Fahrpläne und On-line Buchungen der Fähren nach Insel Elba. Toremar, Moby Lines und Blu Navy Fähren.
Die besten Online Preise für Fähren nach Elba
Infos über Insel Elba
Napoleon auf Elba Imperatore dell'Isola d'Elba
Capitolo IX - L'"angelo consolatore"
Cinque giorni dopo l'arrivo delle sue truppe a Portoferraio, Napoleone si trovava in visita da Pons a Rio Marina. Verso le due del pomeriggio si sentirono alcune salve d'onore sparate dai cannoni del Forte della Stella. Trasalirono, ma non di meno continuarono la loro conversazione. Sessanta minuti più tardi una staffetta senza fiato entra da Pons e dice:
- Sire, la Letizia ha appena gettato l'ancora. Si tratta di una fregata napoletana e Sua Altezza Imperiale la principessa Borghese è a bordo.
- I miei cavalli, grida Napoleone alzandosi molto emozionato. Sua sorella lo raggiungeva, finalmente. Ella manteneva la promessa fatta durante l'incontro a Bouilledou, in Provenza.
A dire il vero la giovane donna non aveva questa intenzione quando, cinque giorni prima, si era imbarcata a San Rafael sul Letizia. Partiva per Napoli, volendo vivere accanto alla sorella Carolina sposa di Marat. Che questo avesse tradito Napoleone sembrava non darle affatto pensiero. Ma una tempesta aveva obbligato la sua nave a rifugiarsi, il 1° di giugno, nella rada di Portoferraio.
Ignorando questi dettagli, l'Imperatore galoppava fino a Magazzini, dove un'imbarcazione lo condusse sul Letizia. Alla sua apparizione l'equipaggio salì sui pennoni e fece sentire i cinque "Urrah!" regolamentari e l'acclamazione "Evviva il Re!" Due minuti più tardi Napoleone e Paolina si abbracciavano.
Le salve, le grida e l'arrivo della nave attirarono i Portoferraiesi nella darsena. Quando il canotto con l'imperatore e la principessa accostò all'imbarcadero verso le sette della sera, una folla entusiasta li applaudì. Sbagliandosi, diversi curiosi urlarono: "Viva l'Imperatrice!"
Raccolti sulle banchine i notabili elbani accolsero la visitatrice. Le campane unirono i loro suoni al tiro dei cannoni. Radioso Napoleone esclama:
- Signora, voi pensavate che mi trovassi su un'isola selvaggia! Guardate i miei sudditi! Guardate bene! e notate quanto sono ben apprezzato!
In pubblico, evidentemente, non le dava del tu.
Un calesse li condusse alla Casa dei Mulini. In quel periodo i lavori non erano ancora terminati. Non potendo alloggiare Paolina al primo piano, Napoleone prestò la sua camera. Lui stesso dormi nel suo letto da campo montato in una camera vicina.
*
In questo inizio di giugno il calore era insopportabile. Portoferraio aveva ben poco verde e non si sapeva dove
rifugiarsi. A mezzogiorno la temperatura sfiorava i 35 gradi. La zona meno calda si trovava nel mezzo dell'anfiteatro,
nel quartiere della Piazza d'Armi; Drouot abbandonava la sua casetta del Forte della Stella e affittava un
appartamento presso il signor Cantini, in Piazza del Gran Bastione. A sud le sue finestre si aprono sulla darsena.
A nord sulla piazza. Da quest'ultimo posto poteva, alzando gli occhi, intravedere le impalcature della Casa dei
Mulini in costruzione, che pagava la sua altezza e l'isolamento con una temperatura eccessiva. "Un vero e proprio
forno" notava Pons de l'Hérault.
Circostanza aggravante, soffiava lo scirocco. Proveniente dall'Africa, si annunciava generalmente per un abbassamento di pressione che metteva i nervi a fior di pelle. Portava alle volte temporali danteschi. Quando scoppiavano i tuoni l'Isola dava l'impressione di voler sprofondare nei flutti. Pioggia da fine del mondo trasformava scale e strade in cataratte. Cadeva per tutta la notte facendo uscire nugoli di moscerini. Il giorno dopo il sole riappariva, ancora più caldo della vigilia. C'era da diventare pazzi.
- Voi non potete restare qui, dichiara Paolina a suo fratello, il giorno dopo il suo arrivo.
Napoleone la guarda. Nuda sotto un vestito di velo, la principessa si fa vento, indifferente agli sguardi dei fedeli dell'Imperatore che vedevano il delicato splendore delle sue forme attraverso la leggera stoffa. Ella aggiunge:
- In campagna, nei boschi, esistono certamente dei posti più freschi dove voi potreste istallarvi durante l'estate.
- A meno di due leghe, risponde Napoleone, si trova la foresta di San Martino. È un rifugio di freschezza, rispetto a Portoferraio. Nel mezzo vi si trova un granaio che appartiene, insieme ai boschi circostanti ad un luogotenente del 35° battaglione di linea. Si chiama Manganaro e sarebbe d'accordo di vendermi il tutto se avessi i soldi per pagarlo. Un preventivo è già stato fatto dal mio architetto. Per trasformare il granaio in villa abitabile e naturalmente per risarcire Manganaro occorrerebbero 180.000 franchi. Dove volete che li prenda?
Un po' più tardi, trovandosi sola con il generale Bertrand, Paolina aprì la sua cassetta dei gioielli. Prende un sacchettino di diamanti e lo consegna al Gran Maresciallo.
- Prendetelo, dice, ecco con che cosa pagare il luogotenente Manganaro, l'architetto e l'impresa.
Senza dubbio, agendo così, la principessa dimostrava una rara generosità. Tuttavia non bisogna dimenticare che la sua fortuna era legata alla generosità dell'Imperatore e che offrendogli i mezzi per lasciare Portoferraio durante il caldo estivo, ella non faceva che rendergli in minima proporzione quello che in vent'anni aveva ricevuto da lui.
Lo stesso giorno, -il 2 giugno- la principessa ripartiva per Napoli. Il 3, secondo alcuni storici. Ma è importante? Paolina lascia l'isola dopo una o due notti e questa improvvisa fuga sorprende gli elbani. Pons de l'Hérault scrive: La sua partenza diede luogo a mille e mille storie, una più fantastica dell'altra. Ha litigato con Napoleone? Ha rifiutato quel famoso incesto che i loro nemici politici denunciarono senza prove? Suo fratello la convinse a partire perché la sua presenza sarebbe stata di ostacolo alla venuta di Maria Luisa? Il grande scudiero Caulaincourt, rimasto in Francia, affermerà nelle sue Memorie:
- L'Imperatrice era restia a prendere in considerazione l'Isola d'Elba come dimora fissa, ma non si mostrava contraria ad andarvi in visita. Ella temeva, e non ne conosco le ragioni, quelli che lei chiamava gli intrighi della principessa Paolina.
Senza dubbio Maria Luisa non ignorava che sua cognata aveva in passato, spinto una damigella d'onore nelle braccia di Napoleone.
Non si può escludere che il motivo della partenza di Paolina sia stato di ordine politico. Approfittando del suo passaggio in rotta per Napoli, l'Imperatore la incaricò probabilmente di una missione per Murat. Da suo cognato, passato al nemico, il re dell'Elba sperava di ottenere un ripensamento. Temeva che potessero portarlo via dalla sua isola per deportarlo assai più lontano. Con le sue truppe avrebbe potuto difendersi per alcuni giorni, non per settimane. Da Napoli all'Elba la distanza non è troppa: in caso di attacco Murat avrebbe potuto arrivare in suo soccorso.
Il prefetto Anglès scriverà d'altra parte a Luigi XVIII, nel novembre seguente: "Malgrado la riservatezza che la paura ispira a Murat e può darsi anche a Bonaparte... si pensa che i due siano d'accordo: la principessa Borghese, che si è recata da Napoli a Porto-Ferrajo sarebbe stata la negoziatrice d questo riavvicinamento."
"Si è recata da Napoli a Porto-Ferrajo": questa lettera è dunque posteriore al ritorno di Paolina all'Isola d'Elba. La principessa vi sarebbe in effetti ritornata cinque mesi dopo prendendo possesso del primo piano dei Mulini. Pons la chiamerà allora "l'angelo consolatore."
Nel frattempo, ella insisteva con la madre perché la vecchia signora raggiungesse Napoleone. Le scriveva a Roma dove la Madre si era rifugiata: "Sembra desiderarlo molto, mi ha incaricato di dirvelo."
Decisa a fare il viaggio, Letizia sta già facendo i preparativi. "Angelo consolatore" di altro genere, sarebbe arrivata a Portoferraio il 2 agosto.
*
Intanto Napoleone, grazie alla vendita dei gioielli di Paolina, faceva costruire la sua villa di San Martino.
Preso da una frenesia che il calore di Portoferraio faceva aumentare, mandava il suo architetto, venti muratori e
ventiquattro granatieri al vecchio granaio, che prendeva poco a poco l'aspetto di una casa di campagna per un
piccolo borghese. A piano terra vennero istallati i servizi comuni e la cucina; al primo i locali di abitazione.
Dato che la costruzione si adagia sul fianco della collina, vi si poteva entrare altrettanto bene dal primo piano,
le cui finestre posteriori fungevano da porte, che dal piano terra, la cui facciata dava sul giardino.
I locali di abitazione comprendevano otto stanze: tre per Napoleone, tre per il gran maresciallo del palazzo, uno per il Consiglio dei Ministri, uno infine come sala di ricevimento. Tutte furono ammobiliate grazie al furto commesso a spese del principe Borghese. Così lo stile impero si mescolò con quello fiorentino; così l'Imperatore ebbe una stanza che evocava le Tuileries, un gabinetto di lavoro che ricordava la Toscana ed un anticamera austera. Quando voleva fare un bagno, alzava il coperchio di una botola posta nel mezzo del suo ufficio. Scendeva per una piccola scala che conduceva alla sala da bagno. Sopra il suo bagno fece dipingere un affresco un po' licenzioso. Questa donna, nuda, vista di fronte, il busto appoggiato su un gomito e le gambe allungate, non dissimulava nulla delle sue grazie. Teneva in mano uno specchio e sembrava ripetere quelle parole, scritte sotto di lei: Qui odit veritatem, odit lucem, "Chi odia la verità, odia la luce." Napoleone si stava avviando verso la senilità? A quarantaquattro anni, sarebbe stata precoce!...
Altri dipinti, molto più ufficiali, davano lustro ai muri della sala da ricevimento della villa o "Sala Egizia". In questo grande salone di otto metri e cinquanta per otto metri, l'Imperatore fece dipingere colonne e timpani coperti da geroglifici (tutto questo come trompe-l'œil) e anche pannelli con prospettive di moschee, di palmeti, di beduini accovacciati sotto le loro tende e perfino una carica di mammalucchi al galoppo. Sulla sabbia del deserto il pittore firmò così: Ravelli fecit 1814.
La leggenda vuole che l'Imperatore, facendosi imprestare il pennello dall'artista, dipinse lui steso questa massima della della sua filosofia: Ubicumque Felix Napoleo, cioè: "Napoleone è felice dappertutto".
I dipinti e le due iscrizioni sono ancora visibili oggi. I colori sono vivi, brillanti e pieni di ottimismo. Ma una lastra di vetro, fissata recentemente, difende l'affermazione napoleonica dal fanatismo dei visitatori. Pochi sono i visitatori che con un gesto automatico, non allunghino la mano per toccarlo. Il pannello viene pulito tutti i giorni per togliere le impronte delle mani.
Colori altrettanto vivaci rallegrano il "Salone del Consiglio". I ministri vi deliberano seduti su seggiole di colore diverso: oro per l'Imperatore, blu, verde, giallo, bianco e rosso per i suoi segretari di Stato. Sul soffitto volano due colombe, legate da un nastro "il cui nodo si stringe man mano che esse si allontanano". Simbolo immaginato da Napoleone, i due uccelli rappresentano Maria Luisa e lui stesso. Contava ancora sul suo arrivo? È lecito dubitarne. Tanto più che la sua camera, vicina a questa, aveva un letto singolo.
Nell'appartamento del conte Bertrand, al contrario, il letto del gran Maresciallo era a due piazze. Il generale, in effetti, attendeva sua moglie, la "grande Fanny", come tutta la corte la chiamava. Imparentata da parte di madre a Giuseppina, Fanny Dillon deve a questa lontana parentela la sua unione con Bertrand. Napoleone in persona aveva imposto questo matrimonio, anche se la giovane fanciulla aveva risposto all'offerta imperiale: "Come Sire, sposare Bertrand, questa specie di scimmia?"... Diventata la moglie di questa specie di "scimmia" non aveva tardato ad adorarlo. A tal punto che la regina Hortense scriveva nelle sue Memorie: "La signorina Dillon aveva slancio, elevatezza di sentimenti e nobiltà; ma esagerata nella sua devozione, ella dimostrava particolarmente la sua vivacità nell'amore eccessivo per suo marito." Evidentemente per Hortense, che tradiva il suo assai sovente, l'amore coniugale della Signora Bertrand sembrava una follia. Napoleone aveva un debole per questa giovane donna: a Sant'Elena proverà invano a corteggiarla.
Rifugiata a Chateauroux, città natale di suo marito, lasciò la famiglia il 13 luglio per raggiungere il conte all'Isola d'Elba. Portava con sé i suoi tre bambini, di sei, quattro e tre anni. Incinta, sopportava male il viaggio. A Bourges, il prefetto la fermò per perquisirla. Aiutato da un poliziotto venuto da Parigi, questo funzionario aprì i bagagli della contessa perquisendo anche sotto le panche delle carrozze. Il ministro dell'Interno gli aveva ordinato di sequestrare duecentocinquanta lettere che la viaggiatrice, si diceva, portasse a Napoleone. Ne trovò dodici e le confiscò mentre la signora Bertrand protestava invano. Con le sue fantesche ed i suoi cocchieri ella dovette rifare i bagagli sul bordo della strada.
Anche se brutale e poco galante, questo rigore aveva una ragione. A Chateauroux fermentava il bonapartismo. Il padre, il fratello, il cognato del gran maresciallo tenevano accesa la fiamma imperiale. Il nome di Bertrand rappresentava un segno di riconoscimento. Partita da Chateauroux una canzone faceva il giro della Francia:
Il tuo nome vivrà nella nostra storia,
Oh tu che malgrado il pericolo,
Fosti il suo compagno di vittoria,
Adesso lo sei dell'esilio!
Bertrand la tua memoria ci è cara.
Nei luoghi dove tu hai ricevuto il giorno
Noi ripetiamo con amore
Napoleone, Gloria e Patria!
Arrivata a Portoferraio, Fanny fu condotta nella casa Comunale, dove abitava il conte. Apprendendo che egli si trovava a San Martino, ella vi si fece condurre in carrozza.
Terminate le effusioni, ella comunicò a Napoleone la morte di Giuseppina, che risaliva al 29 maggio. Conoscendo già la triste notizie, non dimostrò particolari emozioni. Mormorò solamente "Ah! Ella è adesso felice. " Ma toccò la catena da orologio, intrecciata con dei capelli della povera donna ed un lungo brivido lo scosse...
A metà agosto Fanny partorì un maschietto. L'iscrizione nello stato civile venne fatta dal sindaco Traditi, con Drouot e Cambronne che facevano da testimoni. Questo bambino non doveva vivere che tre mesi. Il suo piccolo corpo venne murato nella Cattedrale di Portoferraio, senza alcuna lapide.
La signora Bertrand faticò molto a riprendersi da questo choc. Prese in odio l'Isola d'Elba e la triste espressione del suo sposo dimostrava che egli soffriva con lei.
"Ella viveva estraniata da tutto - scriverà Pons- quasi sempre a casa sua come madre e sposa. Non faceva visite. Apriva la porta a chi si presentava ma non faceva visite di cortesia."
Poi, parlando dei suoi rapporti con Napoleone: "L'Imperatore -dirà- era pieno di attenzioni per la contessa Bertrand. Le faceva visita frequentemente e se appena era indisposta, chiedeva sue notizie diverse volte al giorno."
Ella non lasciava il Comune che per andare a San Martino. Nel giardino della "villa" l'Imperatore si complimentava per il suo buon aspetto - modo camuffato per dirle: "Come siete bella". Insieme ammiravano il magnifico paesaggio: a destra ed a sinistra montagne verdeggianti, a sei chilometri Portoferraio, i suoi forti e la sua insenatura.
In questo giardino Napoleone piantò un bagolaro con le sue mani. Per questo alberello egli ebbe tenerezze paterne. Lo bagnava, lo potava, lo guardava crescere. A Campbell dichiarò un giorno, non senza ironia:
- Quando il mio bagolaro sarà alto, farò con il suo tronco l'albero di una nave con la quale ripartirò per conquistare il mondo!
In fondo questo alberello, gli serviva da alibi. Un uomo che pianta un bagolaro, che lo cura e lo misura tutti i mesi non dà l'impressione di volerlo lasciare. Il nome italiano di questa pianta assomiglia al nome francese di blague, scherzo. Napoleone piantò il suo per ingannare Campbell?... Non è da escludere.
Fähren nach Insel Elba: sparen mit unserem Online-Buchungssystem !
(Hotels, Campingplätze, Residenzen, Bed & Breakfast, Ferienwohnungen auf der Insel Elba)
Suchen Sie die Unterkunft auf der Insel Elba die Ihren Wünschen entspricht, füllen Sie die Felder hierunter aus:
Schreiben Sie sich bei unserer Newsletter ein. Sie bekommen dann periodisch die Informationen über die Insel Elba die Sie interessieren zugeschickt.
