Le migliori tariffe online dei traghetti per l'Isola d'Elba.
Informazioni sull' Isola d'Elba
Napoleone all'Isola d'Elba - l'Imperatore dell'Isola
Capitolo X - "Speriamo che durri"
Il passaporto che aveva permesso alla "Signora Vedova Carlo Bonaparte" di esiliarsi a Roma ci dà i suoi dati segnaletici. Sessantaquattro anni, un metro e cinquanta, capelli grigi, occhi bruni... Tutto questo è sufficiente per immaginare -da un punto di vista fisico- quella che i cortigiani chiamavano l'Imperatrice madre? Benché vi si trovasse scritto: "Segni particolari: Nessuno", si potrebbe aggiungere "Parla francese con accento italiano." Valerie Masuyer, dama d'onore della regina Hortense preciserà nelle sue Memorie: L'accento di Madame Mère mette nelle sue parole un senso che non avrebbero in un'altra bocca.
"Speriamo che durri!" diceva Letizia quando suo figlio dettava legge in Europa. Nel 1814 questo non durrava più.
A Roma, un messaggero le consegnava questo piego del gran maresciallo.
Porto-Ferrajo, 17 giugno,
Signora,
non ho ricevuto che il 14 la lettera del 2 giugno che Vostra Altezza mi fa l'onore di scrivermi. L'Imperatore ha
lui pure ricevuto una vostra lettera. Io vi ho scritto ieri, così come a S. E. il Cardinale (Fesch, fratellastro
di Letizia) via Livorno. Approfitto della partenza del bastimento per Civitavecchia per scrivere di nuovo a Vostra
Altezza. L'Imperatore sarà contentissimo di vedervi all'Isola d'Elba e ha fatto preparare per voi un appartamento.
Se Vostra Altezza dovesse imbarcarsi, sia a Civitavecchia, sia Livorno, l'imperatore manderà un brigantino per
accoglierla e condurla qui. Il brigantino è bello e comodo.
Si trattava dell'Inconstant, consegnato dalla Francia (come sappiamo già) al posto della corvetta promessa con il Trattato di Fontainebleau.
Perché Napoleone, che non scrive lui stesso a sua madre - pensa di mandarla a prendere a Civitavecchia o a Livorno, quando la traversata da Piombino è molto più corta e meno rischiosa di cattivi incontri con i Barbareschi? Perché Civitavecchia e Livorno sono il punto di incontro dei volontari che vengono clandestinamente arruolati dai reclutatori dell'Isola d'Elba. L'Inconstant li imbarcherà con Letizia: l'utile ed il dilettevole, presso Napoleone, vanno sempre di pari passo.
Ma Campbell, che ci tiene a giocare il suo ruolo, anticiperà il brigantino a Livorno e cercherà Madame per condurla con un battello britannico. Così potrà impedire di imbarcare per l'Elba qualsiasi individuo non voluto. Viene incaricato il Grasshopper (la Cavalletta), corvetta che distacca dalla flottiglia incaricata del controllo inglese intorno all'Isola. Questo dettaglio dimostra come l'Imperatore fosse ben controllato.
Dalle sue spie, sir Neil Campbell sa che la vecchia signora ha lasciato Roma per Livorno. Vi sbarca nel momento in cui ella arriva in carrozza. Raggiungendola all'Hotel Gran Bretagna, dove ella è discesa con il suo seguito, il colonnello inglese la invita a salire sul Grasshopper quando essa lo desidererà.
Nel suo giornale egli nota la sera stessa:
"Visita a Madame Mère in compagnia del capitano Battersby, comandante del Grasshopper. Ella si è alzata dalla sua poltrona al nostro arrivo, anche se con fatica e ci ha fatto sedere vicino. Ho chiamato la mamma di Napoleone con il titolo di Madame e Altezza. Essa si è dimostrata molto gentile e senza ostentazioni."
Nel suo albergo, Letizia si fa registrare sotto il nome di signora Dupont. Questo pseudonimo con ha ingannato nessuno. Ben presto una moltitudine di persone si raccoglie sotto le sue finestre; e questa folla che l'applaudiva quando Napoleone regnava sull'Europa, prodiga a sua madre fischi e insulti.
Due giorni più tardi, quando la signora "Dupont" ed il suo seguito monteranno in carrozza, un popolo ostile le accompagnerà fino al porto. Letizia resterà impassibile, la sua dignità intatta sotto lazzi ed motteggi. Il coraggio non l'abbandonerà: ella ricorda sovente l'epoca in cui, ancora giovane donna e pure incinta, combatteva armi in pugno per l'indipendenza della Corsica.
A brodo del Grasshopper, Campbell ed il comandante si sforzano con atteggiamenti pieni di rispetto di farle dimenticare le offese di Livorno.
Il seguito di Madame comprende cinque persone: il suo ciambellano Colonna d'Istria, il generale Nansouty, le signore de Blou-Chadenac e Blanchier, infine la sua domestica Saveria.
La traversata dura fino a sera. Letizia la passa sul ponte, seduta su una poltrona. Quando la nave si avvicina alla meta, si fa prestare il cannocchiale dal capitano Battersby. Salendo sull'affusto di un cannone, con grande agilità (racconterà Campbell) cerca di vedere, fra il Forte della Stella e quello del Falcone la Casa dei Mulini che l'inglese indica con un dito.
Intanto il Grasshopper entra in rada, gira introno alla vecchia torre del Passanante e getta l'ancora nella darsena. Da un canotto partito dal porto che abborda la corvetta, salgono per lo scalandrone i generali Bertrand e Drouot. Fa buio adesso. Dalla nave Letizia non vede che le luci intermittenti della capitale.
- Perché, dice la viaggiatrice, l'Imperatore non si presenta in persona davanti alla sua mamma?
- Vostra Altezza, risponde Bertrand, voglia ben scusare Sua Maestà. L'Imperatore vi ha atteso invano per tutta la giornata di ieri. Pensando che voi aveste ritardato la vostra venuta è partito questa mattina per una montagna piuttosto distante. Non ritornerà che domani mattina.
Una montagna piuttosto distante! Letizia non comprende che suo figlio abbia preferito un'escursione all'abbraccio di sua madre. Ma una ragione c'é. Si tratta della Madonna del Monte, eremitaggio arroccato sulle pendici del Monte Giove, dove Napoleone prepara l'alloggio clandestino di Maria Waleska che deve arrivare prossimamente. Persino Bertrand e Drouot ignorano gli oscuri motivi del loro capo. Come spiegare la sua assenza?
La naturale dignità di Madame riprende il sopravvento, maschera la sua delusione e scende con i generali nella scialuppa. Accostano all'imbarcadero nelle ore in cui tutto Portoferraio si riposa dal lavoro e passeggia sulle banchine. La visitatrice e le sue dame montano su un calesse. Campbell e gli ufficiali la seguono in un'altra carrozza. Scortata da cavalieri con torce, il corteo sale ai Mulini fra una doppia fila di abitanti che l'acclamano.
Letizia dorme al primo piano, ormai pressoché terminato. E l'indomani 3 agosto abbraccia suo figlio che corre, subito dopo essersi tolto gli stivali, nella sua camera.
Quello stesso giorno egli la condurrà a casa sua, Casa Vantini.
*
Questa Casa Vantini appartiene al ciambellano che porta questo nome. Si tratta di una modesta dimora. La facciata
coperta di crepe, con finestre protette da inferriate, allinea le sue pietre in Via Ferrandini, stradina in ripida
salita pavimentata in granito e senza marciapiedi. Come era lontano il palazzo parigino di Sua Altezza Imperiale e
Reale, Madame Mère, Protettrice Generale delle Istituzioni di beneficenza dell'Impero Francese!
La stradina saliva direttamente dalla Salita Cosimo de Medici, cioè dalla Piazza d'Armi e dal sagrato della cattedrale. E Casa Vantini si nascondeva tutta in cima alla salita, non lontano dal "Palazzo" dell'Imperatore.
Partendo dalla strada, una corta scala conduce al piano rialzato sopraelevato, che diventa primo piano in fondo all'appartamento a causa del pendio della strada. Passata l'anticamera si entra nel salone.
Attualmente si vede, su uno dei muri di questa stanza, una targa di marmo piuttosto pretenziosa. Redatta da un antico proprietario proclama in lettere d'oro:
GIORGIO MANGANARO
diventato proprietario di questa casa
fa sapere ai posteri
che nel 1814 e 1815
è stata dimora di
LETIZIA BONAPARTE
e con lei, al crepuscolo
quella di
NAPOLEONE
Questa affermazione non è esatta: Napoleone non ha abitato mai qui. Ma bisogna pensare che il suo nome, appiccicato al muro lusingava la vanità del "proprietario" Manganaro. Questo megalomane era forse discendente di Giuseppe Manganaro, il luogotenente che vendette San Martino all'Imperatore? Non si sa...
Una tenda a trompe-l'œil drappeggia le sue larghe pieghe introno al salone. Questo genere di decorazione simboleggiava forse le intenzioni napoleoniche di restare nell'isola poiché le si ritrovano in tutte le case imperiali? Picchetti e gagliardetti sostengono il tendale. Sopra le sei porte, di cui due false (un altro un trompe-l'œil) montano la guardia alcuni fasci littori che i diversi proprietari, dal 1814 ad oggi, non hanno cancellato. Anzi, sembra che le pitture vengano restaurate ogni dieci anni.
La camera di Letizia è decorata in modo analogo. Le poltrone ed il tavolino erano in stile Impero. Per quanto riguarda il letto si trattava di una maestosa piattaforma in mogano con baldacchino a colonne arricchito di bronzi dorati.
Le altre tre sale ed il corridoio non hanno niente di maestoso. Riesce molto più facile immaginarvi il signor Vantini che non Madame Mère.
La contabilità di Peyrusse ci fa sapere che la vecchia signora pagava 200 franchi di affitto al mese. Questo rappresenta circa 60.000 franchi leggeri del 1959, cioè 7.200 franchi pesanti all'anno. È caro. Il ciambellano riceveva molto di più di quello che valeva la sua casa.
La Madre ha vissuto in questa casa giorni senza storia. Pensando che il figlio avrebbe regnato sull'Isola per il resto dei suoi giorni, organizzò la sua esistenza in funzione di questa certezza.
Arrivò a farsi spedire da Parigi una piccolissima parte dei suoi mobili: tredici poltrone in velluto rosso avevano le sue preferenze: le teneva coperte con una fodera togliendole solamente nei giorni di ricevimento. Con le sue dame d'onore faceva tappezzeria. Con suo figlio e con i generali giocava a carte o a reversi.
Aprì la sua porta ai notabili dell'Elba, il suo borsellino a tutti i miserabili. Un tempo avara, diventò prodiga. Sopratutto con i Corsi che richiamavano la sua attenzione. Ai poveri regalava soldi. Agli altri prometteva delle prebende che Napoleone ratificava. Grazie a lei i Corsi finirono per essere i padroni del porto, della piazza, della giustizia, della gendarmeria, della dogana e perfino del clero. Era felice a Portoferraio? Respirava la stessa aria del suo paese natale, parlava l'italiano senza che la canzonassero. Nelle strade dove passeggiava con le sue dame la salutavano rispettosamente. E quando l'Imperatore la portava al galoppo sulle sue carrozze, godeva delle ovazioni riservate a suo figlio.
Questa quiete la riempiva di buon umore. In un momento di euforia ella offrì a Napoleone tutti i suoi gioielli che la signora Blanchier, del suo servizio d'onore, era andata a prendere a Roma. L'Imperatore rifiutò questa generosità e non accettò che una spilla di brillanti per il fodero della sua spada.
Donna semplice, Letizia invitava per la merenda i borghesi della città. La sua affabilità non scendeva mai fino alla confidenza: "riceveva con nobiltà - scriverà Pons de l'Hérault. Era veramente la madre del Re dei re: si sarebbe detto che ella ancora troneggiasse, tanto dignitosamente si rappresentava incutendo rispetto. Ho visto personaggi più intimiditi di fronte a lei che davanti all'Imperatore".
Tutte le domeniche la piccola corte assisteva al "risveglio" di Napoleone. Il generale Bertrand, gran maresciallo del palazzo, regolava il cerimoniale come se fossero ancora alle Tuileries. L'Imperatore si recava quindi, accompagnato dai suoi ciambellani, dai suoi dignitari e dai suoi ministri al "risveglio" di Madame. Dalla Casa dei Mulini a Casa Vantini è una passeggiata di un minuto. Il corteo imperiale vi arrivava a piedi ed il figlio rendeva alla madre, in vestaglia, gli omaggi che aveva appena ricevuto lui stesso. La conduceva quindi alla messa, alla "cattedrale" dove officiava monsignor Arrighi, il "cugino".
Napoleone colmava la Madre di attenzioni. Quando in inverno la accompagnava a Porto Longone o a Marciana, effettuava il viaggio non più in calesse -lui che adorava il soffio del vento- ma in una carrozza tutta chiusa per evitare alla madre le correnti d'aria.
Per la prima volta, dopo la Rivoluzione, sollecitava il suo parere, i suoi consigli e il... suo denaro. Molto previdente, lei aveva messo via, durante l'Impero, il suo appannaggio. Lei possedeva una bella fortuna, in Europa ma sopratutto in Italia e mise questa ricchezza a disposizione del figlio. Luigi XVIII non pagava la rendita promessa e la cassa di Peyrusse non poteva accontentarsi delle rendite delle miniere, delle imposte, delle proprietà. Doveva dunque liberarsi delle truppe, far tornare in Francia una parte della vecchia guardia? No, perché Madame apriva la cassaforte.
Se si deve credere al barone Larrey, Madame contribuì al piccolo regno con 500.000 piastre. La piastra, moneta toscana, valeva 5 franchi e 61 centesimi. Letizia versò dunque 2.805.000 franchi, cioè circa 8.420.000 franchi pesanti attuali. Per una donna che si diceva avara!...
Ma lei non accumulava più per l'avvenire, persuasa di morire all'Isola d'Elba. Non diceva più "Speriamo che duri!", convinta che sarebbe durato.
Traghetti per l'Isola d'Elba: risparmia con il nostro sistema di prenotazione!
Noleggi all'Isola d'Elba: prenota online!
(hotel, campeggi, residence, appartamenti, case in affitto all' Isola d'Elba)
Cerca la sistemazione all' Isola d'Elba adatta alle tue esigenze, utilizza i campi qui sotto:
Iscriviti alla newsletter, riceverai periodicamente le notizie sull' Isola d'Elba che piu' ti interessano.
