordinato dei fuochi d'artificio. Ma li annulla all'ultimo momento. Queste attrazioni costano care e Napoleone dichiara che preferisce conservarle per l'arrivo di Maria Luisa e del Re di Roma.
- Li aspetto per i primi giorni di settembre.
Si illude ancora? Solo in parte. In tutti i casi gioca la commedia della fiducia.
Ci rimane una prova che non contava per niente sull'Imperatrice. Il 20 agosto, cinque giorni dopo aver annunciato il suo arrivo per l'inizio di settembre, invierà il capitano Herault de Sorbée a Aix-les-Bains. Questo ufficiale della Guardia è lo sposo di una delle dame d'onore di Maria Luisa. Ha per missione di convincere la ribelle, che continua le cure in compagnia del generale Neipperg, a ritornare sulla sua decisione di vivere in Austria.
Rendendo noto il prossimo arrivo di sua moglie, Napoleone vuol colpire lo spirito degli Elbani. Non si è ancora imposto a tutti, per esempio gli abitanti di Capoliveri rifiutano di pagare le tasse. E pensa che proclamando la venuta dell'Imperatrice consoliderà il suo piccolo trono dimostrando le sue intenzioni di rimanervi per tutta la vita. Maria Luisa dovrebbe servirgli da trampolino politico.
D'altra parte ha lanciato strali contro il malaffare, il concubinaggio, la prostituzione che ha sanzionato con multe. Per dettare la sua legge, un nuovo regime deve equilibrare il bilancio, spronare la virtù e praticarla. Ai Mulini l'Imperatore non invita mai gli ufficiali che sono stati raggiunti a Portoferraio da donne che non fossero le legittime spose. Ne ha perfino ordinato l'espulsione di qualcuna. Così si trova in una strada senza sbocco. Uscito dalle sue labbra, per ragioni di stato, l'annuncio del prossimo arrivo di Maria Luisa è uscito dal palazzo: tutto Portoferraio attende la sua Sovrana. Darà dunque l'Imperatore il cattivo esempio accogliendo la sua amante di fronte a tutti?... Allora andrà a nascondere la "sposa polacca" in alto al monte Giove, in mezzo ad una foresta che non può essere raggiunta se non attraverso un sentiero deserto, nel centro della macchia e così lontana da tutti centri abitati: gli elbani lo raggiungono in processione, una volta all'anno, per andare a pregare la Madonna del Monte sorvegliata dagli eremiti.
*Napoleone ignorò il sentiero che sale all'eremitaggio e prese invece la strada che conduceva ai suoi piedi.
Snodandosi fra colline e vallate, a picco su scale scoscese questa strada corre a tratti lungo il mare e a tratti se ne allontana. Oltrepassata la Biodola, spiaggia di sabbia fine, la carrozza dell'Imperatore si avvia verso un'altra borgata chiamata Procchio. Attaccate a pendii circondati da cactus, le vigne degradano fino alla costa. I piani inclinati si raddrizzano di colpo e la carrozza supera una percorso a mezza costa che domina il mare per circa sette chilometri. Il viaggiatore vede da lontano le ombre dell'Italia e improvvisamente, ad una curva della strada, l'ambiente cambia. Una discesa circondata da pini conduce al piccolo porto di Marciana Marina. Al termine della spiaggia una torre cilindrica dà il secolare saluto dei Medici. Napoleone è a diciotto chilometri da Portoferraio ed ora lascerà la costa e percorrerà le due leghe e mezzo che lo separano dal Monte Giove.
Nuovo sforzo per i cavalli che faticano non poco a superare la salita. I loro ferri mandano scintille sulle pietre della strada che sale. In certi punti il fogliame striscia sui vetri della carrozza: una vera foresta vergine che oscura il giorno. Pini, larici, profumo di trementina, vecchi castagni tessono un velo intorno all'Imperatore. Scendendo da un sole che i rami nascondono agli occhi, raggi scintillanti attraversano di tanto in tanto la volta della vegetazione illuminando la polvere delle foglie e formano righe bianche nel mezzo della pista.
A Poggio la vettura si ferma.
Si tratta di un villaggio appollaiato su un picco che emerge dagli alberi. Vecchie case si accavallano intorno ad una sorgente la cui acqua rimbalza in cascatelle sulle rocce rosse.
Napoleone ha sete. Scende dalla berlina per sgranchirsi le gambe, chiede a Marchand, il suo primo valletto, di immergere la sua tazza di cuoio nella fontana. E beve quest'acqua deliziosa, naturalmente effervescente, molto fresca ma non ghiacciata, che incita l'Imperatore a continuare.
- Un'altra tazza, Marchand!
Da sempre Napoleone soffriva di una leggera ritenzione d'orina. Durante le guerre, la sua scorta si stupiva di vederlo spesso appoggiato contro un albero nella paziente attesa che la vescica ribelle volesse ben vuotarsi. Questo poteva durare anche cinque minuti. Ora, dopo aver bevuto alla sorgente di Poggio, l'esiliato constata nelle due ore seguenti un miglioramento così imprevisto e singolare che ritornò a berne. Avendo nuovamente lo stesso risultato ordinò di trasportare alcune botti di quest'acqua miracolosa alla Casa dei Mulini, a San Martino ed alla cittadella di Porto Longone. Più tardi deciderà di sfruttare la fontana, diventata oggi oggetto di una industria fiorente, con soddisfazione dei numerosi malati che seguono la cura...
Spenta la sete, Napoleone rimonta in vettura e, dopo due chilometri, arriva al termine della strada percorribile con la carrozza: Marciana Alta.
Perché questa borgata si chiama Marciana Alta così come il piccolo porto in cui il sovrano si era fermato un'ora prima si chiama Marciana Marina? All'epoca in cui i Barbareschi venivano a razziare donne e ragazzi a Marciana Marina (900 in una sola giornata del XVIII secolo), quando si intravedevano le vele africane all'orizzonte gli abitanti salivano a rifugiarsi a Marciana Alta. Ciascuna famiglia di Marciana Marina possedeva una casa-rifugio a Marciana Alta, dove i pirati non osavano arrischiarsi a causa della distanza dalle loro tartane.
Ecco dunque l'Imperatore che salta giù dalla berlina, in questo pittoresco rifugio a 325 metri d'altezza e che dista dal mare meno di una lega a volo d'uccello: ora è quasi deserto per la buona ragione che nessun attacco barbaresco è annunciato.
Il piccolo campanile batte mezzogiorno. Il caldo torrido non invita certo a salire fino alla Madonna del Monte. Prima di tutto bisogna immagazzinare le forze e idratare il corpo. I domestici stendono una tovaglia sotto gli alberi del bosco lì vicino. Dal calesse portavivande prendono i cesti delle vettovaglie e i fiaschi di aleatico. All'ombra dei castagni, i cui rami pieni di foglie danno una freschezza relativa, Napoleone ed il suo piccolo seguito iniziano a ristorarsi. Subito dopo affronteranno l'erta salita che sotto il sole a picco conduce all'eremitaggio. Qui l'Imperatore spera di poter nascondere Maria Walewska quando sbarcherà a Portoferraio.
Soltanto quattro uomini sono al corrente del segreto di questo arrivo: Marchand, Mameluk Alì, e i capitani Bernotti e Paoli, ufficiali di ordinanza. E fanno tutti parte della comitiva. Lasciano cocchieri, domestici e carrozze a Marciana Alta e si dirigono con il loro capo verso la strada che porta alla Madonna. Larga circa due metri, essa è fatta di ciottoli e di pietre piatte irregolari, separate da solchi sui quali i nostri cinque viaggiatori si storcono i piedi e le caviglie. La salita è molto ripida. Il sentiero si snoda in larghi tornanti sul fianco della montagna a strapiombo sulla piccola carovana. A destra il pendio scende fino al mare lontano, la massa liquida sembra immobile e verniciata. Eriche basse bordano lo stradello. Felci circondano rocce grigie, consumate dal tempo e arrotondate come giganteschi palloni. Sotto il sole rovente, i cinque sono fradici di sudore.
Per fortuna intravedono una rifugio di legno un po' più alto di un uomo.
- Sediamoci là, dice l'Imperatore. Finalmente un po' d'ombra, che delizia.
Ma non ci si può fermare tutta la giornata! Allora avanti. Ed eccoli di nuovo bruciati dai raggi che ostacolano il loro cammino...
Per fortuna, un'altra nicchia d'ombra.
A questo punto la strada continua più o meno diritta. Ora si intravedono altre garitte. Bernotti ne conterà dodici, ciascuna a una certa distanza dall'altra e Napoleone capisce che sono le stazioni della Via Crucis, le soste della processione annuale.
Lo spettacolo ricompensa la fatica. Man mano che salgono i cinque uomini abbracciano con lo sguardo un paesaggio che si fa sempre più grandioso: tutto il nord e l'ovest dell'isola, il mare fino a perdita d'occhio. Al profumo delicato dei ciclamini si unisce quello caratteristico della menta. La solitudine è totale, il silenzio ha qualcosa di tragico. Non un canto d'uccello, un fruscio di piante: non c'è un alito di vento.
Ammutoliti, i compagni dell'Imperatore avanzano con precauzione. Sarebbe facile attaccarli, ucciderli, far sparire i loro corpi...
Molto in alto, davanti al piccolo gruppo una roccia color inchiostro, a forma di becco d'aquila, sembra essere la meta di questo pellegrinaggio. Sfiniti dal caldo si chiedono se riusciranno mai a raggiungerlo.
Ancora dieci minuti ed il sentiero dopo una curva s'inoltra nel bosco. Il gruppo imperiale si addentra sotto un tunnel di castagni. La sensazione è di deliziosa freschezza, ma gli occhi accecati da tre quarti d'ora di pieno sole fanno fatica ad abituarsi all'ombra. Napoleone arriva infine all'eremitaggio della Madonna del Monte a 627 metri d'altezza.
Egli guarda, col fiato corto, la cappella di rinzaffo rosa e bianco, il campanile con il tetto merlato, le campane visibili attraverso le grate del palazzo moresco. Pieno di grazia e di umiltà, il monastero invecchia sotto gli alberi d'alto fusto centenari. Un rumore incantevole accarezza le orecchie: proviene da un ruscello e da tre fontane che gorgogliano al centro di tre bacini scolpiti. Occorre dire che l'Imperatore vi immergerà la sua tazza di cuoio con l'impazienza di un carovaniere che ha trovato un'oasi? I suoi compagni vi immergono le labbra senza troppe cerimonie.
I monaci accorrono poco numerosi. Cinque o sei uomini in saio si chinano davanti all'ospite imprevisto. Quale onore per questi eremiti!...
Amichevolmente Napoleone batte la mano sulle loro spalle e ride insieme a loro. Ma all'improvviso i suoi tratti si irrigidiscono. Fra gli alberi vede il mare e in lontananza la cara Corsica natia. Una lacrima gli scende silenziosa. L'asciuga con un dito e si avvicina ad una roccia che spunta da terra.
- Su questa pietra, dice, farò costruire una poltrona in muratura.
Questo trono, la "Sedia di Napoleone" avrebbe sfidato l'erosione e sarebbe durato fino ai nostri giorni. L'Imperatore doveva -durante le sue numerose escursioni all'eremitaggio- passarvi ore ed ore seduto, nella commossa contemplazione della Corsica. Da questo punto la si vede così bene che si possono indovinare le case.
Più tardi l'esiliato ordinerà di alzare un semaforo per poter comunicare con segnali ottici con i suoi compatrioti. Di questa antenna il tempo non lascerà che il basamento, un'ammasso di pietre ancora oggi chiamato "il telegrafo di Napoleone".
*
In che modo l'Imperatore riuscì a nascondere l'arrivo dell'amante ed a condurla in questo rifugio da eremiti?
Per spiegare questa vera propria congiura, occorre fare una piccola inchiesta.
Proprio al limite del bosco dove pranzò il 2 agosto 1814, prima di arrampicarsi sul Monte Giove, si trova l'ultima casa di Marciana Alta. Sulla sua facciata è fissata oggi una targa di marmo. Essa annuncia ai passanti:
In questa casa
Proprietà di Cerbona Vadi
Maire di Marciana
ebbero stanza ospitale gradita
> dal 21 al 23 agosto 1814
NAPOLEONE IL GRANDE
e
dal 25 agosto al 5 settembre 1814
SUA AUGUSTA MADRE
Il Comune di Marciana
A memoria dei posteri
1894
Il contenuto di questa iscrizione, in un posto simile, fa riflettere. La giovane Polacca arriverà il 1° Settembre e lascerà l'Isola due giorni più tardi. Queste quarant'otto ore le vivrà nell'eremitaggio della Madonna, che si trova a 627 metri di altezza e che non può essere raggiunto senza attraversare il paese di Marciana Alta. Mentre l'Imperatore ospiterà la sua amante là in alto, "LETIZIA RAMORINO, SUA AUGUSTA MADRE" abiterà la casa di Cerbona Vadi, situata in basso, dove resterà "dal 25 agosto al 5 settembre" a montare la guardia all'entrata del sentiero che sale alla Madonna.
Ma Napoleone non lascia niente al caso, mai autorizzerebbe Madame Mère a viaggiare senza seguito e senza scorta. In questa storia di incontri galanti, Letizia ed il suo corteo serviranno da protezione e da alibi all'Imperatore. Non soltanto la presenza dei soldati intimidirà gli indiscreti, ma a maggior ragione il soggiorno di Madame a Marciana Alta coprirà quello di suo figlio a Madonna del Monte, situata 300 metri più in alto e che, ripetiamo, non può essere raggiunta senza attraversare il villaggio. Si crederà che Napoleone stia con sua madre, mentre egli sarà più lontano e più in alto.
E Napoleone organizzerà questa messa in scena venendo, qualche giorno prima, a ricevere presso Cerbona Vadi "una apprezzata ospitalità dal 21 al 24 agosto", escursione che fa seguito al giro di ricognizione che egli effettua il 2 (ed al quale abbiamo appena assistito) - il giorno stesso che Letizia sbarca a Portoferraio.
Così, protetto dalle indiscrezioni, e dalla sua stessa condanna contro l'adulterio e rinforzato dal falso annuncio dell'arrivo della legittima consorte, Napoleone pensa di poter accogliere tranquillamente la sua "sposa polacca" ed il piccolo Alessandro Walewski, loro figlio.
*
L'intrigo si presenta un po' come un romanzo poliziesco, ma senza morti. I personaggi sono numerosi. Il complotto
per tenere a bada l'opinione pubblica si svolge così:
Le cinque del pomeriggio. Da una finestra sul giardino della casa di Cerbona Vadi, Napoleone ispeziona l'orizzonte con un cannocchiale. Dall'alto di questo giardino la vista si estende sulla vallata di Marciana e sul mare lontano. A lato dell'Imperatore si trova il capitano Bernotti, ufficiale d'ordinanza. Nel salone vicino Madame Mère parla con la contessa Bertrand e con il signor. Traditi, sindaco di Portoferraio.
- Guardate quella vela, grida Napoleone a Bernotti.
C'è poco vento, il veliero impiega tempo ad ingrandire davanti agli occhi dei due osservatori. Quando lo vede dirigersi ad est, l'Imperatore dice:
- Andate, Bernotti. Conto su di voi.
Il capitano conosce gli ordini. Deve galoppare da Marciana Alta fino a Portoferraio: cioè 26 chilometri. A Portoferraio deve prendere una carrozza a quattro cavalli, tre cavalli da sella, otto muli, il personale necessario e dirigerli verso San Giovanni, cioè percorrere 6 chilometri. Là, nel posto stabilito, situato nella posizione più deserta della rada, e dove Bernotti ha appuntamento con il Gran Maresciallo, deve attendere nella notte l'arrivo del brigantino. Con un fuoco di fascine acceso sulla spiaggia deve avvertire della sua presenza il capitano della nave. Allora una scialuppa calata dal brigantino, complici le tenebre, porterà a riva Maria, suo figlio, sua sorella e suo fratello. Bertrand e Bernotti li faranno montare nella carrozza e si dirigeranno insieme alla piccola scorta verso l'interno dell'isola e quindi verso Marciana Alta. Senza attraversare la capitale i viaggiatori arriveranno al villaggio in incognito, alla luce di qualche torcia. E dal villaggio, questa volta insieme con Napoleone, prenderanno il cammino dell'eremitaggio.
L'ufficiale di ordinanza si attiene a questo programma. Verso le nove di sera arriva a San Giovanni con gli equipaggi. Il generale Bertrand lo raggiunge con un po' di ritardo: lasciando la casa dei Mulini si è incrociato, primo intoppo, in diversi notabili che, avendo visto il battello, sono venuti a domandargli dove avrebbe condotto l'Imperatrice. Non senza fatica, Bertrand li ha persuasi che nessun visitatore di rango era atteso quella sera.
Arriva dunque a San Giovanni dopo Bernotti. Il brigantino ha gettato l'ancora a due gomene dalla costa. Maria aveva noleggiato questo trasporto a Napoli dove aveva visto Murat. Ella naviga di contrabbando senza passaporto, vedova del vecchio Walewski da due mesi, ormai libera e sperando con tutto il cuore che Napoleone, che deve ben conoscere il tradimento di Maria Luisa, farà della "sposa polacca" una sposa elbana e la terrà con lui.
Con questa speranza, la signora Walewska prende terra in un campo di ulivi. Un velo di tulle maschera la sua figura. Tiene il figlio per mano; sua sorella e suo fratello le sono accanto. Alla luce di un fanale riconosce Bertrand e gli porge la mano per un bacio. I viaggiatori entrano nella carrozza con il Gran Maresciallo. Bernotti sale in sella e dà il segnale di partenza.
Il piccolo corteo trotta per oltre due ore...
Al momento in cui si intravedono le prime case di Marciana Marina si imbattono in una lanterna mobile e tre cavalieri.
- L'Imperatore! esclama il cocchiere tirando le redini.
Impaziente, Napoleone non aveva saputo attendere a Marciana Alta. Affiancato da Mameluk Alì e dal capitano Paoli ha corso il rischio di essere riconosciuto ed ha galoppato per molti chilometri.
Scende dal suo cavallo e apre la porta della berlina. Bacia le mani di Maria e di Emilia, stringe quelle di Teodoro, abbraccia il piccolo Alessandro che dorme sul sedile risvegliatosi solo a metà. Bertrand cede il suo posto a Napoleone, inforca la cavalcatura imperiale e rimette l'equipaggio in strada. Verso mezzanotte si arriva finalmente a Marciana Alta.
Nella casa del sindaco Cerbona Vadi tutti sembrano dormire. Letizia, il suo ciambellano Colonna d'Istria, la sua servetta Saveria non vengono disturbati dai rumori del corteo imperiale. Questi d'altra parte si sono fermati assai lontano. Anche la scorta di Madame Mère è immersa nel sonno.
Eppure... la porta si apre e l'ombra di Fanny Bertrand raggiunge i nuovi venuti che scendono a terra. Non servono più le carrozze: per salire all'eremitaggio della Madonna bisogna camminare a piedi o a dorso di mulo.
Quella notte le ninfe del Monte Giove videro uno spettacolo curioso: una carovana illuminata da due torce che risaliva la pista pietrosa. In testa avanza Napoleone, a dorso di mulo e col figlio fra le braccia. Subito dopo Maria Walewska, Emilia Laczinska e la contessa Bertrand anch'esse a dorso di mulo. Seguono a piedi Teodor Laczynski, il Gran Maresciallo, Bernotti, Paoli e infine tre soldati che guidano i muli carichi dei bagagli della "bella famiglia polacca". Per arrivare in cima i cospiratori dell'amore ci impiegarono non più di mezz'ora.
*
Fra l'eremitaggio e la cappella Napoleone aveva fatto montare una tenda sotto a quale aveva fatto preparare una
cena per la sua amante. Era un tendone di dimensioni rispettabili perché dieci invitati vi stavano a loro agio.
Oltre Maria e la sua famiglia, l'Imperatore aveva invitato il gran maresciallo e la signora Bertrand, il sindaco
Traditi, il capitano Bernotti e Paoli. Il valletto Marchand ed il falso Mameluk Alì assicuravano il servizio. Ci
si mise a tavola verso l'una di notte, alla luce delle fiaccole.
Piccola, bionda e delicata, la signora Walewska portava un vestito di faille grigio molto attillato sotto i seni, una sciarpa di ermellino le copriva le spalle. I suoi occhi erano splendenti. Napoleone la giudicava più bella e più donna che mai e si domandava con inquietudine se a lei lui invece non sembrasse più grasso, più giallo in viso e più calvo.
Intorno alla tavola non vi fu alcuna allusione all'idillio imperiale. Si parla della traversata del brigantino, del mare e della tranquillità dell'Isola d'Elba. Così pure del nuovo governo francese che Teodoro afferma essere poco popolare. Per compiacere il suo ospite, questo fratello di Maria si è messo la sua uniforme di colonnello. Napoleone chiama la sua vecchia favorita "Signora contessa" ed ella risponde "Sire" oppure "Vostra Maestà". Solo il piccolo Alessandro, che sonnecchia fra una portata e l'altra, fatica non poco ad osservare l'etichetta. Lo si sente dire al padrone di casa che lo stuzzica: "lasciami mangiare in pace, papà imperatore!"
Tutti si ritirano dopo il dessert. Nell'eremitaggio Napoleone ha fatto preparare le camere per Maria e per Emilia, che ha soltanto diciotto anni. Con cortesia i monaci hanno ceduto il posto e si riposano nelle celle.
Per l'Imperatore e per il Gran Maresciallo sono state montate due tende in giardino. La contessa Bertrand, il colonnello Laczynski ed il sindaco di Portoferraio ridiscendono a Marciana dove dorme Madame Mère. Due soldati li scortano con le torce.
Marchand spegne le torce della tenda in cui avevano cenato. Napoleone riguadagna il suo letto da campo. Mameluk Alì si allunga ai suoi piedi su una stuoia.
Grazie alle Memorie di questo Egiziano d'occasione la storia può immaginare quelle che fu la notte dell'Imperatore. Una pioggia fine iniziò a picchiare sulla tela della tenda e lo svegliò. Senza dubbio dormiva con un occhio solo. (Si sa che poteva assopirsi in piena battaglia, malgrado il rombo del cannone.)
Improvvisamente scoppiò il temporale. Lampi rischiaravano il bosco, tuoni impressionanti si schiantavano al suolo. Forse Napoleone pensava che Maria avesse paura poiché Mameluk lo vide alzarsi, buttarsi il mantello sulle spalle e uscire velocemente.
"E non sarà che all'alba, scrive il fedele Saint Denis, che l'Imperatore rientrerà."
* È completamente chiaro, adesso.
- Bernotti, grida Napoleone uscendo dalla sua tenda mezzo vestito.
L'ufficiale accorre in maniche di camicia, le guance coperte di sapone da barba.
- Dove eravate, capitano?
- Nella sacrestia, Sire, e stavo radendomi, dovrebbe ben vedersi!
- Voi vi radete nel Tempio di Dio? Un uomo che non rispetta la religione non è un buon soggetto. Non dimenticatelo!
Gli ordina di affrettarsi a finire la sua toilette per accompagnarlo a Marciana. E rientra nella sua tenda per completare la propria.
Marchand si presenta dopo poco annunciando che Foureau de Beauregard, il medico di corte, sta arrivando da Portoferraio "per offrire i suoi servizi all'Imperatrice ed al Re di Roma".
Napoleone sussulta.
Il valletto gli riferisce le parole del dottore. Gli abitanti della capitale hanno intravisto il brigantino; da indiscrezioni hanno appreso che ne sono scesi una signora con ragazzino in pantaloni corti. Dato che l'Imperatore aveva accennato qualche giorno prima che sua moglie e suo figlio sarebbero arrivati all'inizio di settembre, i Portoferraiesi non hanno alcun dubbio che si tratti di loro.
Comprendono che Napoleone, nella sua impazienza di rivedere la sua piccola famiglia l'abbia fatta venire a Marciana Alta "dove risiede attualmente sua madre" (Ecco l'alibi). Ma preparano immediatamente il ricevimento per la sovrana e per il piccolo principe.
- Naturalmente, aggiunge Marchand, non mi sono preso la responsabilità di ingannare Monsieur Purgon. L'ho lasciato all'entrata del bosco che aspetta il beneplacito di Vostra Maestà.
Napoleone stringe le labbra. Ecco una incrinatura alla cospirazione così ben costruita.
- Bah! Andate a cercare il conte Alessandro. Dopo di lui, ma solo dopo di lui, fate entrare il dottore.
Marchand accompagna il bambino. L'Imperatore si siede su una seggiola davanti alla tenda e lo prende sulle ginocchia.
Marchand de Beauregard appare, cappello in mano con fare cortigiano.
- Allora, esclama Napoleone come lo trovate?
- Sire, trovo che il Re è molto cresciuto!
A buona ragione: il piccolo Alessandro ha quattro anni e mezzo, un anno in più del Re di Roma. Fortunatamente i due figli di Napoleone si assomigliano un poco.
L'Imperatore inizia la conversazione, lasciando il medico impantanarsi nel suo errore. Sorridendo del suo scherzo congeda infine Foureau de Beauregard, non senza ringraziarlo della sua visita.
- Però, dice con fare complice, non parlate a nessuno né della madre né del ragazzo. Per ragioni particolari devono rimettersi in viaggio senza passare da Portoferraio. Ritorneranno più avanti.
*
Rimettersi in viaggio...
Sì, Napoleone ha deciso di far tornare Maria sul continente. "L'amore -scriverà Caulaincourt- fu raramente per lui un bisogno e forse anche un piacere... La signora Walewska gli è piaciuta a Varsavia. Gli ha conservato più affetto e ricordi che a qualsiasi altra. Ma tutti questi piaceri passeggeri non l'hanno mai occupato al punto di distrarlo un momento dagli affari di stato."
E nel 1814 lo Stato si trova all'Isola d'Elba. Per i sudditi del monarca esiste una sola donna: Maria Luisa. Una seconda sposa comprometterebbe il suo trono: sacrificherà quindi la Polacca. E se l'Austriaca si ostina a non venire, il suo sposo vivrà come un eremita - almeno agli occhi delle folle.
Il 2 settembre, il giorno dopo quella notte in cui riapprezzò probabilmente le grazie dell'antica amante, l'Imperatore le comunicò che doveva ripartire. Abituata alle rinunce Maria accetta questa separazione senza cedimenti. Le espose i suoi motivi nel corso di una passeggiata solitaria, sotto gli alberi di Monte Giove. Portava il piccolo Alessandro sulle spalle e parlava camminando.
Maria lo ascoltava in silenzio. Lei sapeva che l'Imperatrice non avrebbe raggiunto suo marito. E pensava (ecco le parole che pronuncerà più avanti):
"Poiché egli sa che i Francesi sono già stanchi del loro nuovo governo, che alcune nazioni già sotto la sua dominazione lo rimpiangono quando lo comparano a quello degli attuali capi, considera temporaneo questo suo esilio."
Indovinando che sarebbe rientrato in Francia e che Maria Luisa sarebbe rimasta in Austria, Maria Walewska si consolava di dover lasciare l'Isola dopo due giorni soli dal suo arrivo. Può darsi che accarezzasse la speranza di un ripudio della sposa infedele dopo la restaurazione imperiale e di vedere la "sposa polacca" elevata al rango di morganatica. La vedova del colonnello Walewski era libera davanti a Dio ed agli uomini.
L'affetto dell'Imperatore per Alessandro la rinforza in questa idea. Vede Napoleone giocare a nascondino con suo figlio e rotolarsi con lui sull'erba. Padre e figlio ridono a crepapelle.
Rientrati all'eremitaggio sente il suo amante dettare un invito agli ufficiali polacchi della sua Guardia. Per questi compatrioti di Maria viene tolta la consegna del silenzio. Il luogotenente, colonnello Germanowski, il comandante Skupieski e diversi ufficiali verranno a cena questa sera.
Passa qualche ora ed ecco che le tuniche rosse arrivano all'eremitaggio. Terminate le presentazioni ci si mette a tavola. Traditi, Bertrand e sua moglie sono ancora del gruppo che si raduna nella stessa tenda della cena della sera prima. E così pure Peyrusse, occupato con i suoi conti da far vistare.
Al dessert Napoleone domanda al luogotenente Zielenluencicz, ben noto nello squadrone per il suo talento di flautista:
- Avete con voi il vostro strumento?
- Si Sire, risponde l'ufficiale diventando scarlatto.
- Allora, presto, una polka o una mazurka!
La sorella di Maria, che non ha ancora diciannove anni, esclama:
- Suonate la Krakoviak! La ballerò con Teodor!
Il flautista inizia. Il suono è sottile, ma la voce degli altri cavalleggeri lo rinforza, lo accompagna, finisce per dominarlo. Maria aggiunge la sua al concerto che inizia. Ben presto tutte le mani battono per ritmare la musica. Nell'uniforme di colonnello, Teodor oscilla le spalle e si piega sulle caviglie. Con sua sorella compie dei giri di danza in mezzo al cerchio formatosi davanti alla tenda, alla luce delle fiaccole. Tutto il folclore polacco risuscita all'eremitaggio. Eccitati dal vino, dai loro ricordi, dalla nostalgia e dalla bellezza della danzatrice che ha degli stivaletti ai piedi e la cui gonna, ballando, scopre le ginocchia, gli ufficiali del Nord alzano il timbro della voce e ne seguono il canto. La presenza dell'Imperatore non li intimidisce più. Clac, clac! le mani cadenzano la Krakoviak! Il contagio prende gli Elbani ed i Francesi. La signora Bertrand, anche se ha partorito da poco, domanda ad un lanciere di farla ballare. Maria si getta a sua volta in questa coreografia popolare e vi trascina il suo amante imperiale, i cui passi maldestri fanno ridere gli astanti. Traditi e Bertrand imitano Napoleone; l'eremitaggio è diventato un cabaret slavo dove si canta e si fanno giravolte, ci si agita e si battono le mani alla luce delle fiamme che consumano crepitando i legni resinosi.
*
Ora siamo alla seconda ed ultima notte degli innamorati del Monte Giove. Gli invitati sono ritornati a Portoferraio
o Marciana. La calma e la solitudine si sono riappropriate della Madonna del Monte. Tuttavia Napoleone non lascia
più la sua tenda. Senza dubbio teme, al contatto inebriante di Maria, di soccombere al desiderio di trattenerla
vicina.
La mattina presto una staffetta lo sveglia portandogli un plico di Drouot.
Molto lungo questo messaggio, e quanto inquietante!...
Napoleone lo legge seduto sul bordo del suo letto. Mameluk Alì vede il suo padrone impallidire.
Il "Saggio della grande Armata" non ha peli sulla lingua. Fra le righe secche e pur tuttavia rispettose, l'Imperatore riscopre la ricorrente ramanzina del suo professore di morale. Cosa dice Drouot?
I marinai del brigantino sono scesi a terra. Da loro la popolazione sa adesso che la passeggera, di cui ignorano essi stessi il rango, tratta come figlio un bimbetto che l'accompagna e che questi parla alle volte di "papà imperatore". Nei lineamenti di Teodor Laczynsky, uno dei palafrenieri che aveva trasportato i bagagli, aveva creduto di riconoscere Eugène de Beauharnais. Una vera folata di polvere percorre Portoferraio. L'entusiasmo raggiunge il culmine. Gli abitanti si opporranno alla partenza dell'Imperatrice e del Re di Roma.
A questa notizia Napoleone ha un momento di sgomento. Prendendo una penna scarabocchia subito una lettera destinata a Drouot. Che il brigantino tolga l'ancora immediatamente. Che esca dalla rada e guadagni l'alto mare per far pensare ad una vera partenza. Ma virando verso est costeggi ad una buona distanza e vada a mettersi alla fonda al largo di Marciana Marina. La signora Walewska lo raggiungerà con una scialuppa quando la notte avrà con il suo velo nero chiuso tutte le finestre da cui si sarebbe potuto vedere la giovane donna.
La staffetta parte con questo messaggio in tasca.
In quel momento appare Maria. Entra sotto la tenda e, augurando appena il buon giorno, prega Mameluk Alì di lasciarla sola con l'Imperatore. Gli parla con tono di rimprovero:
- Non mi avevate detto che eravate a corto di fondi! L'ho saputo da M. Peyrusse. E così vi ho portato questo.
E appoggia un pacchetto sul tavolino.
- Avete del denaro? si stupisce l'Imperatore.
- Ho di che ricavarne. Sono gioielli che non metterò mai più, visto che Voi mi cacciate.
Ella li prende dai loro astucci: Napoleone riconosce il collier che lui stesso le aveva regalato per la nascita di Alessandro e così pure delle spille, degli orecchini, dei braccialetti. Una vera fortuna.
Davanti ai gioielli che l'amante gli tende, riflette un momento. Senza dubbio pensa a Paolina, grazie ai cui gioielli aveva potuto acquistare San Martino. Borbotta infine:
- Peyrousse avrà mie notizie!... La vostra offerta potrebbe offendermi. Tenete il vostro tesoro. Se avessi proprio necessità sarei ricorso a Madame Mère. E sarò io, al contrario, che vi rimborserò le spese di questo viaggio. No, non protestate! Ve li farò avere stasera prima della vostra partenza.
- Ah si! questa sera... E abbassa la testa.
Rialzandola grida improvvisamente:
- Sono venuta ad offrirti la mia vita. Dammi una piccola casa dove vivrò nascosta, lontano da te, ma pronta a correre appena mi chiami!
- Andiamo... Sai che questo è impossibile! L'Isola non è che un gran villaggio.
Maria insiste ma è inutile. Poi lascia la tenda trattenendo le lacrime.
* La sera, scoppia un temporale ancora più violento della sera prima. Al largo di Marciana Marina è apparso il brigantino di Maria. Non può attraccare al molo, perché l'acqua non è abbastanza profonda. Napoleone lo sa e ha previsto che la sua famiglia polacca s'imbarchi con una scialuppa.
Sbattuto dalle onde, il veliero gira intorno alle ancore, dalla riva si distinguono le luci agitate dalla burrasca.
È notte fonda quando la berlina che trasporta Maria e i suoi arriva sulla spiaggia. Reggendo le torce, un plotone di cavalleria circonda la vettura e lotta contro il vento. L'Imperatore non ha accompagnato la sua amante; l'ha salutata a Marciana Alta, dopo averla costretta ad accettare tremila franchi.
Il comandante del porto, stupefatto di vedere dei personaggi quasi ufficiali dirigersi verso una barca con un tempo simile, proibisce loro di salirvi. La tempesta potrebbe capovolgere l'imbarcazione prima che raggiunga il brigantino! La pioggia scende a raffiche, spegnendo le fiaccole. Che fare?
Bernotti si innervosisce. È lui che comanda la scorta e l'Imperatore gli ha dato un ordine formale: imbarcare la signora Walewska, a tutti i costi. Sotto la pioggia scrosciante il poveretto finisce per prendere una decisione un po' folle: con segnali ottici, difficilmente maneggiabili, riesce a comunicare con il comandante del brigantino. Che il vascello riprenda il mare e contorni l'isola, da ovest a est. Che ritorni in direzione di Portoferraio, ma non ci si fermi; che passi al largo della capitale, e che vada a doppiare il capo Vita, punta estrema a nord dell'isola. E che infine il brigantino scenda verso sud est per andare a gettar l'ancora nella baia di Porto Longone. In questa baia, riparata dal vento, forse la Signora Walewska riuscirà finalmente a imbarcarsi.
Sì, ma prima dovrà raggiungere Porto Longone.
Inizia un viaggio massacrante. Maria e i suoi compagni lo intraprendono insieme a Bernotti e alla scorta. Bisognerà attraversare tutto il territorio elbano, da ovest a sud est; percorrere più di trenta chilometri su strade illuminate a squarci dai fulmini, sotto una pioggia torrenziale, in una vettura che scivola, tirata da cavalli terrorizzati dal temporale, e che i conducenti fanno fatica a trattenere; fiancheggiare precipizi, superare ponti traballanti, prendere delle curve strettissime, ma, soprattutto, non chiedere aiuto a nessuno, l'Imperatore esige il segreto totale su questa storia.
L'Imperatore ignora tutto di questa situazione, ma non è per niente tranquillo. Dopo aver accompagnato Maria a Marciana Alta è ritornato all'eremitaggio. Lassù pensa: "Ho fatto uno sbaglio a mandarli con un tempo simile". Ad uno degli ufficiali d'ordinanza, il luogotenente Perez, ordina di correre a Marciana Marina e di bloccare la partenza.
Perez scende dalla montagna. A Marciana Alta monta in sella e, a seconda della violenza della pioggia e del vento, un po' al galoppo, un po' al trotto, arriva coperto di fango a Marciana Marina. Non trovandovi i viaggiatori, si informa. E il comandante del porto gli indica il loro nuovo luogo di imbarco: Porto Longone.
Quando torna dall'Imperatore, e lo mette al corrente, costui non esita un secondo.
- Anche da Porto Longone, non voglio che lei si imbarchi!
Chiama allora Mameluk Alì , e insieme a Perez, si slanciano sotto la pioggia scrosciante giù per il sentiero dell'eremo. A Marciana Alta tutti e tre montano a cavallo. Inizia allora un'incredibile corsa contro il tempo ma anche contro la tempesta, il vento e il terrore.
Napoleone non è più l'Imperatore, non è neppure il sovrano d'un regno da Don Chisciotte: sotto la pioggia scrosciante ormai è solo un uomo innamorato che teme per la vita della sua donna.
Che spaventosa cavalcata! Simili a centauri, i tre uomini bruciano i trenta chilometri. All'alba, arrivano a Porto Longone sudati, fradici, impastati di fango. Troppo tardi! Malgrado la tempesta, Maria si è imbarcata. Le autorità marittime hanno tentato di impedirglielo, ci hanno provato pure suo fratello e sua sorella. Invano. La donna, determinata, ha esclamato:
- È un ordine dell'Imperatore!
Il brigantino viaggia ormai in mare aperto, non lo si vede più dalla costa.
Così Napoleone non ritroverà la calma che otto giorni più tardi, quando una lettera gli comunica il felice arrivo a destinazione della sua famigliola polacca...
Questi otto giorni, ed anche quelli che seguono, fino al 20, Napoleone li passa a Porto Longone, che non osa più lasciare. Nella cittadella, chiamata pomposamente "Castello" se ne sta a rimuginare la propria delusione, i rimpianti, la vergogna al pensiero dei commenti degli elbani sulla sua avventura.
La tristezza d'aver perso Maria gli impediscono di tornare nuovamente all'eremo, dove l'assenza della giovane donna gli sarebbe insopportabile. Non vuole nemmeno rientrare a Portoferraio, perché quest'uomo, un tempo coraggioso persino sotto il tiro dei cannoni, teme ora gli sguardi.
Gli sguardi degli ufficiali della sua Guardia, che -gli è stato riferito- hanno firmato un documento, redatto dal Colonnello Mallet, in cui esigevano che l'Imperatrice restasse all'Elba con il piccolo Re di Roma.
Gli sguardi dei suoi sudditi, ai quali lui stesso aveva promesso una regina per gli inizi di settembre, e che videro in realtà solo l'ombra di un'amante e di un figlio illegittimo entrare per la scala di servizio e fuggire dalla finestra.
Non sapeva che i suoi soldati, i suoi veterani, che gli rubavano persino l'uva e gli davano del tu, avevano finito per imporre la loro visione delle cose agli elbani: "In fin dei conti, visto che l'Austriaca lo lascia solo, avrà ben diritto d'offrirsi una polacca in compenso!"
Sperando che il tempo avrebbe cancellato la sua avventura, Napoleone partì per Pianosa il 20 settembre. Quest'isolotto, situato a tredici chilometri dalla costa, Napoleone l'aveva già visitato due volte, e l'aveva dotato di una truppa. Vi ritornò, quindi, un po' per nascondersi, un po' per ispezionare la piccola guarnigione. Laggiù era probabile che non avessero saputo nulla dell'idillio di Madonna del Monte. Ci si vivevano altre storie, che cerchiamo ora di far rivivere tornando indietro nei mesi.
Traghetti per l'Isola d'Elba: risparmia con il nostro sistema di prenotazione!
Noleggi all'Isola d'Elba: prenota online!
(hotel, campeggi, residence, appartamenti, case in affitto all' Isola d'Elba)
Cerca la sistemazione all' Isola d'Elba adatta alle tue esigenze, utilizza i campi qui sotto:
Iscriviti alla newsletter, riceverai periodicamente le notizie sull' Isola d'Elba che piu' ti interessano.
