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Napoleon & Island of Elba - the emperor of Elba
Capitolo IV - Alla ricerca di un alloggio
Per capire i fatti e le azioni di Napoleone a Portoferraio è utile una descrizione un po' più dettagliata di questa capitale. Sappiamo che è costruita a forma di anfiteatro in cui i gradini più elevati di questo semicerchio girano le spalle al mare, mentre i rimanenti scendono fino al porto situato proprio nel centro del territorio a causa della sinuosità della rada.
Questi gradini sono delle strade sospese. ???? Una fra le tante, cambiando nome ogni due o trecento metri si snoda sui fianchi interni dell'anfiteatro in maniera da permettere ai tiri di cavalli di circolare dal punto centrale, la Piazza d'Armi, e piazza della Gran Guardia fino al forte Sant'Ilario (oggi Forte degli Inglesi) dal Falcone alla Stella che alzano le loro mura sulle parti più alte isolando Portoferraio dal mare ad ovest, nord ed est. A sud, in basso e non lontano dalle due piazze si trova il porto, separato a sua volta dalla città dai bastioni della Gran Guardia.
Così Portoferraio, circondato lato del mare dalle sue fortezze che si elevano verso il cielo, lato darsena dalla Gran Guardia che circonda il bacino d'acqua, costituisce una vera isola nell'Isola d'Elba.
Per passare dal porto alla città esiste un solo passaggio, la "Porta a Mare" che Napoleone aveva passato dopo il suo sbarco. E per andare dalla città alla campagna, un altro passaggio, anch'esso unico, la "Porta a Terra", che passa sotto una galleria scavata nello zoccolo roccioso su cui si erge il forte Sant'Ilario. Al di la di questo tunnel, lungo circa un centinaio di metri, un ponte levatoio congiunge le due sponde di un canale d'acqua di mare. Così Portoferraio forma un riparo inespugnabile, un asilo dove l'Imperatore, a condizione che egli abbia truppe e cannoni, può considerarsi al sicuro di qualsiasi tentativo di rapimento.
Torniamo alle strade. Per percorrerle evitando le deviazioni necessarie ai cavalli ed alle carrozze, i pedoni utilizzano le scalinate e le salite. Ciascuna ha un nome. Così la salita Cosimo de Medici ricorda Cosimo, il principe ricordato dappertutto a Firenze, in dipinti e sculture, che fondò nel XIV secolo Cosmopolis, la "Città di Cosimo" oggi chiamata Portoferraio.
Il numero degli scalini dà un'idea della fatica necessaria a percorrerli. La Salita Napoleone che collega il Comune con la casa che l'Imperatore farà costruire come sua residenza ha 135 gradini. La Via del Falcone che unisce la piazza della Gran Guardia al Forte del Falcone ne conta 201. La stretta scalinata che conduce dalla Piazza d'Armi al Forte della Stella ne conta 158. E non ne citiamo altre, non finiremmo più.
Circostanza aggravante, queste scale hanno alle volte dei pianerottoli formati dall'incrocio con tratti di strada in salita. Questi piani inclinati aggiungano lavoro ai muscoli mentre si sale. La base del Forte della Stella, per esempio, si trova a 49 metri sopra il livello del mare: più o meno l'altezza di un edificio di sedici piani.
* Tutto questo Napoleone lo sa già. A bordo del veliero che lo ha portato da San Rafael, l'Imperatore ha studiato le opere portate da Fontainebleau. Le carte e i disegni uniti a questi libri l'hanno informato sulle strade del suo nuovo regno. Ora desidera trovare una casa più confortevole del municipio di Portoferraio e sa dove dirigere i suoi passi.
Il giorno dopo il suo arrivo, monta in sella con questo proposito. Affiancato da Drouot, da Bertrand, da Dalesme e dal colonnello Vincent si dirige verso la Via della Porta a Terra, che sale gradatamente dalla piazza della Grande Guardia fino alla "Porta a Terra" vera e propria.
Un breve galoppo e tre minuti dopo i cinque uomini intravedono l'entrata di un tunnel sovrastato dalle guardiole e dai bastioni del forte Sant'Ilario. Napoleone ferma la sua cavalcatura in prossimità di un sentiero, impraticabile ai cavalli che iniziando a sinistra della Porta a Terra sale fino alla cancellata del forte. Una sentinella impugna la baionetta e grida in francese:
- Chi va là?
- L'Imperatore, risponde Napoleone.
- Alto-là, grida la sentinella. Caporale, fuori dalla garitta. Andate a riconoscere l'Imperatore!
Il graduato uscì dal posto di guardia e mandò ad avvisare il capitano Jobit che comandava il bastione. Questo ufficiale fece sparare un colpo di cannone (che svegliò tutta la città) e fece issare la bandiera con le api d'oro. Dopo di che scese dal forte Sant'Ilario alla testa dei suoi cinquanta uomini.
Con l'aiuto del colonnello Vincent, Napoleone mise il piede a terra. Malgrado le fatiche della "campagna di Francia" era talmente ingrassato che non poteva più scendere da cavallo senza un aiuto. Si tolse il cappello e si rivolse al capitano:
- Da quale reggimento provenite? chiese a voce alta.
- Dal 70°, Sire.
- Bel reggimento. Eravate dunque a Marenco?
- Sì Sire.
L'Imperatore gli strinse la mano. E poi passando in rivista i cinquanta emozionati veterani, li interrogava uno ad uno.
- Come ti chiami?
- Qual'è il tuo stato di servizio?
- Sei stato ferito?
- Toh, ecco un tenente che avevo conosciuto in Egitto.
Fecero il giro del forte. Per inerpicarsi sui gradini, l'Imperatore dovette appoggiarsi al braccio di Jobit. La sua corporatura stupiva il bravo capitano. Si ricordava il generale magro nel 1800 e faceva fatica a riconoscerlo nel bolso signore del 1814.
L'ispezione durò circa un'ora. Poi Napoleone ed i suoi ufficiali rimontarono in sella e passarono sotto la Porta a Terra. Entrati nel freddo sotterraneo i cavalieri ammirarono la larghezza e l'altezza della volta: vi potevano circolare anche le carrozze più grosse. Murata in una nicchia una statua della Vergine era illuminata da un lumino a olio che diffondeva una luce incerta. Improvvisamente i cavalli scartarono contro la parete: una scena impressionante, sinistra, si presentava ai loro occhi non ancora abituati al buio. A causa della curva nella galleria, l'Imperatore ed il suo seguito non videro inizialmente che una parte di questo spettacolo. Alcuni incappucciati vestiti col saio avanzavano al passo; avevano torce che proiettavano ombre sui muri e riempivano di fumo la volta con un forte odore di resina. Una vera sfilata di fantasmi... Alla seconda svolta apparvero altri, preceduti da un prete. Portavano una specie di barella scolpita sulla quale era posato un sarcofago. Seguivano alcune donne che reggevano corone più grandi di loro. Uomini in nero e penitenti in bianco chiudevano la processione: era il funerale di uno dei Fratelli della Misericordia. Le esequie, nella bella stagione si celebravano sempre alle sei del mattino o dopo le cinque di sera per evitare il caldo; e i membri della Confraternita venivano portati prima in chiesa, e quindi alla tomba dai loro fratelli.
Napoleone, Drouot, Bertrand, Dalesme e Vincent salutarono. I membri del corteo, chiusi nel loro dolore e nella loro pietà sembrarono ignorarli.
Allo sbocco del tunnel il sole incominciava a tingere le nuvole. Alzando gli occhi l'imperatore notò i folti cespugli d'erba che ostruivano le feritoie del forte.
- Bisognerà tagliarla, disse.
- Sire, rispose il generale Dalesme, ci mancano gli uomini. Ho soltanto centocinquanta uomini a Portoferraio. Gli altri, un centinaio, difendono Porto Longone.
- E che! fece Napoleone, molto presto avrete i seicento granatieri della mia Guardia. Stanno attraversando la Francia e l'Italia sotto il comando di Cambronne. Prima di tre settimane saranno qui.
- Saranno i benvenuti, Sire.
Una strada pietrosa scendeva fino al ponte levatoio. Questa passerella attraversava il canale che, collegando l'interno del golfo con il mare, isolava Portoferraio dall'Isola d'Elba. Al di là si stendeva il villaggio delle Ghiaie e la vallata che portava alla campagna.
In piedi sulle staffe, Napoleone abbracciava il paesaggio con uno sguardo circolare. Disse infine:
- Rientriamo in città! Da questa parte non vedo nessuna casa dove possa installarmi.
* Di ritorno al Municipio l'Imperatore venne salutato dal sindaco e dai suoi vice riuniti sulla scalinata esterna. Hutré e Traditi sapevano già, per un'indiscrezione, che il sovrano cercava un'altra dimora. Attorno ad essi, i passanti si fermavano e raggruppandosi lanciavano degli evviva.
- Volete, chiese il sindaco, che conduca Vostra Maestà alla Casa dei Mulini? Si tratta di un villino molto esiguo, in effetti, ma lo si potrebbe ristrutturare e ingrandire. È in una posizione straordinaria. È là in alto, tra il Forte del Falcone e il Forte della Stella, si trova a piombo sul mare da un lato, e sulla città dall'altro. Vostra Maestà vi troverà calma e tranquillità, mentre con un colpo d'occhio scoprirà tutta l'isola ed il canale di Piombino. E anche la costa dell'Italia, salvo quando il tempo è coperto.
- Andiamo, disse l'Imperatore.
Ed ecco che a piedi, questa volta salirono i 135 gradini della larga scalinata che oggi viene chiamata la Salita Napoleone. Accompagnato dal sindaco insieme ai tre generali ed ai curiosi che l'applaudivano, il re dell'Elba arriva un po' affannato sul versante nord dell'anfiteatro. Intravede questa Casa dei Mulini situata fra il Forte del Falcone ed il Forte della Stella.
- Il Falcone e la Stella, sorride, ecco dei buoni auspici per me.
Anche se audace quest'uomo credeva ai presagi.
Entrò nella piccola casa per visitarla. La trovò più che modesta, quasi povera. Ma dominava il mare da un'altezza di trentadue metri
.Dopo l'ispezione mormorò:
- Evidentemente.
"Evidentemente" voleva dire senza dubbio: "Il sindaco ha ragione, bisognerà ricostruirla." Ma anche: "Posizione ideale. In alto, isolata, lontana dai rumori e che permette di sorvegliare il mare, la città, la campagna, questa Casa dei Mulini costituisce l'osservatorio ideale per controllare al meglio la mia sicurezza".
Immediatamente, con quello spirito decisionale che lo distingueva, l'Imperatore ordinò di chiamare un architetto, un impresario e dei muratori.
- Definirò io stesso la pianta del mio palazzo, dichiarò con un sorriso triste. L'architetto non dovrà fare altro che eseguire.
Camminando intorno alla casupola si avvicinò al doppio cammino di ronda che partendo dal Falcone risaliva fino alla Stella, chiudendo la casa nel suo corridoio fortificato. Il balcone di pietra fermò Napoleone, proteggendolo da una caduta verticale di 32 metri. Sporgendosi, vide una piccola spiaggia sassosa.
- Andrò a fare il bagno laggiù, disse. Come chiamate questa insenatura?
- Sire, rispose Hutré, si tratta della Spiaggia delle Viste. Oh, io la conosco bene! Vent'anni fa ho preso contatto con l'Elba finendo su questi sassi. E non ero proprio in forma: avevo nuotato tutta la notte!
E aggiunse, metà scherzando e metà serio:
- A causa di Sua Maestà.
- Come sarebbe a dire? si stupì l'imperatore.
- Diamine! Voi avete aiutato il generale Dugommier a prendere Tolone! La fregata inglese che ci trasportava naufragò...
- Siete un borbonico?
- Lo ero allora, Sire. Oggi non lo sono più, e non lo dico per farvi piacere, sono un ammiratore e un fedele suddito di Vostra Maestà.
Napoleone sorrise.
- Quando avremo tempo, disse, mi racconterete la vostra storia!
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